Tommaso Cascella, Senza titolo

Autore:CASCELLA TOMMASO

N. - M. :Roma, 1951

Tecnica:Tecnica mista su tavola

Misure:93,5 x 62 cm

Anno:1987

Classificazione: Moderni, Astratti, Altre Tecniche

Note Critico - Biografiche

TOMMASO CASCELLA 

Roma, 1951

 

Dipinto astratto di Tommaso Cascella del 1987
Tommaso Cascella, tecnica mista su tavola 93,5 x 62 cm del 1987

 

Tommaso Cascella, pittore e scultore 

Alcune recenti opere di Tommaso Cascella sono riferite alla dimensione del cielo, non solo per la scelta dichiarata dai titoli o dal mitico colore della notte, quanto per l’intuizione di uno spazio dilatato, insondabile, all’origine dello sguardo.

Mentre passava attraverso canti d’amore tenuti a mezza voce e bianche numerazioni di geometrie astratte, Tommaso Cascella ha esplorato il paesaggio primordiale dell’occhio in pieno accordo con la mano che incontra la materia senza mai tradirla, assimilata a tal punto da lasciarla fluire nella sua prima apparizione.

Non sono cieli carichi di stelle quelli che l’artista va fissando in queste nuove metafore della pittura, sono misteriose distanze tra lo spazio degli astri e i limiti del tempo che li racconta, senza mai esaurire l’orientamento dei desideri pittorici. In effetti, per poter scegliere di sconfinare nella dimensione rarefatto delle costellazioni astratte non significa per Tommaso Cascella aver dimenticato alcuna delle suggestioni polimateriche di cui s’è nutrito la sua pittura in questi anni di ricerche realizzate.

Libero di spaziare su diverse tentazioni, in rapporto con poeti e letterati, ma pur sempre vicino all’istinto inconfondibile del pittore, l’artista s’è dato all’invenzione di nuove strutture materiche, alla percezione sonora dei colori che s’accendono sulla superficie come bagliori mai visti, ignoti e primordiali in ogni punto del loro farsi immagine.

Lo spazio è costruito dai margini al centro con tensione di forme geometrizzate, i segni sono disarticolati come una semina dentro tutta l’ampiezza del quadro, i gesti emblematici comunicano la magia di un colore senza fine, silenzioso, arcano. tutto ciò conferisce all’immaginazione dei cieli una solida struttura che i ferri, dipinti o naturali, fortificano come una primaria iconografia del mondo. La pittura del presente interroga il grado zero dei materiali, la presenza dei cosiddetti archetipi, il ritorno alle radici del Mito come fonte di segni che risalgono all’inconscio. Di questo dinamica fin troppo esplicita e risaputa Cascella è dunque partecipe, ma quello che conta avvicinare nella attuale destinazione del suo immaginario è quell’opera di scavo, di immersione nella memoria dei segni come presagio di opere future, di immagini che camminano senza sosta nel cerchio magico della rappresentazione. L’artista si fa carico di tutte le nuove apprensioni del linguaggio, fino a sormontare il muro che sta di fronte, implacabile e statico come una visione oggettiva che va infiammata. Nel momento in cui l’artista costruisce le forme del cielo o della terra gravita tutt’intorno alla superficie e quasi le sommuove dal loro stato di inerzia, per dar corpo e voce al cuore primordiale dell’immagine.

L’iconografia possibile, dall’origine celeste alle viscere terrene, è espressa nella supremazia polimaterica della pittura, nel farsi luogo di evidenze tattili del colore, nel costituirsi come costruzione plastica che tuttavia non abbandona la superficie, il suo incanto bidimensionale, quel soffio che può staccare le forme dal piano ma non può vederle fuggire altrove. Esse sono infatti sospese, in bilico, appena mosse da vibrazioni d’ombra che disegnano sul piano altre mutazioni di sguardo, un diverso slittamento tra forma e forma.

É significativo il fatto che la durezza compositiva dei ferri dialoghi con l’atto sensitivo del dipingere in un clima che lascia vedere atteggiamenti da scultore, come può averli un pittore che ama fino in fondo i materiali della pittura. Scultura non è infatti per Tommaso Cascella un gesto di estraneo ma una ulteriore possibilità del dipingere, in presenza di materie riconquistate all’impulso costruttivo del colore. Le sculture fatte con ferro dipinto sono organismi che vibrano nell’aria, con tutta la loro immobilità, con il loro modo di occupare lo spazio senza esserne dominate. Sono sculture che vogliono rientrare nella pittura, perché essa le ha fatte nascere in quel pensiero, e alla superficie tendono nel loro naturale disporsi sulle tre dimensioni.

