Autore:SCHIFANO MARIO
N. - M. :Homs, 1934 - Roma, 1998
Tecnica:Serigrafia. Tiratura 199+C
Misure:100 x 70 cm
Anno:1996
Classificazione: Figurativi, Astratti, Altre Tecniche, Figure, Paesaggi

Serigrafia di Mario Schifano, del 1996, 100 x 70 cm, tiratura 199+C, esemplare n. LXV/C. L’opera, intitolata Buio Inquinato, presenta una composizione intensa e stratificata, in cui il linguaggio visivo dell’artista si esprime attraverso campiture cromatiche, segni gestuali e sovrapposizioni materiche.
Cosa succede quando un artista decide di dipingere non la natura, ma la televisione? Quando la sua tela diventa lo schermo su cui si proiettano i sogni, le paure e le ossessioni di un’intera epoca? Succede che nasce un mito. E il suo nome è Mario Schifano. Per voi che state cercando un artista capace di catturare l’energia elettrica del boom economico, la febbre della pubblicità e la magia (e la disperazione) della controcultura, questo viaggio nella vita e nell’opera di Schifano vi offrirà una prospettiva nuova e affascinante.
Mario Schifano nasce a Homs, in Libia, nel 1934, ma è a Roma, nel dopoguerra, che la sua storia si intreccia con quella dell’arte. Il primo impiego, al Museo Etrusco di Valle Giulia insieme al padre, è già un presagio . Ma la sua vocazione è più irrequieta, più rumorosa. Abbandona presto i primi lavori informali, fatti di materia e gesto, per lanciarsi a capofitto in una ricerca che lo renderà celebre.
All’inizio degli anni Sessanta, Roma ribolle. Al Caffè Rosati, in Piazza del Popolo, un gruppo di giovani artisti, fotografi e intellettuali – tra cui Franco Angeli, Tano Festa, Mimmo Rotella e lo stesso Schifano – sta inventando un nuovo modo di fare arte. Nasce la Scuola di Piazza del Popolo, l’equivalente italiano della Pop Art americana, ma con un’anima più politica, ironica e romana . Schifano ne è il leader carismatico, il “maledetto” di turno, capace di passare dalla pittura alla musica rock, dalla regia cinematografica alla nottambula vita notturna della capitale.
Se c’è un’immagine che incarna lo Schifano più iconico, è quella del logo. Le sue Coca-Cola, i cartelli “Esso” , le scritte pubblicitarie non sono semplici celebrazioni del consumismo. Sono un’indagine critica, quasi antropologica. Come scrisse il critico Cesare Vivaldi, Schifano trattava la tela come uno “schermo” sul quale far apparire le nuove icone prodotte dalla civiltà industriale .
L’opera “Tutta propaganda” del 1963 è forse la dichiarazione più esplicita di questa poetica . Il titolo non è una boutade: per Schifano, tutto ciò che ci circonda – la pubblicità, la televisione, le insegne – è propaganda, un flusso continuo di immagini che ci orienta e ci seduce. La sua pittura non si limita a rappresentare questo flusso: lo intercetta, lo decostruisce, lo restituisce con la forza irregolare dello smalto industriale, delle colature e delle imperfezioni che lo rendono vivo.
Un altro tassello fondamentale è il suo rapporto con il Futurismo. Nel 1964, durante un soggiorno a New York, realizza “When I remember Giacomo Balla, New York City” . Non si tratta di una citazione accademica: Schifano “rivede” il futurismo alla luce della metropoli americana, del cinema e della velocità dei media. La sua celebre serie “Futurismo rivisitato” scompone il movimento in fotogrammi, anticipando quella riflessione sulla natura tecnica dell’immagine che diventerà centrale nel suo lavoro.
Ma è con la televisione che Schifano compie il passo decisivo. Negli anni Sessanta e Settanta, il piccolo schermo era la finestra sul mondo. Schifano decide di dipingere quella finestra. I suoi “Paesaggi TV” (1969-1970) sono rivoluzionari: fotografa direttamente lo schermo televisivo, poi trasferisce l’immagine su tela, catturando le distorsioni, le interferenze, i “difetti” del mezzo .
Non è una cronaca, ma una riflessione filosofica. La realtà ci arriva già filtrata, già mediata. Il gesto pittorico di Schifano è un atto di appropriazione e di straniamento: prende l’immagine effimera e la trasforma in un oggetto permanente, la salva dall’oblio del flusso continuo.
Parallelamente, tra il 1964 e il 1969, Schifano sperimenta con il cinema, realizzando una “trilogia” di lungometraggi: Satellite, Umano non umano e Trapianto, consunzione e morte di Franco Brocani . Questi film, visionari e sperimentali, saranno proiettati gratuitamente durante la mostra romana del 2026, offrendo al pubblico l’occasione di scoprire un lato ancora poco noto del suo genio .