Wladimiro Tulli, Paesaggio col rosso e La tua meta

Autore:TULLI WLADIMIRO

N. - M. :Macerata, 1922 - 2003

Tecnica:Tecnica mista su carta

Misure:47 x 42 cm

Anno:1999

Classificazione: Moderni, Astratti, Altre Tecniche

Note Critico - Biografiche

Wladimiro Tulli

Macerata, 1922 – 2003

 

 

Paesaggio col rosso 

Dipinto astratto di Wladimiro Tulli
Tecnica mista su carta 41 x 66 cm del 1999

 

La tua meta

Dipinto contemporaneo di Wladimiro Tulli
Tecnica mista su carta 47×42 cm del 1999

 

 

 

Wladimiro Tulli, pittore, poeta e compositore. 

Wladimiro Tulli è pittore, disegnatore, scultore, ceramista. È anche il creatore – dovrei dire il compositore – di numerosi e sorprendenti «collages» in cui pittura e materiali si uniscono in un’indissolubile entità.

I suoi «collages» occupano un posto così importante nella sua opera che Leo Strozzieri può affermare che «il paradigma della sua anima futurista alla quale egli è sempre stato fedele deve essere cercato nella sua vasta iconografia «collagistica» e nelle sue composizioni polimateriche».

In un inventario alla Prévert, si possono citare alla rinfusa i numerosi materiali che Tulli ha utilizzato per i suoi «collages»: cartone, ritagli di giornali, riviste, veli, garze, «tulle», carte da gioco, carte da parati, fotografie, tela cerata, legno, pietre, pezzi di poesie, frammenti di spartiti musicali, piume d’uccello, calligrafie, fiammiferi, programmi di spettacoli, biglietti di lotteria, filo, sabbia, legno, terre, frammenti di elettrocardiogramma, di oroscopo…  

Fin qui niente di particolarmente nuovo. Già Apollinaire scriveva nelle sue Meditazioni estetiche che la tecnica del «collage» era molto antica. Lui che – scrive – non ha «alcun pregiudizio riguardo alla materia dei pittori» arriva fino a ricordare che un pittore italiano dipingeva persino «con materie fecali» e che un pittore della Rivoluzione Francese dipingeva con il sangue, per aggiungere che si «può dipingere con ciò che si vuole, con pipe, francobolli, candelabri, colletti…»

Mettendosi di fronte alla grandissima quantità di «collages» realizzati da Wladimiro Tulli, non si può non essere colpiti dallo spazio dato fra questi materiali alla tela da materassi che, per un effetto metonimico, egli chiama semplicemente materasso.

Se, nel 1953, Enrico Baj si è anche lui servito della tela da materassi per realizzare le sue sorprendenti creazioni, tuttavia egli non ne ha come Wladimiro Tulli, sfruttato sistematicamente tutte le possibilità contemporaneamente semantiche, oniriche e plastiche.

Wladimiro Tulli usa direttamente la tela da materassi come supporto della composizione pittorica. Egli può lasciarla allo stato grezzo per creare interessanti contrasti con la pittura (il più delle volte acrilica o vinilica) molto levigata. Può anche sfilacciarla, sfrangiarla, sgualcirla per creare effetti nuovi di rilievo e dare così un carattere tattile.

Nell’insieme di questi «collages», se ne trovano circa un centinaio in cui il materasso ha un ruolo da protagonista. Esso è allora il punto di partenza di composizioni plastiche e poetiche di volta in volta ludiche, tenere, aggressive e meditative. I titoli – bisognerà ritornarci su – parlano da soli: Materasso con labirinto, Materasso rosso e Luna nera, Il materasso del ricco, Il Materasso di primavera e geometrie cosmiche.

L’emozione vissuta è il punto di partenza della scelta di questo materiale. Infatti, proprio dopo essere andato a trovare un suo amico artista, il famoso Ivo Pannaggi che finiva i suoi giorni in una casa di riposo, Wladimiro Tulli, sconvolto dallo sconforto dell’amico, fu colpito dal materasso in cui giaceva. Egli colse in un baleno lo smarrimento dell’infermo, condannato a giacervi tutto il giorno, tutta la notte. Il materasso che accompagna fin dalla nascita la nostra vita fino alla morte, il compagno dei nostri giorni e delle nostre notti, poteva essere il punto di partenza di variazioni plastiche e poetiche sempre cariche di umanità.

