SetteMuse: Gallerie d’Arte in Italia

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Arte, Cultura e Turismo in Italia; questi sono i temi principali di cui si occupa il sito settemuse.it . Altri temi: Bestseller, Cinema, Come fare, Disegnare,  Foto sfondi, Frasi utili, Musica, Poesia, Ricette, Scienze, Scrittori, Turismo in Europa

E Quattro di Riccardo e Roberto Vincioli

E Quattro S.a.s. di Riccardo e Roberto Vincioli  - sito web - contatti

Materiale Elettrico Industriale. La E QUATTRO S.a.s. inizia negli anni '70 l'attività di Agenzia Commerciale, partendo dalla consolidata esperienza nell’Impiantistica e nella Distribuzione di Materiale Elettrico, dell' ing. Giovanni Vincioli. Sin dal principio esplica attività di agenzia nel settore dell'elettrotecnica industriale con specializzazione nel campo dell’impiantistica industriale e del terziario avanzato ponendosi come sistemisti della potenza. Istituzionalmente l’obiettivo è quello della migliore competenza tecnica e commerciale per poter fornire al mercato non solo prodotti ma anche servizi; a tale scopo, aldilà delle specializzazioni societarie, si avvale, laddove necessario, di consulenti esterni di comprovata professionalità e competenza. Dagli anni '80 la E QUATTRO S.a.s. si avvale della collaborazione di Riccardo Vincioli e, a partire dagli anni '90, di Roberto Vincioli. Nel 2009 Silvia Vincioli porta in Agenzia la sua esperienza nell'organizzazione. Assieme hanno mantenuto gli obiettivi originari, cercando di dare alla struttura validi e moderni strumenti di risposta alle crescenti esigenze del Mercato. Con il tempo sono cambiati i Marchi e le Aziende ma sono rimasti immutati l’ impegno di Servizio ed un Programma di fornitura completo, con Prodotti e Soluzioni che possano trovare l’interesse ed il gradimento delle Strutture di Ingegneria, della Distribuzione nonché degli Impiantisti elettrici e dei Clienti finali.

Vincenzo Vavuso

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Impulsi incontenibili. Trasporto, sperimentazione, caparbietà: sono le ragioni principali, congiunte all’amore per l’arte, che hanno spinto Vincenzo Vavuso (Caserta, 1972) a cimentarsi nella pittura che ad un certo momento si è imposta nella sua vita come necessità inarrestabile, come mezzo per liberare gli impulsi incontenibili di una creatività irrefrenabile. Dovendo “confrontarci” con un’opera di Vavuso, non si percepisce al primo colpo d’occhio se di fronte si ha un invito concreto alla costruzione oppure alla scomposizione di un’immagine. La verità è che nelle sue opere si avverte il grido di una coscienza tormentata, ogni cosa è in movimento e in relazione con le altre, in una simultaneità globale e dinamica. L’autore ci dona onde vitali di cromie, tempeste dense di segni che, nell’impeto istintivo dell’azione pittorica, riportano alla memoria pratiche informali; ma sembra usare quel linguaggio non per evidenziare le forme della materia pittorica, bensì per comunicare una sorta di caos contemporaneo in cui l’uomo si trova immerso. La sua pittura esprime, infatti, in modo pregnante i suoi stati d’animo, le sue emozioni. Tema dominante è quello esistenziale; in alcune opere, per esempio, si evince un senso di rabbia che nasce dall’intolleranza verso l’egoismo umano. Il fruitore e l’opera si incontrano in un’unica dimensione che si nutre del dialogo tra l’emozione di chi osserva e dell’artista che crea. Chi guarda i suoi quadri è, infatti, parte attiva e integrante dell’opera stessa, ne viene coinvolto, entra nella visione di un altro uomo e la fa sua, aggiungendo ulteriori significati emotivi. Da un punto di vista pratico la potenza espressiva di questo artista si esprime mediante una tecnica che utilizza campiture ampie e spaziose, e che talvolta “deforma” adoperando il colore in maniera materica, come fosse sostanza viva e pulsante da far gocciolare, da stendere con la spatola, da graffiare, da comprimere. Estremamente decisivi, sensibilmente attivi nella genesi delle forme, sono i mezzi espressivi, i materiali fisici, di questa pittura. Ai colori ad olio si aggiungono frammenti, segature, sabbia, gesso, terra, cera, etc., anche usati talvolta, non solo per dare matericità, ma come elemento di rottura, di dissonanza. È una pittura d’istinto – potremmo dire così – ma è anche una pittura attenta e studiata, quella in cui l’artista dimostra di saper gestire le proprie emozioni per indirizzare il gesto pittorico verso la formazione di un concetto tutt’altro che affidato alla casualità esecutiva. Pittura non di rappresentazione, ma suscitatrice di emozioni: così potrebbe essere descritta in sintesi l’arte di Vincenzo Vavuso. Immacolata Marino

