Natura morta

Autore:LANZO MICHELE

N. - M. :Laureana (RC), 1936

Tecnica:Olio su tavola

Misure:40 x 50 cm

Classificazione: Nature morte, Moderni, Figurativi, Oli

Note Critico - Biografiche

 

MICHELE LANZO

Calabrese di origine, ma napoletano di fatto, vive ed opera tra Milano e Napoli con studio a Pozzuoli. Vanta mostre personali e collettive in Italia e in Europa ed è menzionato nei più noti volumi d’Arte da critici di rango nazionale. I suoi maestri ideali sono Kokoschka, Permeke, De Pisis, Guardi e Vlaminck, ricordando sempre la sua ascendenza meridionale con Toma e Crisconio.

Così parla Toti Carpentieri: “… E’ pittore essenzialmente figurativo che prende a presupposto della sua operatività la natura umana ed inanimata, ravvivandola con una pennellata vigorosa aspra e vivace, piena di colorismo vibrante. I paesaggi sono pieni di vita e di entusiasmo, puri nella loro essenzialità timbrica, come un’atmosfera che li avvolge pregna di eventi il cui contenuto spesso sfugge…”

Ed ancora, Carlo Barbieri: “I suoi fiori e le sue nature morte, si alleano in qualche modo agli esiti più felici e liberi, dei paesaggi più decisamente espressionistici di derivazione europea.”

 

Ha partecipato a varie rassegne nazionali conseguendo vari premi. Le sue opere si trovano presso gallerie, pinacoteche e collezioni nazionali ed estere. E’ presente nei seguenti volumi d’arte: P. Girace, “Pittori contemporanei da me conosciuti”, ediz. EDART, Napoli; “Enciclopedia SEDA della pittura moderna”, (volume d’aggiornamento), ediz. SEDA – Milano; “Pittura contemporanea”, ediz. La Ginestra – Firenze l'”Arte italiana per il mondo”, ediz. SEN, Torino; catalogo Bolaffi per le quotazioni 1972; Art Letter N. 4 e 5, Notiz. mens. di lingua ingl. di Bruno Garofalo; Enciciop. Internaz. degli Artisti 1970 – Ancona Le Arti, “Lui chi è “, Editrice Torinese – ” Pittori d’Oggi “, Editore Conte Napoli – Rassegna Italiana dell’Arte Contemporanea 1971, Roma – Quadrante delle Arti lntercatalogo, Donadei Editore, Roma – Dizionario Biografico dei Meridionali, Napoli Enciclopedia d’Arte Cont. ” Leonardo” Milano – Catalogo delle quotazioni della Pittura Europea Contemporanea, Piccoli Editore, Milano – Dizionario: Pittori scultori critici e Collezionisti contemporanei 1971 -1972 – La Comunicativa, Roma Vademecum dell’Arte Italiana, ediz. SEN, Torino – Dizionari dei Maestri d’Arte – II Edizione Centro Europeo di Ricerche, Chieti – Pittori Italiani Contemporanei dal 1870 al 1970, ediz. Il Centauro, La Spezia – Linea Figurativa 1972, Bugatti Editore, Ancona – La Pittura Incontro alla Poesia, Editrice ” La Sonda “; Pitt. Italiani Contemporanei – Profilo e mercato dal 1955 al 1973. Edit. Banfo, Caglianico (VC); Annuario Comanducci, Paluzzi Edit. 1974 Milano; Catalogo Bolaffi per le quotazioni 1972-76, Casa Edit. CEI – Torino; Guida al collezionismo, Torino; ASPI – Annuario Scultura Pittura Italiana, Verona; Diorama Artistico – Schedario Pittori e Scultori contemporanei, Editrice A.R.T., Torino – Valori Umani di Pasquale De Orsi, Napoli, Sett.-Ott. 1974 – Eco della Critica, 1974, Roma Viaggio nell’Arte Moderna, CEI, Torino, l’Elitè – Selezione Arte Italiana “, Edizione 1976, Editrice l’Elitè Varese – Enciclopedia d’Arte , Leonardo “, Ediz. d’arte contemporanea, Pavia – , Guida d’Arte, Profilo degli artisti moderni, 1974-75, Benevento -, Arte e Poesia dei nostro tempo, Ediz. “Nuovi Orizzonti” Napoli, Kinsthistorsches lnstitut in Florenz, Archivio per l’Arte Italiana dei Novecento Firenze; Adige, Panorama Rivista di Attualità e Cultura dei Trentino, Edizione Il Quadrato, 1976, Milano; “Il Golia”, Catalogo d’Arte 1976-77, Milano; Editrice “l’Elitè”, Periodico Varese; Notiziario Advertising Agency P.P., Napoli; ]I Quadrato, Milano; Eco della Critica “La Comunicativa” Roma, Il Quadrato, Ediz. Pallos, 1977-78: Annuario Arte base, Torino; Vademecuc dell’Arte, Firenze, Ediz. II Pilastro, Eco d’Arte.