La tela da materassi, materiale umile, modesto, poteva così accedere al rango di materiale d’arte e dare l’avvio a composizioni inedite.

La ricchezza semantica del materasso si presta ad una grandissima diversità di temi. Luogo della nostra nascita, dei nostri amori, dei nostri sogni, delle nostre pene, delle nostre ferite, della nostra morte, esso è all’origine di un numero infinito di variazioni. E, al tempo stesso, sul piano formale, le righe della tela da materassi (le tele all’epoca erano quasi sempre a righe) sono il pretesto per dei giochi sempre nuovi sulla linea come in Materasso rosso e geometrie varie (1978). Così, in un «collage» Materasso con figura (1976-1979), Tulli gioca sulla varietà delle righe fini opposte alle righe più larghe. Ma, a differenza delle «grafie» di Luc Peire, le linee sono mescolate ad altri elementi plastici, talvolta astratti, talvolta concreti, sempre colorati, per esprimere la totalità di un’emozione vissuta, di un ricordo, di un sogno o di un pensiero. La ricchezza dei temi affrontati da Wladimiro Tulli in queste opere costringe ad un tentativo di classificazione, tentativo sempre difficile, sempre arbitrario e non troppo razionale tanto più che, spesso, parecchi temi vi sono intrecciati. Sembra che si debbano distinguere le opere che trattano della natura (paesaggio e cosmismo). Quelle che illustrano la lotta sociale che Wladimiro Tulli porta avanti. Quelle che raccontano delle storie (i racconti, le favole mitologiche) e quelle che sono pervase di un potente onirismo.

La natura.

 Il marchigiano Tulli non poteva non esaltare i verdi paesaggi, le bionde spiagge dell’Adriatico, i terribili temporali seguiti dai miracolosi arcobaleni delle sue Marche native. Nell’esaltare le stagioni (la primavera e soprattutto l’estate), i «materassi» prorompono in un’incredibile festosità e dispensano una gioia veramente dionisiaca. Tulli guarda il mondo, lo descrive, lo sogna, lo vive.

Fra questi, citiamo soprattutto Il Materasso estivo, del 1976, in cui gli sfondi dorati delle sabbie calde mettono in risalto le forme create nella tela, dalle righe blu e brune ed evocano in modo astratto e vivo le spiagge rallegrate dai materassi colorati, dagli ombrelloni variopinti. Le forme dipinte – molto leggere – variano dal giallo all’arancio. Citiamo anche Persino al castello finalmente c’è la primavera (1991) dove esplodono i colori vivi dello spettro solare su di uno sfondo scuro diviso in due registri. La tela da materassi compone la forma massiccia del castello che è attraversata da piantine di fiorellini In Al di là del nero orizzonte e corallo (1978), Wladimiro Tulli evoca invece la minaccia del temporale. Sulla tela finemente rigata di arancio e di bianco spiccano delle linee scure e sinuose, delle forme dentellate, a brandelli – frastagliate persino – dipinte in color malva (il colore della malinconia). Solo delle figure circolari ed una linea color corallo lasciano sperare dopo il temporale la quiete soleggiata.

Come non parlare allora della serie degli arcobaleni, tema eminentemente futurista? Come il poeta, il pittore vi vede «il punto di partenza per l’infinito ideale» ed il simbolo della presenza simultanea dei colori nella loro purezza cromatica. Fanno parte di questo ciclo La Sciarpa di Berenice (1975), Sul bianco l’arcobaleno in esilio (1976), Se ne va l’arcobaleno (1980), L’8 agosto in arcobaleno per Raffaela (1985). I colori fugaci, brillanti dello spettro solare che il pittore tratta con un’evidente efficacia, si oppongono con un potente effetto di contrasto al materiale grezzo e stabile della tela e contemporaneamente le forme curve dell’arco si oppongono a queste righe verticali il che è più evidente in Se ne va l’arcobaleno.