Imaginepaolo

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Creare con passione, inventare nel segno dell'esperienza decennale, offrire il miglior design al vostro sito-web per renderlo sorprendente durante la navigazione, accattivante, semplice ed efficace in ogni suo aspetto... Arte, creatività e professionalità si fondono per dar vita alla vostra strategia di successo, prima ancora di scegliere quale piattaforma o servizio tecnico utilizzare: se state per progettare o riprogettare il vostro sito web o il vostro blog saremo felici di aiutarvi.

Giovanni Ricciardi

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[...] Duemiladue e il quinto pilastro lo dedico alla galleria Marciano arte di Portici alla quale devo tanta riconoscenza e non meno qualche turbamento per i miei primi distacchi dalle opere. Turbamenti che non immaginavo si sarebbero poi risolti da lì a poco, le prime vendite erano euforiche e atroci allo stesso tempo. Per un artista, di come una perdita profonda possa convivere con una gioia intensa ancora non lo saprei spiegare. Era un lavoro quotidiano completamente immerso in quegli anni, mattina e sera senza sosta, spesso continuavo la notte in quella grande stanza che avevo oramai fatto mia da molti anni, nello studio di mio padre. Profumi di muffe, polvere e odori fortissimi di pittura ad olio ho respirato instancabilmente con una passione che solo il ricordo mi fa tornare un fremito. Nel fremito ho vissuto quel silenzio dello studio di Villa Battisti ad Ercolano, chiuso per ore ed ore fumando decine e decine di sigarette io e i miei quadri, il mio meraviglioso cavalletto come quelli dell’accademia. Era il paradiso, fuori era l’inferno ed io al centro mi muovevo benissimo. Non ho mai amato tanto il mondo che gira intorno all’arte, ho sempre preferito pensare ad altro. Avevo qualche soldo per poter lavorare in pace e Marciano che dimostrava tutta la sua fiducia, prendeva un quadro al mese, disegni ed io stringevo il mio mondo tra le mani. Giovanni Ricciardi

Giuseppe Zollo

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Giuseppe Zollo nasce a Napoli nel 1960, nel 1978 si diploma al Liceo Artistico di Napoli, successivamente frequenta la Facoltà di Architettura di Napoli per due anni poi, decide di iscriversi all'Accademia di Belle Arti di Napoli, scegliendo di seguire il corso di pittura del Maestro Domenico Spinosa, diplomandosi nel 1985. Da una formazione pittorica informale, caratterizzata dall'insegnamento del Maestro Spinosa, in seguito sceglie la pittura figurativa per condensare le proprie esperienze artistiche; stimolato dalla poetica di Rabindranath Tagore, che, nella sua poesia volta al dialogo, alla ricerca costante del Dio, dell'Uno, insomma dell'Essere Creatore, rende soave la creatività. In una sua poesia si legge: "mi tuffo nell'oceano delle forme, cercando di trovare la perla, perfetta del senza forma"

