Carlo Striccoli, Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina

Autore:STRICCOLI CARLO

N. - M. :Altamura, 1897 - Arezzo, 1980

Tecnica:Olio su tela

Misure:42 x 52 cm

Classificazione: Paesaggi, Figurativi, Oli, Moderni, Classici

Note Critico - Biografiche

Carlo Striccoli  

Altamura (BA), 1897 — Arezzo, 1980.

 

Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina 

Foto del dipinto di Carlo Striccoli (1897-1980) raffigurante la Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, olio su tela 42x52 cm
Olio su tela 42×52 cm

 

Foto del dipinto di Carlo Striccoli (1897-1980) raffigurante la Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, olio su tela 42x52 cm
Dipinto con cornice

 

 

 

Carlo Striccoli

Carlo Striccoli è musicista e pittore, si diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli, esordendo nei primi anni Venti (Biennale meridionale di Bari, 1924). Vicino alla ricerca artistica di Luigi Crisconio, attivo anche come freschista, è presente all’Esposizione Internazionale di Parigi nel 1937, alle Quadriennali romane e alle Biennali veneziane, nonché alle Sindacali napoletane. Negli anni Trenta, aderendo al movimento di Novecento, impronta la sua ricerca di un rigoroso plasticismo. Con Brancaccio, Notte, Girosi e Fabbricatore affresca nel 1940 la Mostra d’Oltremare. In seguito la sua pittura acquista un tono più concitato ed espressionistico.

Novecento Italiano – AA.VV. – De Agostini Ed. – 1999

 

[…] Un altro pugliese, di Altamura, Carlo Striccoli (1897-1980), si affermò come uno dei principali promotori della corrente novecentista napoletana. Egli partiva dall’insegnamento cammaraniano ricevuto all’accademia, un insegnamento che aveva reso più evidente una sua pittura che lo avvicinò, per qualche tempo a Crisco­nio, di cui tentò di comprendere le ragioni del fascino, e l’evidente significato di avanzamento rispetto a una certa pittura, che conservava intatta la nobiltà di una tradizione illustre. Striccoli aderì più tardi al movimento novecentista, e ancora nel 1930 egli esponeva dipinti ispirati ad una vigorosa e puntuale resa del vero, nel senso del naturalismo cammaraniano. Successivamente, e non si è mai capito perché, Striccoli sbandò, si perdette nella imitazione quasi letterale di un Carena, di un Salietti e dei pittori più stanchi e prevedibili della moda novecentista. Per ritrovare il filo della sua pittura, dovette passare molto tempo, fin quasi agli anni ‘40, quando ritrovò gli agganci con quelli che erano stati i suoi reali maestri: oltre Cammarano, Villani, Mancini e Crisconio. Sostenuta da una autentica forza nativa, la pittura di Carlo Striccoli riuscì subito dopo ad affermarsi come quella di un artista di sicuro talento, anche se i suoi limiti rimanevano quelli dell’incapacità a condurre conseguentemente una sua esperienza positiva nel senso realistico. La breve esperienza novecentista era ancora da superare, e per superarla erano necessari una coscienza culturale e un senso critico che Striccoli non ebbe mai a sufficienza, per cui gli mancò la capacità di mettere a frutto, con audacia, tutte le qualità native di cui non aveva esatta consapevolezza. Il pittore doveva andare oltre la pura espressività istintiva. Cosa sarebbe stata la pittura di Striccoli, se fosse riuscito a mettere a frutto certe sue scoperte cromatiche, quei grigi argentei presenti in ceni quadri, specie nei nudi e nei volti femminili, o nei paesaggi, visti in una maniera che rivela efficacemente l’atmosfera dell’ora o delle stagioni? Negli ultimi tempi la sua pittura si avvicinò ad una sorta di espressionismo automatico, e in questo senso egli compi passi notevoli nel definire il suo mondo. Nuovi contenuti urgono allo spirito di un artista della sua natura e i generi non soddisfano più; ciò si avverte dal modo furibondo col quale Striccoli tenta di risolvere e di chiudere un paesaggio o un quadro di figure, adoperando una tecnica abbreviativa, come di chi è preso dall’orrore di cadere nel non piacevole gioco del «color locale». Striccoli tuttavia resta tra i più dotati pittori meridionali, anche se il cammino accidentato da lui percorso è esemplare di una condizione umana di sbandamento e di crisi dell’arte verificatasi dopo il 1950 e di cui egli è stato una delle vittime.

Arte e Artisti a Napoli (1800-1943): cronache e memorie – Paolo Ricci – Guida Ed. – 1983

 

 

Carlo Striccoli

Nato ad Altamura (Bari) nel 1897 e diplomatosi in pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Carlo Striccoli ha partecipato per invito a tutte le Biennali veneziane dal ‘34 in poi, alle Internazionali di Barcellona e di Parigi (1937), alle Quadriennali di Roma e alle Nazionali di Milano, Firenze, Napoli.