Wladimiro Tulli studia la natura con precisione, certamente, ma non si accontenta di un’osservazione della «natura naturata» vuole anche tradurre l’energia, la forza, la linfa della «natura naturante». Così, in due opere intitolate Albero certamente, e Quasi un albero del 1982, la tela del materasso dalle righe verticali è utilizzata per rappresentare il tronco dell’albero mentre in cima ne dipinge il midollo vivente. Delle linee nere che salgono dal tronco fino al midollo sembrano simboleggiare la crescita dell’albero.

Il cosmismo.

 Un altro tema che è potentemente trattato da Wladimiro Tulli, è quello del cosmismo, della vita della materia. Tema ricorrente, il mondo planetario è trattato in un gran numero di composizioni: Materasso rosso e Luna nera (1974), La Luna sull’altalena (1978), Il tuo letto è un deserto verde e Luna (1976), Il Pianeta sul pentagramma musicale (1979), Grande Pianeta e stella d’oro (1979), Materasso di primavera e geometrie cosmiche (1979-1980), Appuntamento cosmico (1979-1980), Nuova Luna e materasso (1982), Luna rossa su materasso rosso (1982), Sul materasso la luna ricama (1982), Grande storia cosmica (1985-1989), Materasso cosmico (Alla ricerca della grande pepita) (1991). Affrontando questo tema, Wladimiro Tulli che ha appartenuto al movimento futurista (ha fatto parte del gruppo Boccioni di Macerata fin dal 1938 ed ha creato parecchie tele appartenenti all’aeropittura), Tulli si rivela il più profondamente futurista. Come Balla, in Mercurio passa davanti al sole (1914), egli tenta di decifrare il mistero del mondo e di rendere presente la vita della materia di cui la nostra vita umana — il materasso è là per ricordarcelo — è solo un caso particolare. Con lo stesso affiato di Balla, egli ci introduce negli spazi intersiderali e sviluppa così quello che si potrebbe chiamare un lirismo cosmico. La sua immaginazione gli permette allora di trasformare lo spazio pittorico in spazio cosmico.

D’altra parte, certe sue composizioni offrono un effetto di rilievo grazie a delle zone ruvide, granulose, ottenute con un miscuglio di terre, sabbie e pittura che evocano così il mondo sassoso della luna. E, poeticamente, come Osvaldo Licini — un marchigiano come lui che egli tratta con profondo rispetto — egli sviluppa quello che si potrebbe chiamare un «romanticismo lunare». Come nelle serie delle celebri Amalassunta di Licini, la Luna è intimamente mescolata al quotidiano degli uomini: essa gioca con i suoi riflessi sull’altalena, accompagna i nostri sogni notturni, ricama con il suo filo d’oro la tela da materassi, folleggia.

La lotta sociale.

 Ma Wladimiro Tulli non si limita a studiare gli spazi cosmici, gli scontri dei pianeti, la loro corsa ininterrotta, sa anche mostrarsi umano, molto umano. Così egli utilizza la tela da materassi per portare avanti una vera lotta sociale, per denunciare l’esclusione, per manifestare con tenerezza i suoi slanci di generosità. Questo materiale così umile gli permette di gridare la sua collera contro l’ordine sociale stabilito, gli permette di esprimere la sua tenerezza per i reietti. Il materasso del ricco (1979) dai colori così pimpanti si oppone al Vecchio Materasso in rosso (1985), a Passeggiata nell’ufficio dell’assistente sociale (1970), a Ospizio dei poveri sulla collina (1984), a Casa di riposo e interno (1978). Ai colori superbi del nuovissimo materasso del ricco, alle forme aggressive che vi si spiegano, fanno fronte i colori pallidi, spenti e gli sfondi scuri che caratterizzano i materassi del povero.

La denuncia sociale si fa ancor più viva quando prende un accento politico come in Sul materasso i segreti del Pentagono (1978) dove le forme minacciose, dentellate e lacerate sono mescolate a nere zone drammatiche. Tutto vi sembra chiuso, senza via d’uscita, ermetico, per non lasciare nessuna possibilità alla speranza.

Le favole – i racconti – le storie.