Giuseppe Mandara

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Portalissimo

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Errico Ruotolo

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Conseguito il diploma di maturità artistica nel 1958 si iscrive al corso di pittura presso l' Accademia di Belle Arti di Napoli, che in quegli anni vive momenti di grande fermento culturale che non poco incidono sulla formazione del giovane artista. Già nelle prime opere, infatti, appare evidente l'ambito della sua ricerca tutta volta alla conoscenza e all'elaborazione di nuovi linguaggi espressivi. Le esperienze private e le sperimentazioni artistiche si fondono in un'unica forte emozione che si traduce in una febbrile ricerca di nuovi e più incisivi mezzi espressivi e di comunicazione. L'artista, come altri impegnati nell'analisi del sociale, avverte la necessitàdi lottare contro un sistema che sta conducendo in maniera irreversibile alla rovina. Siamo agli inizi degli anni '70 e il nuovo clima politico, determinato dalla protesta giovanile, coinvolge attivamente Ruotolo, che si propone alla ricerca di nuovi modi e forme per approdare ad una simbologia narrativa, ove la denuncia assume talvolta esiti di estrema inquietudune. Ma l'impegno politico anche attraverso il fare arte non ostacola quel sentimento di impotenza di fronte agli eventi che ci sovrastano. A seguito dei tragici fatti che determinano la storia di quegli anni all' entusiastica volontà di lotta, subentra una profonda angoscia di morte. Nel 1976 aderisce al gruppo "A/Social". L'esperienza di un lavoro collettivo viene riproposta alla Biennale di Venezia dello stesso anno. Mutati i tempi ed esaurita l'esperienza nel sociale, l'artista, con il recupero della figura si pone ora come strumento di analisi più approfondita della realtà evocata ormai senza metafore ed illusioni. Il colore e la luce, rivissuti nella loro intensa varietà danno immediatamente successivi, a situazioni pittoriche caratterizzate da una grande libertà espressiva ed emotiva. Ed è proprio nel segno di questa ritrovata libertà arricchita, dal tempo, da sfumature di raffinata sensibilità intellettiva che va letta la produzione di Ruotolo. Le componenti segniche, gestuali e coloristiche ora si incontrano e si fondono armonicamente per dare impeto e forza a quel dialogo con la città mai interrotto e a quel rapporto con il quotidiano mai abbandonato, nei quali si identifica e si rinnova la vita e l'opera dell'artista. È presente nell'area artistica nazionale fin dagli anni 60. È recente la sua partecipazione alla mostra organizzata dalla Galleria Morra di Napoli.

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Franca Lanni

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Insegnante di discipline pittoriche, è nata a Città della Pieve (PG) e vive e lavora a Napoli. Dopo alcuni anni di lavoro legato alla pittura di olio su tela, durante i quali partecipa a numerose mostre collettive, dal 1994 orienta la sua ricerca verso la manipolazione al computer di proprie opere pittoriche, ricercando attraverso il digitale una creatività "altra", alla scoperta di nuovi universi altrimenti impercorribili. Nel 1999 con il Milan Art Center, diretto da Ruggero Maggi, inizia la sua ricerca sul CAOS (Caotica Arte - Ordinata Scienza) ricerca che continua a tutt'oggi. Sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Dal 2004 collabora con il regista cineasta francese Raymond La Motte. Attualmente partecipa al progetto ArtHaus project, a cura di R. La Motte e F. Di Palma.

Aurelio Villanova

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Pantaleo Musarò

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Antonio Fomez

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Nel 1961 si è diplomato all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, allievo di Emilio Notte. Il primo riconoscimento ufficiale lo ottiene a Roma nel 1960. Nel 1961 espone per la prima volta a Napoli alla Galleria S. Carlo, e poi in tante altre città italiane, i suoi quadri segnicomaterici. Nel 1963 si trasferisce a Milano e passa al linguaggio della pop-art fino al 1966. Usa il collage, rilievi di balconcini e bambolini. Nel 1967 appaiono le prime scalette e le opere monocrome bianche che esporrà a Milano. Nel 1972 ritorna al colore che diventa parte strutturante del quadro. Dal 1974 in poi esegue dei cicli di opere: dei “Poeti”, dei “Fantasmi”, de “I ciechi a Marechiaro”, delle “Nature morte”, ecc.