 

“La pittura del sentimento cosmico” di Michel Berchè per Arte & Carte n. 5

La pittura di Lanzo esprime un sentimento cosmico della natura in cui l’uomo, nel riconoscimento e nell’accettazione di far parte di un ordine, trova la sua collocazione e il senso della sua esistenza. Da quest’ordine nasce quella “pietà cosmica” che non é tanto un sentimento religioso, quanto l’espressione antropologica della ricerca universale. Il Cosmo come spettacolo dove l’uomo vede la totalità, l’essere, a cui deve omologarsi. Pittura di forti cromatismi che si aprono ai grandi orizzonti naturali. Una natura, quella dipinta da, Lanzo che è vista nelle universali dimensioni dello spazio, di quell’enigma della dimensione spaziale che è accompagnato dalla consapevolezza di presenze armoniose e di tensioni verso l’unità. Visioni delle linee idee che delimitano i paesaggi, dove si incontrano terra, acqua e cielo; attesa di presenze indefinite che trova forza e confronto nella bellezza del creato. E’ un’attenzione che si rivolge allo spazio dell’interrogazione, dove a porre le domande non siamo noi, ma il mistero della natura che ci ha sorpreso nel nostro inquieto scrutare. Per essere compresa la pittura di Lanzo esige un’attenzione particolare. Fra i suoi dipinti e lo spettatore deve nascere un rapporto intimo, senza il quale é impossibile un contatto emotivo. Se questa adesione spirituale viene a mancare, la lettura delle sue opere risulta insufficiente e incapace di interpretazione.

 

“Michele Lanzo – pittore per vocazione” di Luigi Manzi

Quando l’arte è espressione di sensibilità acuta, di spontaneità emotiva, di indipendenza tesa verso i più liberi ed azzardati voli deve inevitabilmente attrarre il critico, l’esperto il collezionista smaliziato, come, persino, il semplice amatore sprovveduto ed incolto. E quest’arte la si trova spesso (e non sempre azzardato anzi affermare: più di frequente) negli autodidatti anziché nei professionisti. Essi sono dei punti; passionali. Non hanno scelto una professione, ma sono stati spinti da una forza intima verso l’arte, inconsciamente prima ed un po’ alla volta, in seguito, con presa di coscienza, convinzione ed affidamento di osservazione e di tecnica con lo studio diretto dal vero; non distratti dalle opere degli altri e specie dalle correnti e dalle mode. Piuttosto si sono scelti, per affinità elettiva, qualche maestro; hanno potuto liberamente farsi una cultura. Del resto tutta l’arte moderna, con l’appoggio della critica ufficiale, non ha forse accantonato scuola, disegno, prospettiva per additare le vie dell’astratto, del surreale, del metafisico, del concettuale e, persino del banale … ?! Del resto non ci si sbaglierebbe molto, forse a ritenere che in arte valga più la genialità, la sensibilità, la spontaneità, l’amore, che la cultura per attrarre, piacere, sollevare lo spirito ed educare, anche! Nella, ormai, mia lunga, attenta osservazione, posso affermare che gli incontri più numerosi interessanti ed emozionanti sono stati quelli con artisti autodidatti. Può darsi – a voler essere sincero o freddamente autocritico – che mi abbia spinto all’emotività ed all’interessamento, innanzi alla validità e bellezza dell’opera la notizia della estraneità di una Scuola. Il caso dell’artista calabrese Michele Lanzo rientra nel novero di questi geniali autodidatti. Egli non è sfuggito all’attenzione di noti critici d’arte fin dai suoi anni giovanili; da Barbieri a Girace, Schettini, Menna, Miele ecc. Lo si è accostato agli espressionisti, ma il suo è un espressionismo sintetico, lieve, elegante vaporoso che nulla attinge a quello nordico. Esso è italiano, meridionale, mediterraneo. Egli non incide non scandisce, non delimita e definisce col disegno; sfiora sorvola, tocca e passa oltre, rapido così che la tela viene attintata di colore prezioso ma sfumato. Frammenta, magari, il paesaggio e la natura morta, dando ad essi un senso di instabilità e drammaticità ma non squadra, scompone o disseziona col calcolo dei cubisti e futuristi. Segna rapido i connotati nell’attimo emozionale con poche pennellate al posto e col tono giusto, con una musicalità delicata, in sordina da esperto di note e di colori; da pittore e musicofilo quale anche è egli raggiunge preziosità espressive con scarso colore, poche annotazioni, sfumature di contorno, nei nudi specialmente. Richiama alla mia memoria visiva soprattutto la pittura di Tranquillo Cremona ed Armando Spadini proprio per quelle particolarità più caratteristiche e personali sue di morbidezza, incertezza dei contorni che si fondono con lo spazio circostante, i cui colori concorrono all’armonia del tutto. E non per nulla … Spadini fu per così poco studente all’Accademia Fiorentina di Belle Arti … facendo poi tutto da se! Forte lavoratore Michele Lanzo ha tutte le qualità per affermarsi tra i più validi nostri pittori del figurativo avanzato moderno, che solleva la realtà verso i cieli della fantasia, tra musica, poesia e sogno. Suo merito, non trascurabile, è quello di dipingere per se e non per il mercato … pur vivendo di pittura, cosa poco facile oggi, salvo che per i grossi Maestri arrivati.

