Salvatore Emblema, Senza titolo

Autore:EMBLEMA SALVATORE

N. - M. :Terzigno, 1929 - 2006

Tecnica:Terre vesuviane su tela di juta

Misure:90 x 100 cm

Anno:2005

Classificazione: Astratti, Altre Tecniche, Moderni

Note Critico - Biografiche

SALVATORE EMBLEMA

Terzigno, 1929 – 2006

 

Senza Titolo

salvatore emblema
Emblema-90×100-2005

L’opera è registrata presso l’archivio ufficiale del Museo Emblema e pubblicata sul catalogo della mostra personale di Salvatore Emblema “Tessere & Detessere” del 2008.

 

 

SALVATORE EMBLEMA

Salvatore Emblema ha frequentato il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti a Napoli. Nel 1948, ha cominciato a produrre dei “Collages” usando delle foglie disseccate e costruendo dei ritratti attraverso le modulazioni cromatiche. Successivamente ha sviluppato altre ricerche materiche usando pietre e minerali trovati alle falde del Vesuvio, che applicava poi sulle tele per realizzare delle figurazioni. Ha viaggiato molto, è stato in Francia, in Inghilterra, ha vissuto a Napoli, Roma e per due anni (1956-1958) è stato a New York. Al suo ritorno dall’America si è isolato a Terzigno e ha sviluppato una ricerca spaziale che rinuncia non solo alla banale figurazione, ma alla stessa struttura geometrica delle forme astratte. Le sue opere sono in collezioni private e pubbliche in Italia e all’Estero.

 

 

Tela, telaio, trasparenza: un percorso.

Sui modi della pittura, cioè sui mezzi che l’artista adopera e trova o inventa per la realizzazione di un’ opera, quindi sui materiali e le astuzie, sulle alchimie e finzioni tecniche che concorrono ad un risultato concreto, ogni discussione è superflua e destituita di legittimità. Né la più rigorosa tradizione formale accampa più vistosi diritti di una moda, d’una passata di voglia nel gran tempo dell’arte. Che l’abitudine stabilisca il sopravvento dell’olio sulla tempera o sull’encausto; che il bianco e nero a china sia più consueto del monotipo o dell’acquaforte; che si determini, infine, l’opera dal mezzo è, a mio parere una bestialità pericolosa: che porterebbe ulteriormente a distinguere una gerarchia delle tecniche, e a discutere se miglior pittore sia quello che usa il pennello invece della spatola, e poi se il pelo di martora sia più artistico e morale di quello di scimmia e così via, fino al dogma che bisogna dipingere in una sola maniera, con un solo tipo di tecnica e con certi mezzi e non con altri, pena il bando e la social-classificazione.

Ugo Moretti, 1956

 

 

 

Tele sovrapposte.

Lo spazio è un’idea del limite come definizione d’infinito… Si giunge a ridurre l’immagine ad un complesso, quasi esoterico sistema di proporzioni: il piano e il retro-piano sono collegati dalla ritmica sequenza delle sfilature parallele. Quasi una sezione aurea regola i rapporti di altezza, larghezza e profondità. Compaiono nello spessore limitato del telaio più strati trasparenti di tela colorata che creano profondità, intrecciano e sovrappongono quasi invisibilmente le ortogonali dei fili della tela: la smaterializzano.

Palma Bucarelli, 1979

 

 

 

Materia e luce.

Non tenta di occultare, con un’operazione condotta sulla pelle del quadro, la frattura che vi avevano aperto le avanguardie. Anzi ogni volta che Emblema è venuto sviluppando il momento specificatamente pittorico della sua ricerca, tanto più è cresciuto in rigore ed evidenza l’attenzione alla struttura del quadro… La qualità dello stesso colore, in cui si sente un respiro profondo, è l’alternarsi di una spinta ad avanzare, a venirci incontro, a tradursi in prossimità tattile, e di una spinta opposta ad arretrare, ad aprirsi una via verso il fondo fino a farsi risucchiare dallo spazio dietro il dipinto.

Vitaliano Corbi, 1992

 

 

Lave.

Approfondisce le questioni relative allo spazio nel linguaggio della pittura; reale e virtuale; natura e linguaggio; contenitore e contenuto; le ambiguità di rapporti fra la figura e lo sfondo. Ed usa il colore e la grafia come elementi che ad un tempo ordinano e destrutturano lo spazio. L’artista costruisce il suo linguaggio elegantemente, stabilisce ritmi e movimenti, suggeritori di danze. Le sue forme, lievi e luminose fluttuano libere, articolando coreografie in insiemi che qui si contraggono, là si espandono; ed espandendosi superano i confini della tela.

Fabio Magalhaes, 2004

 

 

MarcianoArte, galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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