Luigi Alba

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L'impressione del fuggevole e' una atmosfera crepuscolare, quasi silente, nella quale trasudano le mezze tinte e i toni smorzati di Luigi Alba. Ogni suo gesto sembra voler piegare la materia musicale in phatos per dare vita all'irraggiungibile toccato, avvertito e poi divenuto ombra. Una vibrazione modulata in forma artistica, un puro sogno nell'incanto de "La Quiete", un preludio sospeso tra le mani de "La Fortuna". Antonella Iozzo

Alma Mundi

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Siamo un gruppo di persone che condividono un sogno, un ideale, quello di lottare contro l’indifferenza sempre più diffusa e generalizzata ad ogni livello e senza più alcuna distinzione. Persone che hanno deciso di rinunciare ad una piccola parte del loro egoismo, dedicando qualcosa del loro tempo e delle risorse per un progetto sano e umanitario. Aiutare gli altri a crescere, a sorridere, perchè pensiamo che crescere da soli mentre intorno a noi, altri uomini si umiliano, tra degrado, sofferenza e indifferenza sia una perdita per l’intera umanità. Perchè pensiamo che crescere i nostri figli, in un mondo di miseria e di squallore non sia progresso e non sia civiltà. Perchè pensiamo che non vi è alcun merito nel godere di una vita di agi e ricchezza, resistendo compassati e indifferenti innanzi alle lacrime e all’ingiustizia.

Goffredo Godi

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Goffredo Godi é nato a Omignano, in provincia di Salerno, il 25 agosto 1920 e dal 1971 vive a Roma. Per gran parte della sua vita é vissuto nell'orizzonte vesuviano: a Portici, a Ercolano e a Napoli, dove si diplomò all'Accademia delle Belle Arti, allievo di Emilio Notte. Dal 1952 al 1979 ha insegnato discipline pittoriche nei Licei Artistici di Napoli e di Roma. Dal 1969 fa parte dell'Accademia Fiorentina delle Arti del Disegno. Ha allestito una ventina di mostre personali in numerose città e ha esposto in importanti rassegne nazionali, tra le quali la Quadriennale di Roma. Fra gli altri autori che in giornali, riviste, cataloghi, libri hanno finora scritto di Godi: Gino Agnese, Carlo Barbieri, Ferruccio Battolini, Michele Bonuomo, Remo Brindisi, Angelo Calabrese, Lorenzo Canova, Vincenzo Ciardo, Renato Civello, Antonio Colasanto, Costanzo Di Marzo, Nino D'Antonio, Mario D'Onofrio, Piero Girace, Gino Grassi, Franco Grassi, Virgilio Guzzi, Arcangelo Izzo, Lidia Lombardi, Mario Maiorino, Bonifacio Malandrino, Immacolata Marino, Italo Marucci, Dario Micacchi, Armando Miele, Riccardo Notte, Giorgio Palumbi, Salvatore Pugliatti, Paolo Ricci, Giuseppe Russo, Gaia Salvatori, Alfredo Schettini, Franco Simongini, Giuseppe Sciortino e Laura Turco Liver

Giuseppe Cacciapuoti

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Carlo Cordua

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Carlo Cordua è nato a Napoli nel 1963. L’approdo alla pittura è stata la maturazione di un lungo processo alla ricerca di paesaggi incontaminati e fermi nel tempo. La matrice napoletana della sua formazione non trova spazio nelle sue opere. Tranne che per la presenza di quella luce, solare e piena, più che mediterranea, che investe il paesaggio e circola nel pigmento del colore. Ha esposto nelle maggiori città d’Italia, oltre che in Francia, Spagna, Inghilterra, Belgio, Stati Uniti, Canada e Argentina. Cordua ha legato la sua fortuna anche alla tecnica del pastello, nella quale, riconosciuto Maestro, non ha concorrenti. Suoi pastelli sono infatti presenti nei musei di Budapest, Wesprem, Cracovia, Pitest e Montreal. Opera in una sorta di nomadismo artistico, nel quale sono individuabili almeno tre locus animi: la costa d’Amalfi, il litorale ragusano, la Maremma toscana. Tappe imprevedibili e discontinue legate spesso al variare delle stagioni. Una sorta di pretesto per scoprire, di volta in volta, quella modificazione della natura, così largamente presente nei suoi quadri.

