Autore:HAMILTON William
Disegnatore:Pietro FABRIS (1740 - 1792)
Incisione:Pietro FABRIS (1740 - 1792)
Editore:William Hamilton (1730 - 1803)
Tecnica:Acquaforte colorata d'epoca
Periodo:1776
Misure:Foglio 36 x 53,5 cm, lastra d'incisione 28 x 44,5 cm, immagine 20,5 x 38,5 cm.
Soggetto:Monte Somma

Questa suggestiva incisione settecentesca raffigurante l’Interno di Monte Somma fu ideata da William Hamilton e finemente disegnata, incisa e colorata a mano da Pietro Fabris, protagonisti dell’incontro tra arte e scienza nell’età dei Lumi. Realizzata nello stesso periodo delle celebri tavole vesuviane, l’opera testimonia l’interesse scientifico e naturalistico per il complesso vulcanico del Vesuvio. Stampata su foglio di 54 × 36 cm, con lastra d’incisione di 45,5 × 28,7 cm e immagine di 38,5 × 20,5 cm, la composizione raffigura l’interno del Monte Somma attraverso una rigorosa rappresentazione delle stratificazioni rocciose, delle fratture laviche e dei pendii modellati dall’attività vulcanica. In primo piano si distinguono piccole figure umane, inserite nel paesaggio come elementi di scala, che accentuano la monumentalità della natura e sottolineano il rapporto tra uomo e ambiente. La colorazione manuale di Fabris valorizza le sfumature terrose delle rocce, i verdi della vegetazione e i toni chiari del cielo, creando un equilibrio cromatico raffinato e armonioso. L’accuratezza del segno incisorio si unisce alla sensibilità pittorica, restituendo un’immagine di grande forza visiva e scientifica. In questa veduta, l’osservazione diretta del fenomeno naturale si fonde con l’eleganza formale dell’arte, dando vita a una rappresentazione emblematica dello spirito illuminista: una testimonianza preziosa in cui rigore scientifico, gusto estetico e meraviglia per la natura convivono in perfetto equilibrio.
Veduta di una parte dell’interno del cono del Monte Somma, ripresa dalla valle situata tra questo monte e il Vesuvio. Essa rappresenta il punto indicato con il n. 2 nella Tavola XXXIII. Si è voluto offrire qui un’idea più precisa di quei curiosi strati orizzontali e perpendicolari di lava, di cui si è parlato nella spiegazione della Tavola XXXIII.
La parte interna del Somma presenta una forma semicircolare: è evidentemente la metà del cratere di questo antico vulcano.
N. 1. Strati perpendicolari di lave antiche: col tempo hanno acquisito una crosta che conferisce loro l’aspetto di una pietra di colore grigiastro; ma quando si rompono, si riconosce che sono vere lave, per la maggior parte del tipo chiamato “lava a occhio di pernice” (vedi Tavola XLIX); alcune appartengono a un’altra specie, il che indica chiaramente che questi strati sono stati formati da eruzioni differenti. Si è cercato di rendere conto della loro regolarità nella spiegazione della Tavola V.
N. 2. Strati di lava orizzontali e inclinati: le parti che li separano sono composte da ceneri vulcaniche staccate, mescolate a frammenti di lava e di terra vegetale.
N. 3. Crosta o scorie della lava che scorse per questa valle nel gennaio del 1776.
N. 4. Lava in forma di corde, come è descritta nella spiegazione della Tavola XXXIII.
Sir William Hamilton (nato in Scozia il 13 dicembre 1730 e scomparso a Londra il 6 aprile 1803) fu un illustre diplomatico e studioso di scienze naturali, figura di spicco della cultura britannica del XVIII secolo. Pur mostrando sin da giovane un forte interesse per la geologia e la storia naturale, intraprese nel 1747 la carriera militare, che abbandonò nel 1758 per dedicarsi definitivamente agli studi e alla vita pubblica.
Nel 1764 venne nominato ambasciatore del re d’Inghilterra presso la corte di Napoli, incarico che mantenne per ben trentasei anni, consolidando i rapporti di amicizia e collaborazione tra i due regni. Durante il lungo soggiorno partenopeo visitò più volte il Vesuvio, i Campi Flegrei e l’Etna, conducendo osservazioni meticolose che comunicava regolarmente alla Royal Society di Londra sotto forma di lettere scientifiche.
Parallelamente, si dedicò con grande passione al collezionismo di antichità, in particolare di vasi greci, molti dei quali furono poi donati o venduti al British Museum, dove ancora oggi costituiscono un nucleo fondamentale della collezione. Nel 1791 sposò in seconde nozze Emma Lyon, divenuta celebre nella società europea del tempo. Per la profondità delle sue ricerche e la precisione dei suoi studi sulle eruzioni vulcaniche, Hamilton può essere considerato a pieno titolo uno dei precursori della vulcanologia moderna.
Tra i più notevoli lavori suoi ricordiamo: Observations on Mount Vesuvius, Mount Etna and other Volcanoes, Londra 1774; Campi Phlegrei, observations on the Volcanoes of the Two Sicilies, Napoli 1772; Supplement to the Campi Phlegrei, being an account of the great eruption of Mount Vesuvius in August 1779, Napoli I779; Some particulars of the present state of Mount Vesuvius. Londra 1786; An account of the late eruption of Mount Vesuvius, Londra 1795. Le sue collezioni furono illustrate in due belle opere: Antiquités étrusques, grecques et rom. tirées du cabinet de M. Hamilton, Napoli 1766-67, voll. 4, e W. Tischbein, Collection of engravings from ancient vases, now in the possession of M. W. Hamilton, Napoli 1791, voll. 4.
Vaghe le notizie sulla vicenda biografica di Pietro Fabris, anche se gli studi più recenti hanno recato utili contributi; in particolare ove si pensi che, ancora fino a pochi anni fa, c’erano incertezze anche sul nome di battesimo. I termini cronologici della sua attività sono, almeno finora, il 1754 e il 1792. La data fondamentale nell’attività del Fabris è probabilmente il 1776, anno di pubblicazione dei due torni dei Campi Phlegraei di Sir William Hamilton interamente arricchiti di tavole tratte da gouache originali dell’artista. Nel 1779 Hamilton fa seguire un volume di Supplemento con quattro tavole, oltre al frontespizio, sempre del Fabris. Nel commento alla tavola v dei Campi Phlegraei Hamilton scrive che si tratta della «veduta di una eruzione di lava del Vesuvio presa da un dipinto originale di Fabris eseguito ventidue anni prima». Il dipinto in questione quindi risale al 1754, che costituisce la datazione più antica finora documentata per un’opera del Fabris. A proposito di Hamilton va ricordato come dall’inventario delle proprie collezioni da lui redatto nel luglio del 1798 risulta che egli possedeva oltre duecento dipinti di maestri antichi e contemporanei tra i quali ventitré opere di Pietro Fabris, «bambocciate», vedute ed eruzioni. Lo Zani classifica il Fabris come pittore di capricci e nella valutazione di merito utilizzata lo indica con la sigla BB, vale a dire bravissimo, oltre che ricordarlo come inglese di nascita ed operante tra il 1775 e il 1816. Nel Sir John Soane’s Museum di Londra sono custodite quattro gouaches inedite del Fabris con vedute dei dintorni di Napoli (inv. 368, 369, 429, 430) eventualmente da ricollegare alle opere esposte dal pittore alla Society of Artists nel 1772.