Antonio Izzo, Senza titolo

Autore:IZZO ANTONIO

N. - M. :Torre del Greco, 1945

Tecnica:Tecnica mista su cartoncino

Misure:70 x 50 cm

Anno:1992

Classificazione: Moderni, Astratti, Altre Tecniche

Note Critico - Biografiche

ANTONIO IZZO 

Torre del Greco, 1945

 

 

Antonio Izzo, dipinto su carta 50x70 cm del 1992
Antonio Izzo, tecnica mista su cartoncino 70×50 cm del 1992

 

La pittura di Antonio Izzo 

A volte è così pervasivo e fitto il tramarsi del segno che la pittura di Antonio Izzo appare come innestarsi al suo verso corsivo, al suo gestuale dispiegarsi tra gli strati e i sedimenti di colore. Pittura di segno, certo, ma come viaggio attraverso il proprio disporsi che nelle pitture degli ultimi anni ha assunto il dettato diretto e discorsivo della mano tracciante, del dettato che distende e disloca il segno sul tessuto di colore, sulle sue addensate campiture. Conduzione ed esito compositivo, rispetto ad altre anteriori elaborazioni del segno commisto a materiali ed aggetti di oggetti fisici, che ora si offre in una particolare e pausata decantazione interiore, in una contenuta elaborazione ripiegata in senso soggettivo. Per Antonio Izzo, anche quando il suo fare si spinge sulla pratica materiale della tridimensione plastica, non si dà visione e concrezione che non sia frutto di un transito di soggettività da volgere in visione. Lo spazio interiore, il suo farsi campo d’indagine e riscontro assume così percorso di effusa sospensione, di dislocata e trattenuta esposizione tra lo scorrere dei segni e le campite superfici di colore. Si può dire che alla velocità comunicativa, alle deduttive e plurali, quanto indiscriminate, veicolazione dei linguaggi dell’arte contemporanea, Antonio Izzo stia con la sua pittura opponendo il tempo della pausa di visione, della lirica introspezione. Come a erigere di contro alle dominanti esternazioni del dire e del fare un diaframma di sosta del visivo, di ascolto interiore. Vale a dire, lo spazio di un discorso in pittura cui corrispondere, cui avvicinarsi con l’intimità dei sensi, con il ritrovare e ritrovarsi attraverso flussi intersoggettivi. Come ho potuto di recente commentare per la sua pittura, i suoi quadri non invitano allo slancio percettivo ma piuttosto all’arresto, quasi ad una sorta di risonante e invitante catalessi poetica. Pittura perciò d’ascolto attraverso la visione perché c’invita a seguirne con trasporto la dizione del segno. Un viatico di pensiero fuso alle paste dei colori, al loro sedimento di terre e materie, che si concretezza per grafie e sedimenti, per tracce e corpose concrezioni. In effetti, lungo la sua storia, Antonio Izzo ha sempre avuto una vocazione manipolativa sulle forme espressive. Il suo segno come il suo colore non sono mai disgiunti da un corpo materiale, sia d’oggetto che negli impasti ceramici, su cui agire nel dargli spessore ed evidenza d’immagine. In tal modo, con l’andamento degli orditi e delle fantasie, gli spessori delle polveri di marmo, di granito, sabbie e gesso sino alle cotture del ceramico continuano a fare da supporto congiunto al segno, da solido sedimento al suo tratto d’immagine. In fondo, quello di Antonio Izzo vuoi essere un segno privo di condizioni per piani e spessori, un segno aperto agli spazi che gli si offrono senza alfabeti preordinati. Un segno di libertà nel gesto che lo compone, nel fare che lo incorpora e lo sottende, nel dettato che lo ispira. Proprio secondo un dire diretto che, sappiamo, dalle caverne ai muri carcerari, ha sempre trovato la più ampia soglia di libertà di voce. Dove al segno e ai tratti della mano si aprono pareti su cui non c’è linguaggio con le convenzioni cui attenersi o inibirsi.

Luigi Paolo Finizio,  2010

 

Cenni critici

Antonio Izzo è uno che non perdona, non lascia correre, naturalmente, in senso poietico. Non nell’esistenziale perché su questo piano è tollerantissimo e pluralista quantìaltri mai. Tra lui e la materia è una lotta allo spasimo. Se proprio volessimo narrare questa vicenda epica, dovremmo rappresentare la lotta tra lui e lo sconosciuto (l’Angelo?) che si rinnova da decenni ogni notte, ogni notte del giorno, ogni notte della notte.

Ugo Piscopo,   2003

 

Ciò che colpisce nell’opera di Antonio Izzo è proprio il continuo corpo a corpo con la materia, che lo ha spinto ad elaborare un linguaggio complesso, fatto di recuperi visivi, di rimandi culturali e di persistenze iconiche, che costituiscono l’inconfondibile forza affabulativa della sua pittura.

Loredana Rea,  2007

 

Antonio Izzo ha focalizzato l’attenzione sullo studio del segno, tracciato con sicurezza e grazia compositiva all’interno di una superficie pittorica che idealmente diventa uno squarcio urbano, con evidenti richiami al graffitismo. Tuttavia, le opere si caratterizzano anche per l’utilizzo del colore, che esplode in maniera apparentemente incontrollata (e fortemente legato alla tavolozza partenopea), ma che concorre, in maniera determinante, a formare un insieme compositivo armonico e bilanciato.

Centro d’Arte Mediterranea,  2016

 

Antonio Izzo ama il silenzioso volteggiare delle linee chiuse, aperte, sinusoidali, unitamente ai segni che appaiono e scompaiono come in un flashback perdendosi tra gli strati e sedimenti della biacca consumata, anzi beckettianamente incenerita o coperta con disomogenei lacerti di legno macerati.

Antonio Borriello,  2016

 

Antonio Izzo continua a sviluppare programmi compositivi agili la sua produzione artistica  deriva da seduzioni e articolati recuperi; da seduzioni perché ha sempre inseguito e sostanziato percorsi della sua ricerca tentando di indagare su vari, complessi e specificati tagli estetici e da recuperi, perché per lui nessun “materiale di risulta” può considerarsi tale, dato che potrebbe avere ancora in sé un lancio di sfida all’estetica.

Maurizio Vitiello,  2018

 

 

 

 

 

 

Marciano Arte galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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