Ornella De Martinis

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Ornella De Martinis nasce a Portici (Na) nel 1970. Frequenta a Napoli il Liceo Artistico e l'Accademia di Belle Arti dove si diploma nel 1991. Fondamentali per la sua formazione sono i suoi maestri tra cui: Renato Brancaccio, Enrico Bugli, Giorgio Di Genova, Mimmo Jodice, Guglielmo Longobardo, Mario Persico, Giuseppe Pirozzi, Anna Romanello, Michele Sovente. Sin dagli anni del liceo partecipa a collettive d’arte e nel 1993 tiene la sua prima personale presso il caffè letterario Intra Moenia di Napoli. Dopo aver frequentato il corso di restauro tenuto in Accademia da Mario Tatafiore, inizia la sua esperienza di restauratrice collaborando a numerosi interventi presso alcuni importanti siti artistici tra cui: la Reggia di Caserta, il Belvedere di San Leucio, il Museo di Capodimonte e il Maschio Angioino a Napoli, gli scavi archeologici di Pompei e di Castellammare di Stabia. Dal 1999 partecipa alla realizzazione di laboratori di produzione artistica nell’ambito di diversi progetti didattici per la scuola e nel 2001 si abilita all’insegnamento dell’ Educazione Artistica e del Disegno e Storia dell’Arte. Molte sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private.

Ornella De Martinis was born in Portici (Napoli) in 1970. She studied at Art Liceo and Art Academy in Naples where she graduated in 1991. Among the teachers who played an influential role on her artistic growth are: Renato Brancaccio, Enrico Bugli, Giorgio Di Genova, Mimmo Jodice, Guglielmo Longobardo, Mario Persico, Giuseppe Pirozzi, Anna Romanello, Michele Sovente. Since her artistic studies she exhibited in exhibitions and held her first personal exhibition in 1993 at caffè letterario Intra Moenia in Naples. After attending the course of restoration by Mario Tatafiore at Art Academy in Naples, she worked as restorer at main artistic sites as: Caserta Royal Palace, Belvedere di San Leucio, Museo di Capodimonte and Maschio Angioino in Naples, and archaeological sites of Pompeii and Stabiae. Since 1999 she has been taking part to educational projects for artistic production in the schools and in 2001 she qualified as an art and drawing teacher. Many of her works are included in public and private collections.

Mario Colaps

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è nato a Portici ove vive e lavora. È professore di ruolo e titolare della cattedra di scultura negli Istituti Statali d'Arte. Ha partecipato ai corsi internazionali di Arte Grafica di Urbino. Ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive. Ha realizzato nella sua trentennale carriera di artista numerosissime opere di scultura, pittura e grafiche molte delle quali trovasi attualmente collocate presso Istituzioni pubbliche quali ad esempio il Dipartimento di Matematica in via Mezzocannone - 8 di Napoli, presso cui trovasi il busto commemorativo del matematico Renato Caccioppoli, la chiesa del S.S. Salvatore in Ercolano ove trovasi il Cristo a grandezza naturale sull'altare maggiore, la statua di Maria S.S. con bambino a grandezza naturale e 15 pannelli in alto rilievo della Via Crucis, il fonte battesimale di grandi dimensioni. Il monumento sulla Riconciliazione collocato nella Villa Comunale di Portici. Nella Chiesa di S.Pasquale in Portici (NA) ha realizzato ultimamente una nuova Via Crucis a bassorilievo in terracotta naturale. Altre opere trovasi tuttora in collezioni private e pubbliche italiane ed estere, principalmente ad Oxford, Vienna, Zurigo, Parigi, Caracas, Rio de Janeiro, Washington.

Gilberto Piccinini

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Archivio Pratella

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Sito di presentazione dell'Archivio Pratella. Vengono presentati gli artisti napoletani Attilio, Fausto, Paolo e Ada Pratella. Il sito, con biografie e opere è curato da Paul Nicholls

Salvatore Emblema

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Salvatore Emblema nasce da una umile famiglia di contadini nel 1929 a Terzigno (Napoli), alle falde del Vesuvio. A tredici anni è a Napoli dove fà i lavori più disparati, nel 1944 torna a Terzigno con le truppe alleate. Una borsa di studio e l'iscrizione alla Scuola Corallo di Torre del Greco lo fanno apprezzare dai docenti tanto che sarà iscritto all'Istituto Statale d'Arte di Napoli, ma non completerà gli studi. Va invece a Roma dove incontra Carlo Levi e Ugo Moretti. Gli ambienti artistici della capitale ne influenzano l'indirizzo pittorico. Nel 1953 la settimana INCOM gli dedica un documentario, e nel 1956 realizza la sua prima personale a Roma alla Galleria San Marco e comincia ad intensificare la sperimentazione dell'uso delle tele di sacco per le sue opere. Il mondo del cinema e della moda si interessano alla sua attività: Collabora con Fellini e disegna modelli e stoffe per lo stilista Schubert e per le sorelle Fontana. Decide di tentare la fortuna in America: un biglietto di Rockfeller ricevuto dal miliardario che gli aveva acquistato un quadro gli apre le porte del nuovo mondo. Entra in contatto con Rothko ed istituisce un fertile rapporto con il critico Giulio Carlo Argan che diventerà un suo grande ammiratore ed esegeta. Nel 1972 rifiuta, per una scelta di libertà creativa, la cattedra di pittura che gli viene offerta presso l'Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Con umiltà e caparbietà continua la sua ricerca che riceve una consacrazione definitiva ed ufficiale: Gli si aprono, infatti, le porte della Biennale di Venezia, del Metropolitan Museum di New York, degli Uffizi di Firenze, del Palazzo Reale di Napoli, mentre sue opere sia di pittura che di scultura vengono acquistate dalle più importanti raccolte d'arte contemporanea sia pubbliche che private

Alberto Chiancone

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“…Nell’arte di Chiancone si radicalizza l’umano: quello è il suo «stile» che pur operando sulle variazioni interpretative formali, ovvie e giustificatissime per chi assimila un ricco vocabolario e parla, com’è stato notato acutamente, dagli anni cinquanta in poi, con sempre più avvertita adesione ad una semiologia di impianto europeo…Chiancone è un pittore di rara potenza, di forti contenuti: un artista che ha avuto e avrà ragione delle mode e del tempo. Egli come tutti i maestri che hanno avuto la coerenza della pittura come dimensione insostituibile, avrà gli interpreti che tra corsi e ricorsi il tempo prepara perché, nella misura del messaggio artistico, leggano i presupposti di una dignità ritrovata sulle orme dell’uomo.” Angelo Calabrese, Alberto Chiancone, in Dove guida al top, Anno III, n°2, Sa, aprile 1989

Carmine Di Ruggiero

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A fondamento del lavoro pittorico di Carmine Di Ruggiero v'è l'oggettivazione del discorso estetico, intendendo con tale frase la volontà di restituire al simbolo la sua essenza visiva. Ed infatti, l'elemento formale diviene timbro, liberandosi parzialmente dalla struttura, e costruisce nella progressiva variazione della sua percettibilità una sorta di superficie estetica che però non diviene (e non lo è in partenza) asettica, nella sua accezione lessicale. La presenza geometrica (rigorosamente costruita) è razionale nel suo momento genetico e tende a definire un elemento come realtà ma anche come possibilità di spazio: fondamentalmente, è un certo ragionamento strutturale che potrebbe trovare i prodromi in alcune presenze americane ben evidenti, anche se il processo costruttivo si libera dal pragmatismo, che non ci è congeniale, divenendo rapporto indeterminato nella verifica di una realtà ottico-percettiva. Ed il segno si articola nella sua progressiva libertà di fruizione in una maniera tale da mettere in evidenza come la localizzazione dell'esigenza estetica nella limitazione superficiale del quadro, sia soltanto illusoria, in quanto l'opera è aperta, e nella sua struttura (costruzione quindi) e nella sua leggibilità anche e soltanto come atto estetico, o alternativamente ludico. Successivamente. Di Ruggiero, esaspera il discorso spaziale pervenendo alla costruzione del simbolo, facendo si che la figura diventi oggetto: a tal punto risulta evidente anche la non necessità del policromatismo che si annulla nella percezione del bianco come colore ibernato. E la percezione delle cose diviene totale sia come giustificazione che come capacità di lessico. Toti Carpentieri Arte Duemila .Milano, maggio/giugno 1973

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