Virgilio Guidi, Testa

Autore:GUIDI VIRGILIO

N. - M. :Roma, 1891 - Venezia, 1984

Tecnica:Pennarello su carta

Misure:46 x 34,5 cm

Anno:1968

Classificazione: Figure, Altre Tecniche, Figurativi, Moderni

Note Critico - Biografiche

VIRGILIO GUIDI

Roma, 1891 – Venezia, 1984

 

Testa

disegno di Virgilio Guidi, testa
Virgilio Guidi, “Testa”, pennarello su carta 46×34,5 cm del 1968.
Disegno di Virgilio Guidi, "Testa", con cornice
Virgilio Guidi, “Testa”, pennarello su carta 46×34,5 cm del 1968 con cornice.

L’opera è firmata in basso a destra “Guidi”. Sempre in basso a destra è una dedica con data “A Stefano Manetto cordialmente, Guidi 1968 (Virgilio)”. Dipinto autenticato dal Prof. Toni Toniato (tel: 0415238430) che conserva le foto dell’opera.

 

VIRGILIO GUIDI  (Roma, 1891 – Venezia, 1984)

Virgilio Guidi dal 1911 segue il corso di Giulio Aristide Sartorio all’Accademia di Belle Arti di Roma; studia Cézanne e Matisse, frequenta l’ambiente del Caffè Aragno (dove conosce Longhi, de Chirico, Bacchelli, Ungaretti e Cardarelli) e, dal 1920, partecipa alle Biennali di Venezia. Nel 1926 e nel 1929 espone alle mostre di Novecento Italiano. Nel 1927 si trasferisce all’Accademia di Venezia, dove sostituisce Ettore Tito nella cattedra di Pittura. Nel 1933 è a Parigi e nel 1935, essendogli ostile l’ambiente veneziano, si trasferisce all’Accademia di Bologna. Premiato alla Quadriennale romana del 1939, ritorna definitivamente a Venezia nel 1944.
Novecento Italiano – De Agostini Ed. – 1999

 

Prende parte alle maggiori rassegne figurative nazionali e estere, ottenendo importanti premi. Le sue opere sono in musei e collezioni private in Italia e all’estero. La suggestione poetica della pittura di Virgilio Guidi potremmo definirla incorpore, di derivazione intellettuale, sottile e altissima, riducibile insomma, a un solo elemento: la luce. 

 

“La luce è la sensibile e autentica presenza poetica offerta dai dipinti di Guidi; anche adesso che il pittore ne lascia intendere quasi soltanto i motivi della sua evidenza, in opposizione al suo contrario e ad un suo irriducibile fattore fisico: quei pochi, a volte pochissimi, lampi di una materia allegoricamente diversa, che scartano, si torcono, guizzano, virgolano, sinuosi e scompaiono, oppure ritornano seguendo i medesimi percorsi sotto lo stimolo della luce. Una luce che è astratta, che spiove da cieli altissimi, e che proprio perché appartengono alla finzione d’una fantasia visionaria non potranno mai essere raggiunti… Una luce intatta e acuta e che tuttavia si posa come una luce di sera stemperata, disciolta, trasfusa interamente nella stesura cromatica, nella leggera velatura del colore e nella coltre così fragile della materia pittorica”.
Luigi Carluccio

 

 

 

 

 

Marciano Arte, galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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