Autore:HAMILTON William (1730 - 1803)
Disegnatore:Pietro FABRIS (1740 - 1792)
Incisione:Pietro FABRIS (1740 - 1792)
Editore:Pietro Fabris
Tecnica:Acquaforte colorata d'epoca
Periodo:1776
Misure:Foglio 54 x 36 cm, lastra d'incisione 45,5 × 28,7 cm, immagine 38,5 × 20,5 cm.
Soggetto:Vesuvio

Questa affascinante incisione del 1776 raffigurante l’Eruzione del Vesuvio, fu ideata da William Hamilton e finemente disegnata, incisa e colorata a mano da Pietro Fabris, due protagonisti dell’incontro tra arte e scienza nell’età dei Lumi. L’opera rappresenta con precisione l’eruzione del Vesuvio del 1760, restituendo la potenza naturale del vulcano e la drammatica bellezza del paesaggio napoletano. Sullo sfondo, il cono del Vesuvio emette colonne di fumo grigio e denso, mentre in primo piano la lava incandescente scende lungo i declivi, insinuandosi tra campi, ville e giardini ordinati con minuziosa esattezza. La colorazione manuale di Fabris esalta il contrasto tra i rossi vivi della colata lavica, i verdi della vegetazione e l’azzurro luminoso del cielo, creando un effetto di grande profondità e vitalità. In questa scena, la precisione dell’osservatore scientifico si fonde con la sensibilità del pittore, dando vita a un’immagine emblematica dello spirito illuminista del Settecento: una rappresentazione che non solo documenta un fenomeno naturale, ma lo trasforma in visione sublime, dove la forza della natura e l’intelligenza umana dialogano in perfetto equilibrio.
Veduta di un’eruzione del monte Vesuvio, che cominciò il 23 dicembre 1760 e terminò il 5 gennaio 1761; tratta da un disegno realizzato sul posto dal signor Fabris mentre l’eruzione era al culmine della sua forza.
N.° 1. Il monte Vesuvio. Per quanto riguarda la posizione di questa eruzione, vedere la carta generale.
2. Il monte S. Angelo.
3. Nuovi monticelli, formatisi per le esplosioni di materiali vulcanici durante questa eruzione. (Vedi tavv. XIII e XIV.)
4. Monticelli chiamati l’Ovili, elevati da un’eruzione precedente, ma di data incerta. Poiché la vegetazione su questi monticelli è ancora molto scarsa, è probabile che la loro formazione sia più recente della nascita del monte S. Angelo.
5. Grande strada da Torre del Greco a Torre dell’Annunziata, sulla quale colò la lava che bloccò il passaggio per alcuni mesi.
6. Napoli.
7. Convento dei Camaldolesi sopra Napoli.
8. Porta del giardino della casa di campagna del marchese de Curtis, che conduce al mare e che è distante solo pochi passi.
L’obiettivo di questa tavola è mostrare che coloro i quali hanno affermato che il focolaio del vulcano si trova sempre sulla sommità, o comunque in alto nel centro della montagna, erano molto male informati.
Questi nuovi monticelli si trovano a quattro miglia dalla sommità del Vesuvio, e quasi in pianura. Il terremoto che precedette questa eruzione (e che fu certamente causato dalla lava intrappolata) essendo stato molto avvertito a Napoli, il focolaio dovette necessariamente trovarsi a una profondità molto grande, per poter agire su un’area così estesa; poiché questa città si trova a più di otto miglia dal punto in cui avvenne questa eruzione.
Sir William Hamilton (nato in Scozia il 13 dicembre 1730 e scomparso a Londra il 6 aprile 1803) fu un illustre diplomatico e studioso di scienze naturali, figura di spicco della cultura britannica del XVIII secolo. Pur mostrando sin da giovane un forte interesse per la geologia e la storia naturale, intraprese nel 1747 la carriera militare, che abbandonò nel 1758 per dedicarsi definitivamente agli studi e alla vita pubblica.
Nel 1764 venne nominato ambasciatore del re d’Inghilterra presso la corte di Napoli, incarico che mantenne per ben trentasei anni, consolidando i rapporti di amicizia e collaborazione tra i due regni. Durante il lungo soggiorno partenopeo visitò più volte il Vesuvio, i Campi Flegrei e l’Etna, conducendo osservazioni meticolose che comunicava regolarmente alla Royal Society di Londra sotto forma di lettere scientifiche.
Parallelamente, si dedicò con grande passione al collezionismo di antichità, in particolare di vasi greci, molti dei quali furono poi donati o venduti al British Museum, dove ancora oggi costituiscono un nucleo fondamentale della collezione. Nel 1791 sposò in seconde nozze Emma Lyon, divenuta celebre nella società europea del tempo. Per la profondità delle sue ricerche e la precisione dei suoi studi sulle eruzioni vulcaniche, Hamilton può essere considerato a pieno titolo uno dei precursori della vulcanologia moderna.
Tra i più notevoli lavori suoi ricordiamo: Observations on Mount Vesuvius, Mount Etna and other Volcanoes, Londra 1774; Campi Phlegrei, observations on the Volcanoes of the Two Sicilies, Napoli 1772; Supplement to the Campi Phlegrei, being an account of the great eruption of Mount Vesuvius in August 1779, Napoli I779; Some particulars of the present state of Mount Vesuvius. Londra 1786; An account of the late eruption of Mount Vesuvius, Londra 1795. Le sue collezioni furono illustrate in due belle opere: Antiquités étrusques, grecques et rom. tirées du cabinet de M. Hamilton, Napoli 1766-67, voll. 4, e W. Tischbein, Collection of engravings from ancient vases, now in the possession of M. W. Hamilton, Napoli 1791, voll. 4.
Vaghe le notizie sulla vicenda biografica di Pietro Fabris, anche se gli studi più recenti hanno recato utili contributi; in particolare ove si pensi che, ancora fino a pochi anni fa, c’erano incertezze anche sul nome di battesimo. I termini cronologici della sua attività sono, almeno finora, il 1754 e il 1792. La data fondamentale nell’attività del Fabris è probabilmente il 1776, anno di pubblicazione dei due torni dei Campi Phlegraei di Sir William Hamilton interamente arricchiti di tavole tratte da gouache originali dell’artista. Nel 1779 Hamilton fa seguire un volume di Supplemento con quattro tavole, oltre al frontespizio, sempre del Fabris. Nel commento alla tavola v dei Campi Phlegraei Hamilton scrive che si tratta della «veduta di una eruzione di lava del Vesuvio presa da un dipinto originale di Fabris eseguito ventidue anni prima». Il dipinto in questione quindi risale al 1754, che costituisce la datazione più antica finora documentata per un’opera del Fabris. A proposito di Hamilton va ricordato come dall’inventario delle proprie collezioni da lui redatto nel luglio del 1798 risulta che egli possedeva oltre duecento dipinti di maestri antichi e contemporanei tra i quali ventitré opere di Pietro Fabris, «bambocciate», vedute ed eruzioni. Lo Zani classifica il Fabris come pittore di capricci e nella valutazione di merito utilizzata lo indica con la sigla BB, vale a dire bravissimo, oltre che ricordarlo come inglese di nascita ed operante tra il 1775 e il 1816. Nel Sir John Soane’s Museum di Londra sono custodite quattro gouaches inedite del Fabris con vedute dei dintorni di Napoli (inv. 368, 369, 429, 430) eventualmente da ricollegare alle opere esposte dal pittore alla Society of Artists nel 1772.