Alfredo Schettini:

“Vero pittore, già negli anni giovanili Striccoli aveva un riserbo inquieto ed un’ansia nascosta: pur fortemente affascinato dalla viva tradizione locale, sentiva fin da allora l’esigenza della contemporaneità. Ed ecco perché la sua pittura è entrata nel presente artistico attraverso un sentimento attivo e la ricerca incessante di una modernità intesa però positivamente e senza avventure. Così le sue immagini, espressive di una bellezza intima e naturale, sono rivestite di intensità e caratterizzate da una energia istintiva, scintillante e scultoreamente sintetica.”

Piero Girace:

“Carlo Striccoli, artista impetuoso, di una carica emotiva sconcertante, lavora instancabilmente, tra entusiasmo e scontentezza, dando vita ad un suo inconfondibile mondo pittorico destinato, in virtù della sua potenza espressiva e poetica, a reggere il collaudo del tempo.”

Carlo Barbieri:

“La sua ardente foga di naturalista espressivo, così liberamente impegnato nella tradizione chiaroscurale napoletana (dal Seicento a Mancini), ha saputo ritemprarsi ed integrarsi nell’area della sensibilità moderna. Striccoli, pur fedele alla continuità stilistica e alla dimensione ideale d’un determinato ambiente storico, è pittore d’oggi, partecipe delle ricerche odierne, impegnato a fondo nella problematica che vi si connette. Così distante dalle astrattezze, come dalla illusoria concretezza d’un superficiale realismo.”

Mercato della Pittura napoletana – AA.VV. – Cin. Ed. Napoli – 1978

 

Carlo Striccoli

Negli anni trenta, diplomatosi in pittura all’Accademia di B.A. di Napoli dopo aver messo a punto una salda preparazione, Carlo Striccoli – smilzo, bruno, capelli nerissimi – iniziava la sua carriera artistica nel gruppo bohémien del «Quartiere Latino» di via Rosaroll, rivelandosi una specie di tzigano per il modo di suonare il violino, che allora lo appassionava forse quanto la pittura. In quegli anni giovanili mostrava un riserbo inquieto e un’ansia nascosta: e, pur affascinato dalla tradizione locale del luminismo chiaroscurale (viva dal Seicento a Mancini), avvertiva sin da allora l’esigenza dell’attualità. Perciò la sua pittura è entrata nel presente artistico attraverso il sentimento attivo e la ricerca incessante di una modernità intesa però positivamente, senza avventure (e con tali connotati Striccoli ha partecipato per invito a varie Biennali veneziane, alle Internazionali di Barcellona e di Parigi, alle Quadriennali di Roma, alle Nazionali di Milano, Firenze, Napoli, mentre alle sue opere toccavano prestigiose collocazioni). Le sue immagini, espressive di una bellezza intima e naturale, sono rivestite di intensità e caratterizzate da un’energia istintiva, scintillante e scultoreamente sintetica. Un vigore particolare sostiene le raffigurazioni degli aspetti tipici e dei personaggi della sua terra (Costumi pugliesi, Contadini di Altamura), come se il calore di quella terra si trasfondesse nella sua pittura, facendo emergere dal profondo notazioni proprie di un temperamento meridionale – diremmo anzi rurale – che in quei contesti tematici è portato ad esprimere il meglio di sé e che, all’aria aperta, realizza appieno il proprio talento. Più di altri pittori Striccoli guadagna quando è se stesso, ad onta di qualche accidentale esuberanza in cui talvolta incorre (ma ciò è la riprova dell’esistenza di qualità di fondo e di una salda strutturazione che, anche in quei casi, consentono il recupero di valori e il ristabilimento di equilibri tonali). In realtà, per Striccoli essere se stesso significa operare in una condizione di costante concitazione, di nervosismo, di inquietudine, di insofferenza, dipingere con un fare sciolto, senza altre risorse che quelle del proprio istinto, con pennellate graffianti che strappano e fissano sulla tela brandelli di «vero» luminoso: e in tal modo riesce ad essere concisamente frammentario, splendido, vibrante, abbozzando – ma con tratti che sono definitivi e compiuti – inquadrature urbane ove campeggiano monumenti o dove il tema è essenzialmente il gioco chiaroscurale, o delineando figure femminili nelle quali è più evidente lo sforzo di una ricerca condotta nell’area della sensibilità moderna e della problematica che vi si connette, senza per ciò venir meno a una qualificante fedeltà stilistica.

Cento Pittori Napoletani – Alfredo Schettini – So.Gra.Me – 1978

 

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Marciano Arte, galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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