Autore:NESPOLO UGO
N. - M. :Mosso, 1941
Tecnica:Serigrafia polimaterica. Tiratura 99 + C esemplari
Misure:50 x 50 cm
Anno:2025
Classificazione: Moderni, Figurativi, Figure, Altre Tecniche

Questa edizione n.36/99 in cofanetto di plexiglass contiene quattro serigrafie originali di Ugo Nespolo formato 50 x 50 cm, stampate su carta Hahnemühle 400 gr con 41 passaggi di colore e interventi in glitter, carborundum, foglia oro, argento, blu metallico e floccaggi, con un passaggio calcografico a secco.
Il cofanetto è esso stesso una quinta serigrafia realizzata con un puzzle in plexiglass, a sbalzo su plexiglass spessorato, con firma e numerazione incisa del Maestro.
– Ogni opera è stata tirata in 199 esemplari –
Numerati da 1/99 a 99/99 in numeri arabi e da I/C a C/C in numeri romani, e firmati dall’artista.




Nella lunga storia dell’arte occidentale il fiore è un frammento di eternità travestito da effimero. Gli antichi lo consideravano un segno di grazia e di passaggio: Plinio ricorda la meraviglia che suscitavano le rose della Campania, “miracolo d’istanti”, mentre Ovidio nel Metamorfosi fa dei fiori il risultato sottile di una metamorfosi dolorosa, “corpi che il destino rende petali”. Con il Rinascimento il fiore diviene un codice iconografico essenziale, una sintassi silenziosa che accompagna santi e divinità, emblema morale o allusione ermetica. Nel Seicento la grande stagione delle nature morte fiamminghe ne fa un teatro minutissimo, dove la vita e la corruzione convivono: Jan Brueghel dipinge il fiore come un atlante del mondo, mentre nei bouquet di Rachel Ruysch ogni corolla contiene un’infinità di microcosmi come se “la natura fosse un alfabeto e il pittore il suo lettore privilegiato”. La modernità, con la sua sete di luce e vibrazione, libera il fiore dal compito allegorico e ne fa pura concentrazione sensibile. Monet, immerso nella serra dell’aria di Giverny, diceva che un fiore “non è mai un fiore soltanto” e che dipingerlo significa entrare in un dialogo con il colore stesso; Redon ne coglie l’anima visionaria trasformandolo in apparizione; Georgia O’Keeffe ne amplifica l’essenza fino a farne paesaggio interiore. Da simbolo morale a scintillio astratto il fiore attraversa l’arte come una costellazione mutevole che riflette le metamorfosi dello sguardo. La presente cartella di Stampe s’inserisce in questo vasto reticolo di memorie e reinvenzioni. Ogni Tavola è un gesto di attenzione: un tentativo di ascoltare ciò che nei fiori non si vede subito: la pazienza con cui si aprono, il ritmo segreto delle venature, la grammatica del loro ordine naturale. Sono immagini che non illustrano soltanto ma interpretano: esplorano l’idea del fiore come forma ideale, come luogo di incontro fra contemplazione e materia, fra rigore e abbandono. Qui la raffinatezza del segno dialoga con la fragilità dell’oggetto rappresentato e la precisione grafica diventa essa stessa un atto di devozione. Così, sfogliando queste Stampe, si percepisce il fluire di una tradizione che unisce botanicità e poesia, realtà e simbolo. Come scriveva Rilke nei Sonetti a Orfeo: “il fiore è l’aperto dove il mondo si fa immagine”. E forse proprio questo è il compito segreto dell’arte: offrire agli occhi un luogo dove la bellezza, pur sapendo di durare un istante, possa aspirare all’eterno.
Ugo Nespolo nasce a Mosso (Biella) il 29 agosto 1941. Laureato in Lettere Moderne all’Università di Torino e diplomato all’Accademia Albertina di Belle Arti della stessa città. Artista versatile lavora in un ampio campo di discipline, dalla pittura al cinema, alla scultura.
Alla fine degli Anni Sessanta fa parte della Galleria Schwarz di Milano che annovera fra i suoi artisti Duchamp, Picabia, Schwitters, Arman, Baj. A Milano ha luogo da Schwarz una mostra personale presentata da Pierre Restany che resterà un critico amico. La mostra ha il titolo “Macchine e oggetti condizionali” e rappresenta in pratica l’inizio del movimento che sarà poi l’Arte Povera. All’inaugurazione infatti è presente Germano Celant con cui Nespolo parteciperà ad una serie di mostre che sono le prime mostre del gruppo. La mostra più importante si terrà a Roma intitolata “Nove per un percorso!”. Con Enrico Baj da quegli anni inizia una lunga amicizia che durerà per sempre. Con Baj Nespolo terrà mostre, conferenze, presenze in Europa e negli Stati Uniti. Baj, Fontana, Pistoletto, Boetti e Merz saranno gli interpreti dei suoi film per parecchi anni.
Sempre con Baj Nespolo frequenta a Parigi Man Ray il quale gli darà un testo per un film “Revolving Doors” film che Nespolo
realizzerà nel 1982. In Francia fin dagli ultimi Anni Sessanta Nespolo frequenta Ben Vautier con il quale realizza mostre e performances. Sempre nel ’68 realizza a Torino una serie di mostre e incontri sotto il titolo “Les mots et les choses” dove con Ben, Boetti ed altri autori dà luogo ad una serie di eventi e concerti Fluxus che mai erano stati prodotti in Italia.
L’incontro con gli artisti del New American Cinema: Jonas Mekas, Warhol, Yoko Ono, P. Adam Sitney dà il via alla nascita del cinema di ricerca in Italia. Nespolo ne è il promotore come documenta la mostra “Nespolo Cinema / Time after Time” al Museo del Cinema di Torino. I film di Nespolo sono stati proiettati e commentati nei maggiori Musei del Mondo. In Francia il Centre Pompidou realizza proiezioni dal titolo “Nespolo – le cinema diagonal” le Musée National du Cinéma di Parigi propone per due volte proiezioni dei Nespolo è attualmente la più “alta autorità” patafisica italiana. Ha fondato con Baj l’Istituto Patafisico Ticinese e si onora di avere il proprio diploma firmato da Raymond Quenau che aveva apprezzato un piccolo libro di logica formale scritto da Nespolo e stampato dall’Editore Schwarz nel 1968 ha esposto con intensità in gallerie e Musei in Italia e nel Mondo.