 Sia che ricorra a delle scene della vita quotidiana, fatti storici o a miti classici, Wladimiro Tulli si rivela un meraviglioso narratore. Con umorismo, con fantasia, ed anche con un’ironia spesso crudele che arriva fino ad avvicinarsi al tragico, Tulli ci racconta, si racconta delle storie. Ne La Passeggiata (1976) e Passeggiata in quattro (1976) egli descrive con efficacia delle scene viste. Con grazia ci mostra delle giovani e vezzose fanciulle a passeggio che si sono fatte belle, che si sono pettinate e vestite in modo stravagante con civetteria. Camminando e facendo finta di parlare con le loro compagne, si può immaginare che lancino occhiate ai ragazzi che passeggiano anche loro in città, sul far della notte come vuole la tradizione italiana. Ornate di nastri, eleganti, esse passano e ripassano. Prive dell’aspra crudeltà delle famose Donne per la strada (1913), di Kirchner, queste donne passano sorridenti e leggere.

L’ironia è una dimensione non trascurabile dell’arte di Wladimiro Tulli. Ironia che, come scrive Enrico Crispolti, è «ironia del mondo che va alla deriva, delle cose, dei comportamenti e di se stesso».

Questa vena ironica si manifesta ancora in Un matrimonio riuscito male (1970) e in Il matrimonio non è veramente riuscito (1991). Mentre nel primo di questi «collages», delle forme organiche e biomorfiche quadrettate di bianco e di nero spiccano su di uno sfondo malva molto levigato per creare uno shock visivo intenso e vicino al malessere di fronte al naufragio di una coppia, nel secondo due forme verticali e di disuguale lunghezza che rappresentano i due letti della coppia si staccano su di uno sfondo nero e suscitano un’inquietudine ancor più viva. In Il Materasso con cavaliere (1973), in Bandiere, vessilli e materasso (1979), Sul materasso come una festa patriottica (1983), vengono risuscitate con brio le festività urbane. Le bandiere che

«portano il vento con loro (in loro) /che non sono appese / ma che portano una canzone dilaniata / che gira con il vento» / sventolano nell’azzurro…

I ricordi mitologici permettono a Wladimiro Tulli di creare delle vere e proprie favole plastiche come in Niente esilio per Damocle (1973), e Achille e la sua collera (1976). Con il conflitto degli elementi disparati, queste favole diventano persino teatro, tragi-commedia.

Ormai alla deriva il vecchio Galeone (1984) ci dà da vedere – o piuttosto da immaginare – una vecchia nave da guerra dalle forme sconquassate che va alla deriva in un mare azzurrissimo, sotto un cielo azzurrissimo. Delle forme nere evocano la decrepitezza della nave e creano l’emozione nello spettatore. In Ei fu (1971), Tulli vuole commemorare la data della morte di Napoleone. Con degli strappi, dei rattoppi nella tela che ricordano le opere di Burri, con le forme organiche che riempiono la tela, con le linee in forte tensione che l’attraversano quest’opera comunica una forte carica emozionale.

L’onirismo.

 Ma Wladimiro Tulli non si accontenta di studiare la natura, di descrivere le scene della vita quotidiana, di raccontare delle storie vuole anche tradurre la totalità non solo dei suoi stati d’animo ma in un modo più profondo, vuole anche proiettare le sue pulsioni, il suo immaginario. Vuole dar vita alle origini oscure delle immagini radicate all’interno di sé. Il materasso così ricco di significati è allora il punto di partenza di numerose variazioni sui ricordi d’infanzia, i ricordi erotici. Percorrendo le molteplici strade dell’analogia, egli tenta di decifrarle. Il Giardino della mia infanzia (1991), Nel grande sogno (1971), Frammento di sogno e materasso (1985), I tuoi capelli sul materasso (1969), Letto a due piazze e corallo (1975), Il tuo letto è un deserto verde e luna (1976), L’arcobaleno sulla tua bocca (1980), appartengono a questo ciclo. I segni plastici sono mescolati ai sogni erotici, all’evocazione degli idilli e dei teneri imenei.

I «verdi paradisi degli amori infantili» sono restituiti con freschezza e delicatezza ne Il Giardino della mia infanzia in cui i colori vivi, le linee sinuose, mescolate a delle forme aracnee, a degli schizzi di pittura, restituiscono il confuso universo dell’infanzia. Divisa in due registri, l’uno di un nero profondo e l’altro di un blu leggero, quest’opera sembra suggerire che alla spensieratezza dei ricordi d’infanzia succedeva l’inquietudine provocata dall’oscura epoca del Fascismo.

