Fergola e Aloja, Veduta presso Napoli, Portici e la Torre, presa dal piano di Sorrento 

Autore:FERGOLA Luigi e ALOJA Vincenzo

Disegnatore:Carlo GRASSO

Incisione:Vincenzo ALOJA (1769 - 1817)

Editore:Nicola Gervasi

Tecnica:Acquaforte acquerellata

Periodo:1804 Napoli

Misure:30 x 22,5 cm su foglio 46 x 32,5 cm

Soggetto:Portici, Veusvio

Note Critico - Biografiche

Veduta presso Napoli, Portici e la Torre, presa dal piano di Sorrento

 

 

Opera di Fergola e Aloja, incisione realizzata su foglio di formato 46 × 32,5 cm, con immagine di 30 × 22,5 cm. L'opera, intitolata Veduta presso Napoli, Portici e la Torre, presa dal piano di Sorrento, offre una panoramica suggestiva del Golfo di Napoli, includendo elementi paesaggistici, architettonici e naturalistici del territorio circostante. La composizione evidenzia la precisione topografica, la resa dettagliata dei monumenti e delle strutture costiere e l'attenzione al gioco di luci e ombre tipico della scuola napoletana del primo Ottocento. L'incisione combina interesse documentaristico e sensibilità estetica, inserendosi nella tradizione del vedutismo e delle vedute panoramiche che accompagnavano il Grand Tour, riflettendo l'attrazione europea per il paesaggio e la storia della Campania.
Fergola e Aloja: “Veduta presso Napoli, Portici e la Torre, presa dal piano di Sorrento”. Incisione su foglio 32,5×46 cm

 

fergola e aloja napoli, portici, torre da piano di sorrento
La stampa antica incorniciata. Ingombro 40,5×47,5 cm 

Questa di Fergola e Aloja è una veduta delicata e molto equilibrata della costa vesuviana, da Napoli, Portici e Torre del Greco, presa da Piano di Sorrento. In primo piano si apre una campagna animata da piccole figure e animali, che introducono una dimensione quotidiana e pastorale; lo sguardo viene poi guidato verso il Golfo di Napoli e infine al Vesuvio fumante, vero fulcro visivo ed emotivo della scena. Il segno dell’acquaforte di Vincenzo Aloja, tratto dal disegno di Carlo Grasso, è fine e controllato, con un attento uso delle velature per rendere l’atmosfera luminosa e la profondità dello spazio. Nel complesso, la stampa restituisce un’immagine idealizzata ma riconoscibile di Napoli e del suo territorio, sospesa tra osservazione topografica e sentimento romantico del paesaggio, perfettamente in linea con la produzione editoriale napoletana dei primi anni dell’Ottocento.

 

 

FERGOLA E ALOJA:

 

Fergola Luigi

Attivo a Napoli nella la metà del sec. XIX

Di questo artista abbiamo scarne notizie sui suoi dati anagrafici e sulla sua formazione. Padre del più noto Salvatore nacque intorno al 1770, secondo il Napier aveva un impiego nell’ufficio di stato di tipografia, ma pure dipingeva paesaggi specialmente a tempera nella scuola di Hackert ed ottenne la protezione della regina Maria Carolina. Vincenzo Aloja nel 1804/5 aveva inciso delle sue opere nella pubblicazione “Receuil des vues les plus agrèables de Naples”. Nel 1805 nel volume sulle eruzioni del Vesuvio, edito dal duca Ascanio della Torre compaiono opere a sua firma. Nel 1823 litografò con Gennaro Aloja una serie di paesaggi napoletani. Nel 1859 nell’apprezzarlo come paesaggista lo lodò per “la freschezza e varietà della vegetazione e per la fluidità dell’aria”. Dei pochi dipinti giunti sino a noi possiamo ricordare: “Festa in S. Leucio” datato 1805 ed attualmente presso la Reggia di Caserta, la cui impostazione “plastico a volo d’uccello” lo ricollega, secondo l’Ortolani al vedutismo napoletano legato ai modi hackertiani, “Capodimonte e le ville site lungo la strada dei Ponti Rossi” recentemente attribuito al Fergola, “Paesaggio” siglato L.F. , sulla cui base Marina Causa Picone gli ha attribuito una serie di acquerelli conservati presso la Società Napoletana di Storia Patria ed un gruppo di disegni del Museo di San Martino.

 

 

 

Aloja Vincenzo

Aloja Vincenzo attivo a Napoli fra la seconda metà del sec. XVIII e la prima del XIX. Figlio di Giuseppe e nipote di Raffaele, entrambi incisori di professione. Sicuramente Vincenzo Aloja è la figura di maggiore rilievo tra i membri della sua famiglia. Si deve all’Aloja la traduzione in rame del famoso “Corso di principi di disegni di paese ecc.” di Jakob Philipp Hackert (Napoli, 1790), in cui sono dettate le regole per l’adozione di una sorta di “grammatica del paesaggio”, che, ridotto ai semplici contorni, mirava a rendere i siti e gli oggetti in tutti i loro particolari. Con lo stesso criterio l’Aloja incideva, aiutato per i disegni preparatori da Luigi Fergola, Alessandro D’Anna e da altri, le vedute di Napoli e dintorni dello stesso Hackert, che poi sarebbero uscite a cura del Fergola, con il titolo in francese di “Recueil des vues les plus agréables de Naples et de ses environs” (1804; integrate, con il titolo italiano di Raccolta…, ecc., nel 1806). Con sentimento più personale l’Aloja incise un ritratto di Giovanni Paisiello, da E. Vigée Le Brun, ed alcuni paesaggi suoi ed altrui. Fin dal principio dell’800 l’Aloja ebbe cattedra nell’Accademia di Belle Arti di Napoli accanto a Guglielmo Morghen. Questi insegnava incisione di figura, a lui, invece, era riservato l’insegnamento dell’incisione di paesaggio. Veniva infusa così nuova e metodica vita a quella scuola partenopea d’incisione al bulino e all’acquaforte sul rame tenuta a battesimo dall’illustre Antonio Porporati. In talune delle stampe di Vincenzo Aloja si legge la firma Alloja, per raddoppiamento dialettale della consonante. La lettura Allaja è invece errata, dovuta ad una lieve trasgressione del bulino, e non va presa in considerazione.

 

 

 

Marciano Arte galleria e cornici, Napoli

 

Salvatore Marciano

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