 

Michele Lanzo “artista del figurativo” di Giancarlo Sergio

Michele Lanzo, pittore napoletano per elezione, è essenzialmente un artista del “figurativo” nel significato migliore che questo aggettivo conserva tuttora. La sua pittura, decifrabile in una tematica semplice e cosiddetta tradizionale, risulta caratterizzata da una originale quanto prepotente ispirazione, che si presenta del tutto incontaminata tanto dalle allettanti ed il più delle volte facili tentazioni erompenti dalla lunga serie degli “ismi” ricorrenti quanto dalle facili lusinghe che la Napoli ottocentesca promana ancora. Certamente Michele Lanzo ha operato le sue scelte fra le varie correnti pittoriche e dell’Ottocento e del Novecento; e ciò indipendentemente dagli studi eseguiti, e nel contempo, dalle naturali maliè di cui Napoli è sempre prodiga. Nel Lanzo è ben evidente l’influenza dell’Espressionismo dell’inizio del presente secolo, e come giustamente nota in una precedente critica l’esimio Carlo Barbieri questi non sembra aver attinto dal filone dell’Espressionismo tedesco quanto piuttosto e sapientemente ha saputo guardare con attento stupore al filone austriaco e fiammingo della medesima corrente artistica. Chi ha già scritto sull’arte del Lanzo ha via via fatto presente che nelle sue opere si scorge il ricordo del Turner , del Permeke , del Kokoschka , del De Pisis , del Vlamenck e di altri ancora. Ebbene, bisogna subito dire che il Lanzo ha certamente saputo guardare ed assimilare questa serie di artisti per poi , al momento della propria realizzazione pittorica , seguire esclusivamente ed essenzialmente la sua indole ispiratrice, che lo ha portato e lo porta ancora ed in maniera sempre più felice e personale ad esprimere la sua passione fatta di vita vera e di una insolita ricchezza di motivi spirituali. Venendo a parlare della pittura di Michele Lanzo si deve portare innanzitutto l’accento sulla sua pennellata, che risulta, larga, inquieta ,rapida, piena di movimento e senza alcun ripensamento di sorta . Inoltre il colore si presenta impetuosamente con sensuale forza emotiva. Un colore misto ora da un copioso impasto e di velatura, ora di tinte luminosissime alternate a tinte dolcemente brunate, ora risolto con trasparenze e luci violente, ora, infine un passar veloce di luci smarrite e di effetti timbrici che si risolvono dappertutto. A tutto ciò, infine, s’accompagna una piena e sicura padronanza della materia. Si giunge così alla stesura di una realismo che si definisce per l’appunto espressionistico , composto da solidi sviluppi cromatici che colpiscono ed emozionano al tempo stesso, vivificato da un tenace e travolgente fervore e dalla sua innata passionalità che riescono a concretizzarsi grazie ad un “raptus” creativo veramente insolito, suadente e sorprendente insieme. Il nostro sguardo resta infatti dapprima sorpreso e poi stupito nell’osservare i suoi paesaggi e le sue figure. Nel Lanzo il paesaggio non è quello solito della Napoli pittoresca ed arcinota : l’artista si sofferma invece a dipingere il paesaggio napoletano meno conosciuto e più generico, egli si sofferma là dove l’animo improvvisamente gli suggerisce. Ed è così che il Lanzo ci presenta il paesaggio dell’entroterra campano, della zona periferica di quella Napoli meno nobile e sconosciuta, ma sempre interessante . Ecco dunque i porticcioli ricolmi di barche e di rimorchiatori, ecco il paesaggio della povera gente, degli operai e dei contadini , in cui la drammaticità quotidiana ci viene mostrata ed offerta senza forzature grazie alla già menzionata tonalità di luci violente ed impetuose, grazie ad un colore ora abbrunato ora abbagliante. E’ la sua pittura pittorica, dove le mezze luci ed i mezzi toni sembrano sottostare fatalmente alla violenza delle luci e dei toni decisi. Una pittura che risulta libera di effondersi sui sentimenti che il quotidiano incontro con la natura vibrante delle piante, delle nuvole, delle strade di città, o delle immense e silenti campagne, con i porti e le barche con i suoi tipici rimorchiatori gli suggerisce con una naturalissima accentuazione d’armonia sempre però inquieta e struggente . Nei suoi paesaggi, nei più, è sempre presente la pianta , che non è però quella florida e rigogliosa, ma quella spoglia e scheletrica che viene a campeggiare l’intera tela per via di un’orditura spezzettata e nel contempo continua. L’albero è appunto un “leit-motiv” ricorrente che ci testimonia chiaramente l’amore che l’artista nutre verso la vita e la natura stessa, con un dirompente entusiasmo che s’arricchisce sulla tela grazie ad un’essenzialità timbrica notevole. Nella figura, poi, notiamo che il Lanzo riporta nella stesura del soggetto tutta la propria originale carica espressiva, concretizzatesi ancora una volta con la solita pennellata vigorosa e decisa. Nelle sue figure, quasi sempre femminili, il viso assume la parte preminente sul resto del corpo: lo sguardo di queste figure è pensoso , a volte assorto, carico ora di vis drammatica ed ora di dolce umanità e di pace interiore. Nel volto l’artista esprime il suo incontenibile desiderio e l’assoluta esigenza di presentare a colui che osserva l’opera il suo vero animo plasmato di semplice e pura umanità e di suadente poesia. Non meno felice, infine, troviamo il Nostro nella realizzazione della natura morta e dei fiori entrambe questi soggetti vivono e palpitano grazie a quella forza espressiva succitata e grazie ancora alla spiccata ed inconfondibile sintesi di colore e di materia. Questo è Michele Lanzo un pittore che opera con onestà e che come gli artisti è destinato a raggiungere il giusto e meritato riconoscimento che spetta agli artisti veri.