I ricordi erotici animano la bellissima composizione Oh! I tuoi capelli sul materasso (1969), carica di un grande potere emozionale. La capigliatura della donna amata si dispiega sulla tela dalle righe chiare, rese più luminose dalla falce di luna. Essa si sparpaglia in fini reti dorate. Il fondo scuro della tela evoca la nostalgia dell’epoca passata che, mai più, tornerà… Anni dopo, nel 1984, Tulli ridirà questa nostalgia con delle parole in una sua poesia:

«Qualche volta e persino spesso io guardavo e poi te ne parlavo / I tuoi folti capelli biondi sparpagliati sul materasso / Come quelle nuvole nell’azzurro talvolta viola / Come i sogni che nascevano continuamente e / ritornavano in seguito sul materasso vissuto come la vita»

Con gli incontri insoliti della luna e del materasso, il gioco libero delle analogie, il ricorso all’inconscio, sono proclamati i diritti illimitati dell’immaginario. La realtà non è negata (il materasso è là per ricordarcelo) ma è trasfigurata e acquisisce persino una dimensione fiabesca. I segni si sono mescolati ai sogni e i sogni ai segni…

Come classificare Wladimiro Tulli? E’ un pittore futurista? Un pittore figurativo? Un pittore astratto? Un pittore informale? Un astratto-lirico? Un pittore gestuale? Un pittore surrealista? Un pittore geometrico? Ed è veramente necessario attaccargli un’etichetta? Wladimiro Tulli è tutto questo contemporaneamente, ma è soprattutto Tulli, un pittore della totalità. Il suo lungo avanzare attraverso numerosi movimenti dell’avanguardia italiana lo hanno condotto ad una pittura che appartiene solo a lui stesso e che è il frutto di lunghe ricerche formali e spirituali.

Del Futurismo di cui si avvale egli ha preso solo il meglio, l’essenziale. Sul piano del contenuto, ha scelto ciò che vi era di più profondo in questo movimento: la filosofia della vita della Materia e ha lasciato da parte quel che ha fatto la debolezza del Futurismo italiano: l’idolatria della macchina, della civiltà industriale… e soprattutto l’impegno politico (bisogna ricordare che Tulli giovanissimo è stato un resistente al Fascismo e che, nel 1944, e 1945 è stato partigiano e combattente nella Guerra di Liberazione).

Sul piano formale, egli prende dal Futurismo ciò che ne fa la vera originalità: il dinamismo plastico con la nozione delle «forme-forze», la compenetrazione dei piani, del Tempo-Spazio, dell’astratto-concreto, del vicino-lontano, del visto-sognato, i contrasti dei colori e soprattutto, l’idea del ruolo attivo attribuito allo spettatore. Come i pittori futuristi che, nel loro famoso manifesto del 1912, avevano proclamato «Noi metteremo ormai lo spettatore al centro del quadro», Wladimiro Tulli – penso di averlo dimostrato in questo breve testo – arriva ad una vera e propria fusione emozionale con lo spettatore.

Con i pittori surrealisti, Tulli condivide la ricerca del meraviglioso che nasce dal rifiuto della realtà «troppo reale», ma soprattutto la ricerca dello sviluppo di una realtà nuova che quel rifiuto ha liberato. Le sue opere sono pervase dallo stesso onirismo profondo, dallo stesso carattere enigmatico, dalla stessa ricerca dell’analogia universale. Parecchie sue composizioni come I tuoi capelli sul materasso, Nel grande sogno, Il tuo letto è un deserto verde e luna, risentono del Surrealismo, ma più del Surrealismo poetico che del Surrealismo pittorico. Si possono, infatti, stabilire rapporti più stretti con certi poemi di Aragon, di Breton o di Eluard che con certe tele di Dalì o di Magritte.