Non è stata dunque una sorpresa vedere e rivedere questa pittura nutrita di sconfinamenti, di superfici sovrapposte, di margini amplificati verso la parete d’appoggio oppure dettagli di forme balzate fuori dal piano. E d’altro lato è stato naturale scorgere le icone geometriche affondate dentro le terre, i colori diventano impronte di forme immateriali, i segni tracciati lungo traiettorie instabili, intuite prima ancora che conosciute. Tra cieli e terre, tra sogni e concrete illusioni dello spazio si ha l’Impressione che tutte queste membra sparse siano sempre e comunque riunite dall’abilità dell’artista di vederle insieme, orientate in una lettura unitaria, verso una sintesi che contrasta con l’apparente eterogeneità dei singoli frammenti.

Questo carattere si apprezza ancor meglio nelle opere di piccola dimensione o nella misura particolare dei disegni, appunti veloci e duraturi di un mestiere in cui l’esercizio della pittura riconosce se stesso giorno dopo giorno, per processi di invenzione minima, per immagini colte al volo, sottratte ai grandi ritmi della composizione per farsi strumenti immediati della vista e del tatto, luoghi di ascolto dei movimenti primari dell’immagine.

Così non si può esitare di vedere in queste ultime prove di Tommaso Cascella il senso di una energia nascosta e invisibile che si sprigiona nei pieni e nei vuoti delle terre, nelle tracce di argilla dei paesaggi primordiali, nella dimensione dei cieli ferrati, sottoposti all’attrito delle intemperie, solidi eppure così instabili nella mente immaginosa dell’artista che non sa stabilire punti precisi ma infiniti luoghi primitivi della materia.

Claudio Cerritelli,  1991

 

Cenni biografici

Tommaso Cascella nasce a Roma nel 1951 dalla pittrice Annamaria Cesarini Sforza (1921-2017) e dallo scultore Pietro Cascella (1921-2008), ha dipinto sin da bambino negli studi di suo padre e di suo zio Andrea Cascella (1919-1990). Dopo gli studi liceali si è iscritto alla Facoltà di Architettura che ha frequentato per alcuni anni. Nel 1973 apre la stamperia d’arte Etrusculudens, in stretto contatto con Sebastian Matta (1911-2002) e, insieme alla sua prima moglie Emma Politi, si è occupato per lungo tempo di editoria.

Nel 1981 fonda la rivista di Arte e Poesia “Cervo Volante” che pubblicherà fino al 1984. La direzione dei primi numeri è affidata al poeta Adriano Spatola (1941-1988), in seguito sarà di Edoardo Sanguineti (1930-2010) e Achille Bonito Oliva. 

Ad oggi ha realizzato circa 130 mostre personali tra cui importanti esposizioni in Cina e partecipato ad otre 400 collettive. Tommaso Cascella è presente in numerosi musei e collezioni private.

Alcune date significative:

  • 1985 – Prima mostra personale alla Galleria di Luigi De Ambrogi a Milano.
  • 1992 – Mostra retrospettiva al Palazzo Crepadona di Belluno. Mostra alla Galleria Civica di Modena. XXI biennale di scultura a Gubbio.
  • 1995 – Nominato Accademico per la scultura all’Accademia di San Luca.
  • 1996 – Presente con la scultura Cielo alla XII Quadriennale di Roma.
  • 2002 – Assedio, mostra retrospettiva al Palazzo dei Priori di Certaldo.
  • 2006 – Il linguaggio dell’iride, mostra retrospettiva nei Chiostri di S. Agostino a Pietrasanta.
  • 2010 – Presente alla Biennale di Venezia con la scultura Cielo rovesciato
  • 2012 – Incontro con il Maestro Tommaso Cascella, Consiglio di Stato, Roma
  • 2016 – Nominato Accademico dall’Università Roma Tre.
  • 2016 – Nominato Accademico di Merito all’Accademia di Belle Arti di Perugia.

 

Estratto da un testo intervista di Flora Gambardella a Tommaso Cascella

Cos’è per te la tela?

Uno spazio dove voglio cogliere una porzione del tutto come fossero dei “fotogrammi” che racchiudono solo quel che entra nella geometria del riquadro. In realtà il dipinto potrebbe essere infinito in tutte e quattro le direzioni. I segni neri, alle volte, indicano proprio questa idea di prosecuzione e dove, quasi sempre, è presente l’intreccio del DNA o il segno dell’infinito a suggerirci il mistero nel quale siamo immersi.

Ultima domanda, discendente da una famiglia di artisti, tua madre pittrice e tuo padre scultore, l’arte è un fattore determinante dei Cascella, la tua passione per l’arte oltre ad averla assorbita da bambino ha altre radici?

Indubbiamente la mia famiglia è il punto di partenza, ma sin da giovane ho stretto rapporti coni grandi del ‘900, artisti che mi hanno fatto da maestri. La mia pittura diventa anche una dichiarazione d’amore per loro, una mia “cifra” che ci porta al passato prossimo del ‘900 ma anche alle primordiali figure degli albori dell’umanità.

Flora Gambardella,  2019
da “Sulla pelle del mare” mostra personale di Tommaso Cascella al PAN Palazzo delle Arti di Napoli, dicembre 2019 – gennaio 2020

 

 

 

Marciano Arte galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

Potrebbero interessarti anche

Richiedi Informazioni

Opera: