Autore:SAINT NON ( Richard J. Claude )
Disegnatore:non indicato
Incisione:J. B-S. F. DESMOULINS e Jean DAMBRUN
Editore:Clousier
Tecnica:Acquaforte acquerellata
Periodo:1820 Parigi
Misure:35 x 50 cm circa
Soggetto:Monte Nuovo

Stampa antica raffigurante la sommità del cratere di Monte Nuovo. Il Monte Nuovo è un vulcano ormai inattivo dei Campi Flegrei che si formò tra il 28 settembre e il 3 ottobre del 1538 in seguito ad un’eruzione che distrusse il villaggio di Tripergole. Il monte è caratterizzato da una folta vegetazione di macchia mediterranea ed è diventato un’oasi naturalistica.
L’incisione è tratta dalla seconda edizione dell’opera “Voyage pittoresque ou description des royaumes de Naples et de Sicile” dell’Abate di Saint Non, Jean Claude Richard (1727 – 1791), pubblicato a Parigi nel 1820.
Jean Claude Richard, abbate di Saint-Non, nacque a Parigi nel 1727 in una famiglia legata alla corte e al mondo artistico. Dopo aver studiato teologia e giurisprudenza, intraprese inizialmente la carriera giuridica, ma negli anni giovanili maturò anche una forte passione per il disegno e l’incisione.
Dopo la morte del padre ereditò il feudo di Saint-Non e divenne suddiacono di Notre-Dame. Per le sue posizioni politiche fu esiliato a Poitiers tra il 1753 e il 1758: proprio in questo periodo si dedicò intensamente allo studio dell’arte incisoria. Dimessosi dagli incarichi pubblici, ottenne l’abbazia di Pothières, che gli garantì stabilità economica.
Nel 1759 intraprese il primo viaggio in Italia, visitando Roma, Napoli e altre città, e stringendo amicizia con artisti come Fragonard e Hubert Robert. Affascinato dall’arte e dalle antichità italiane, tornò più volte nel Sud Italia con l’obiettivo di documentarne i monumenti e i paesaggi.
Rientrato a Parigi, pubblicò numerose serie di incisioni, sperimentando anche la tecnica dell’acquatinta. La sua fama gli permise di avviare, negli anni Settanta, un grande progetto editoriale dedicato alla Svizzera e all’Italia, che in seguito si concentrò soprattutto sul Regno di Napoli e sulla Sicilia.
Tra il 1781 e il 1787 prese forma il suo capolavoro, il Voyage pittoresque ou description des Royaumes de Naples et de Sicile, realizzato con la collaborazione di oltre cento artisti. L’opera, composta da centinaia di incisioni, ebbe grande successo in Francia e all’estero e rappresentò una delle più importanti imprese editoriali del suo tempo.
Negli ultimi anni sostenne con moderazione le idee della Rivoluzione francese, contribuendo economicamente all’Assemblea Nazionale. Morì a Parigi nel 1791, lasciando al fratello il compito di continuare la diffusione del Voyage pittoresque.
L’eruzione del Monte Nuovo fu evento eccezionale, unico verificatosi in età storica nei Campi Flegrei. Ne fu modificato il Lago Lucrino, che in età romana occupava una superficie molto più ampia dell’attuale e che fu unito all’Averno mediante un canale artificiale con la realizzazione del Porto Giulio (38-36 a.C.). A causa del bradisismo il lago fu sommerso dal mare nel X-XI secolo, col conseguente arretramento della linea costiera. Sulle rive orientali era il villaggio di Tripergole, noto per la villa di Fausto Cornelio Silla, nipote del dittatore, e per il Cumanum di Cicerone. Qui erano anche una chiesa e l’Ospedale di S. Marta, fondati da Carlo III d’Angiò alla fine del XIII secolo, per cure idrotermali destinate ai poveri; cinque bagni termali, due osterie e case per malati ricchi; un edificio romano a cupola (disegnato da Giuliano Sangallo), di notevole stile e proporzioni. Oltre al Balneum Tripergulae erano nei pressi anche quelli Ciceronis, Arcus e Raynerii, citati da Pietro da Eboli.
Nei secoli seguenti, il suolo cominciò a sollevarsi sotto la spinta di forze endogene e riemerse un lungo tratto di costa, dove si manifestarono gradualmente fenomeni tettonici, culminanti nell’eruzione del vulcano. Questo, preceduto fa frequenti ed intense scosse telluriche, si generò nella notte tra il 29 e il 30 settembre 1538, con un rigonfiamento del suolo nella zona di Tripergole.
Successivamente, sprofondato il rigonfiamento, si aprì una voragine esplosiva, da cui i materiali eruttati (pietre, lapilli e cenere) formarono in poco più di tre giorni la collina craterica, cui fu dato dai contemporanei il nome di Monte Nuovo.
Numerose sono le testimonianze pervenuteci di quanti assistettero al fenomeno, tra cui il vescovo Marco Antonio Delli Falconi, il filosofo aristotelico Simone Porzio e l’erudito Francesco Marchesino. Grazie ad essi è stato possibile ricostruire l’andamento e le conseguenze dell’eruzione, nonché l’impressione suscitata da questa sui contemporanei.