Nelle tappe del suo itinerario plastico, bisogna certamente tener conto del suo passaggio attraverso l’arte astratta-lirica, attraverso l’arte informale. D’altronde egli ha fatto parte di parecchi di quei movimenti, in modo particolare il MAC di Milano, Forma I di Roma, Gruppo Numero di Firenze. Ma Wladimiro Tulli è troppo profondamente appassionato di libertà per aderire a dei dogmi, seppure formali. Egli procede per la propria strada ed arriva allora alla pienezza della sua arte – l’arte tulliana – che non può confondersi con nessun’altra forma d’arte. Egli dipinge perché ne sente la necessità interiore, racconta perché ha delle cose da dire e perché tutto per lui è piacere. Egli crea allora delle forme organiche, biomorfiche, delle forme lacerate che sono brandelli di realtà, brandelli di sogni. Le forme nate dal gesto di dipingere sono allora delle forme libere che egli organizza in veri e propri spettacoli. Queste forme libere scaturiscono dal suo inconscio, dal suo immaginario ed egli le orchestra gestualmente con un senso innato della costruzione.

Pittore astratto-geometrico? Sì, anche. Wladimiro Tulli non lo nega. Egli si è lui stesso interrogato sul ruolo della geometria nella sua opera:

«Qualche volta invece, accadeva, accade di pensare anche alla geometria / ma non con uno spirito geometrico matematico […] / E ancor meno per essere preciso ad un fatto romantico / come ad un fatto squisitamente geometrico […] / Accadeva, accade di pensare alla geometria come purezza […] come lirismo».

La geometria come lirismo? e perché no? la geometria infatti, regge il mondo ma ci dirige anche. Così, in numerosi suoi «materassi» come Materasso su rettangolo e geometrie varie (1969), Azzurro con forme elicoidali (1973) Materasso in rosso e geometrie varie (1978), Materasso di primavera e geometrie cosmiche (1979-1980), si ritrova lo stesso groviglio di parallelepipedi di ogni genere, di cerchi, di triangoli, di coni, di spirali, di linee spezzate che accompagnano e investono le righe della tela da materassi. I fasci di linee, gli intrecci, le sinuosità ondulanti ci trasportano allora in meandri psichici imprevedibili. Arte geometrica dunque ma che non ha niente a che vedere con le rigorose e serene composizioni di un Mondrian, con le commoventi tele apparentemente spoglie di un Malevitch. Sempre, queste linee geometriche sono in movimento e sembrano tradurre la traiettoria delle nostre vite. In Materasso con Labirinto (1970), Tulli non ci offre, come scrive E. Crispolti, «uno spettacolo d’invenzione formale» ma ci invita ad intraprendere un vero viaggio «del tutto avventuroso dalle molteplici direzioni».

Malgrado il groviglio delle linee tese (e non soltanto tracciate) che sembra inestricabile, si può comunque sperare in una via d’uscita.

Una specie di fantasia spaziale è allora creata con interessanti variazioni di spazio e dei sapienti rapporti di masse. L’effetto drammatico è allora ottenuto con dei piani che vengono avanti o retrocedono, che si staccano o si riuniscono.

La superficie pittorica è fatta anch’essa di forti contrasti. Agli sfondi molto levigati ottenuti grazie alla pittura acrilica, si oppongono spesso delle parti in rilievo dovute ai miscugli di sabbie e di terre come ne Il Pianeta sul pentagramma musicale (1979) o come in Grande Pianeta e stella d’oro e Appuntamento cosmico (1979-1980).

Per ciò che concerne il colore, non si può che essere sedotti dalla sua «stupefacente spontaneità» (Ungaretti), dalla sua totale libertà. L’applicazione rapida, – persino selvaggia – sulla tela provoca allora l’improvvisa apparizione delle forme. E per questo che Wladimiro Tulli potrebbe essere classificato fra i pittori gestuali. Il colore è anche produttore di ritmi colorati, di movimenti vivaci e danzanti. Basta guardare a lungo Il Materasso estivo (1976) per convincersi del movimento dei colori che si scontrano, si aggrovigliano, si corrispondono nello spazio pittorico. Colori senza chiaro-scuro come lo ha fatto notare Virgilio Budini, colori netti e puri. A loro volta, i ritmi di colori organizzano lo spazio, lo strutturano in scansioni fantasiose ed energiche al tempo stesso. E spesso questi ritmi sono creati in un modo propriamente musicale. I colori cantano, sono orchestrati, hanno il proprio timbro. Essi tracciano degli arpeggi, formano degli accordi perfetti, consonanti, che creano una vera e propria sinfonia piena di brio Il Materasso estivo può essere «sentito» come un esultante inno alla gioia. L’uso dei termini musicali non è casuale. Wladimiro Tulli stesso ci induce a ciò. In uno dei suoi «collages» più originali, Pentagramma musicale su rosso e materasso (1977), le righe orizzontali del materasso rappresentano le cinque linee del rigo musicale. E le forme sinuose che vi si muovono sono come delle note legate fra loro dalla melodia. Ne Il Pianeta sul pentagramma musicale (1979) è creato un accordo perfetto – quello del canto del mondo.