 

“Presentazione di Michele Lanzo” di Carlo Barbieri

Il giovane pittore Michele Lanzo, calabrese che ormai risiede a Napoli da anni e qui si è maturato da solo con approfondita serietà seguendo solo il filo originale della propria ispirazione, non ha mai ceduto agli allettamenti e alle tentazioni degli sperimentalismi odierni, né, tantomeno alle ingiunzioni delle effimere mode che si vanno scavalcando pur a distanza di una sola stagione. E neanche si è lasciato attrarre dalle facili seduzioni dei postumi locali dell’ultimo ottocento, che ancora prosperano fra noi. (E solo in lui è forse riconoscibile qualche, accenno tratto dal migliore Pratella). La vicenda formativa di Lanzo, i maestri che egli ha scelto, indipendentemente da ogni apprendistato scolastico, spaziano su di un ampio orizzonte così nazionale come europeo. Quanto a quest’ultimo è evidente l’influenza dell’espressionismo dei primi decenni di questo secolo, ma attinto piuttosto che dalle primeve sorgenti germaniche, dalle concomitanti esperienze di una così singolare autonomia, austriache e fiamminghe. E’ prevalente in lui la lezione del viennese Oscar Hokaschka nei drammatici paesaggi di terra e di fiumi, ora abbagliati da catastrofiche luci di occasi, con una impaginazione della tela ritmata da tronchi spogli, oppure contesti dì una drammatica rete di rami contorti e di stecchi sfrenati dalle burrasche sotto un cielo sconvolto e incombente su di una natura in sussulto, impregnati di luci vivide e corrusche. Quanto all’intervento fantastico del fiammingo Permeke esponente di un espressionismo intimo ed intenso, permeato di risonanze Renbrandtiane, il nostro pittore ha da lui appreso quanto gli occorreva a confermarlo nella sua ispirazione. Circa i riecheggiamenti di maestri italiani del primo novecento, sono palesi i ricordi dell’impressionismo magico di De Pisis, sciolto in frantumazioni delle pennellate di Guardi. Così, il nostro giovane pittore ha tratto dalla pittura moderna tutto quanto si confaceva alla sua propria natura di artista (aggiungendo spunti e riflessi dall’esempio di Vlaminck, un altro fiammingo di scuola parigina), restando fermo alla sua natura particolare e non disdegnando l’ascendenza meridionale da Toma a Crisconiio. I suoi fiori e le nature morte, si alleano in qualche modo agli esiti, più felici e liberi, dei paesaggi più decisamente espressionistici di derivazione europea.

Salvatore Marciano

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