Oltre alla loro risonanza musicale, le tele di Wladimiro Tulli sono pervase da una grande densità poetica. Infatti, per lui, la pittura è scrittura del pensiero, scrittura dell’emozione, scrittura dell’immaginario. Veri e propri «oggetti-poemi», queste tele illustrano la teoria dell’Ut pictura poesis.

I titoli scelti rafforzano quest’impressione e fanno parte integrante della tela. Titoli che, sempre, vanno al di là della descrizione, piatta e banale come quei «Numerosi Paesaggi», «Tramonti», «Interni» ecc. Quei titoli sono spesso i termini nascosti della metafora. Sempre ricchi di humour, essi hanno l’aspetto di «frammenti poetici». Infatti, come scrive Magritte, il titolo poetico non ci deve far sapere niente, ma deve «sorprenderci e affascinarci» . Sia che traduca «la traiettoria del sogno» o la cristallizzazione dei ricordi sepolti nell’inconscio, il titolo mobilita l’immaginazione dello spettatore, lo prepara alla scoperta dell’opera.

Poesia e pittura fanno un tutt’uno in questo nuovo oggetto lirico che è una tela di Tulli. Lirismo che è invito al viaggio (forse utopistico) verso un mondo migliore, verso un nuovo mondo, ma senza ingenuità, poiché l’ironia tulliana è correttrice.

Attraverso la fiducia accordata all’invisibile e ai suoi segni, questa pittura veemente, libera, sensibile, ci invita a prendere parte al mondo, a lottare contro la sterile indifferenza, per creare un mondo migliore.

Nöemie Blumenkranz Onimus
Traduzione dal francese di Manuela Marchionni Volpe. Da “WLADIMIRO TULLI – MATERASSI E SOGNI”, Adriano Parise Editore – 1997

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PER APPROFONDIMENTI E ALTRE OPERE:

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Wladimiro Tulli, pittura d’altezza

www.marcianoarte.it/galleria_arte_cornici_napoli/wladimiro-tulli/

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Wladimiro Tulli, brevi note biografiche.

Wladimiro Tulli (Macerata, 1922 – 2003), pittore autore di opere appartenenti al secondo futurismo e all’astrattismo, inizia l’attività intorno al 1938 con il pittore Bruno Tano. Continua le proprie ricerche con Enrico Prampolini e Osvaldo Licini. Viene affascinato inizialmente dal suo concittadino Ivo Pannaggi e da altri futuristi del tempo, Filippo Tommaso Marinetti su tutti, ma anche Giacomo Balla, Fortunato Depero, Gino Severini, Mario Radice. Dopo la guerra si avvicina all’astrattismo instaurando contatti e rapporti con i maggiori astrattisti del momento come Alberto Burri e con i principali movimenti artistici come il MAC di Milano, il Gruppo A di Pesaro, l’Age d’Or e Forma 1 di Roma.

Nel 1953 entra a far parte del gruppo “Numero” di Firenze e grazie ad esso comincia a girare il mondo e ad esporre alcune sue opere in grandi musei fino a far parte attiva del gruppo “Eclats” di Parigi. Nel 1962 è nel gruppo “Levante” di Macerata.

Ha realizzato affreschi, murales, plastiche murali, graffiti e decorazioni in varie città, tra cui la nativa Macerata, Bologna, San Benedetto del Tronto, Ascoli Piceno, Teramo e Rimini. Ha scritto libri e ha eseguito illustrazioni di vari volumi e bozzetti di scenografie teatrali.

Vanta più di cento mostre personali e sue opere sono presenti in tanti musei e collezioni pubbliche in Italia e all’estero.

Nel 1996, su proposta della Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato insignito del titolo di Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

 

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MARCIANO ARTE, galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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