Roberto Matta, L’autoapocalipse (4 opere)

Autore:MATTA SEBASTIÁN ROBERTO

N. - M. :Santiago del Chile, 1911 — Civitavecchia, 2002

Tecnica:Acquatinta. Tiratura 150 esemplari

Misure:40 x 50 cm

Anno:1983

Classificazione: Figure, Figurativi, Astratti, Altre Tecniche, Moderni

Note Critico - Biografiche

Roberto Sebastián Matta

Santiago del Chile, 1911 — Civitavecchia, 2002

 

 

L’autoapocalipse

Opera di Roberto Sebastián Matta, acquatinta del 1983 su carta 40 × 50 cm, in tiratura limitata di 150 esemplari, di cui questo è il n. 22/150. L’autoapocalipse presenta una composizione surreale divisa tra un fondo rosso nella parte superiore e toni azzurri in quella inferiore. Forme organiche e vaporose evocano esplosioni o nubi in trasformazione, mentre figure biomorfiche e silhouettes fluttuanti popolano lo spazio, suggerendo un paesaggio psichico in continua mutazione. La tecnica dell’acquatinta valorizza le sfumature tonali e conferisce all’opera un’atmosfera intensa e visionaria.
Esemplare n. 22/150

 

 

Opera di Roberto Sebastián Matta, acquatinta realizzata nel 1983 su carta, 40 × 50 cm, in tiratura limitata di 150 esemplari e questa è la n. 88. L'autoapocalipse presenta una composizione surreale ambientata su una superficie curva, quasi planetaria, immersa in un'atmosfera sfumata tra verde e giallo. Figure stilizzate e biomorfiche, alcune sedute o reclinate, popolano lo spazio in atteggiamenti enigmatici, mentre elementi meccanici e organici si intrecciano in una narrazione sospesa. La scena suggerisce una dimensione teatrale e simbolica, tipica del linguaggio di Matta, in cui il paesaggio psichico prende forma attraverso segni essenziali e dinamici. L'acquatinta conferisce morbidezza ai passaggi cromatici e profondità all'insieme.
Esemplare n. 88/150

 

 

Opera di Roberto Sebastián Matta, acquatinta realizzata nel 1983 su carta 40 × 50 cm, in tiratura limitata di 150 esemplari e questa è la n. 22. L'autoapocalipse è pervasa da un'atmosfera calda e quasi extraterrestre, costruita attraverso una palette di rossi, aranci e gialli che evocano scenari vulcanici e cosmici. La composizione è animata dalle tipiche figure antropomorfe e biomorfe dell'artista, sottili e ibride, sospese tra umano, insetto e macchina, che fluttuano in uno spazio privo di gravità. Al centro-sinistra una figura appare seduta su una forma tondeggiante, simile a un organismo primordiale o a un veicolo, mentre altre presenze si muovono verso destra in atteggiamenti dinamici, quasi danzanti. Schizzi, puntinature e segni diffusi suggeriscono energia in espansione, come polvere stellare o scariche elettriche. Lo spazio si configura come una scatola cosmica, priva di prospettiva tradizionale, dove il vuoto dialoga con il pieno. Le linee sottili e nervose rafforzano il senso di tensione, vitalità e trasformazione continua.
Esemplare n. 22/150

 

 

Esemplare n. 22/150

 

Disaggregando l’auto, Roberto Sebastián Matta fa esplodere tutte le contraddizioni in essa contenute, viene cioè disarticolato il meccanismo che si poteva coattivamente imbastire attraverso condizionamenti, pressioni esterne e interne alla vita produttiva, per soddisfare nel modo più inderogabile e preordinato le esigenze del profitto attraverso lo sfruttamento e il lavoro diventato merce. Nel momento in cui ciò esplode e la più incondizionata fantasia può disincagliarsi da tutte quelle lamiere, viene riaffermato che «il bisogno umano è creazione e sviluppo di personalità, mentre il lavoro non si profila più come strumento, non più strumento ma fine, libera e creativa espressione della personalità e perciò a sua volta inesauribile origine di bisogni umani». Questa disaggregazione compiuta da Matta è talmente «inesauribile origine di bisogni umani», che l’auto, una volta distrutta, non diventa una serie di sculture o una scultura astratta, ma una casa, aggregata con gli stessi elementi tagliati con il coltello del macellaio di Wen Huei, una abitazione frutto di libertà e quindi primo esempio di un vivere, di un abitare, secondo esigenze di liberazione umana.

Se prima c’erano un uomo di fronte a un’auto e quindi, secondo la logica capitalistica, due oggetti, ora abbiamo avuto un uomo che disarticolando e riaggregando si è rifatto protagonista di libera creatività, e quindi soggetto, mentre l’auto, reinventata in una nuova articolata unità, è diventata, anch’essa, soggetto. Poiché infatti l’oggetto non è né anima né cosa materiale: è fondamentalmente un rapporto sociale. In altre parole, l’oggetto non è nulla in se stesso: e se, può essere solo un soggetto per un altro soggetto. Se si accetta questa concezione, ecco che di pari passo cominciamo contemporaneamente una nuova sociologia e quindi una crisi del disegno, poiché gli oggetti attuali sono l’espressione di tutto un sistema secondo cui i soggetti diventano oggetti l’uno per l’altro. D’altro canto noi siamo racchiusi in un universo di oggetti, in una fittissima trama di segni, di funzioni, di bisogni legati agli oggetti.

Disegnarli, concepirli in insiemi sempre più stereotipi, anche se molto vari, non fa che ancorarci sempre di più all’astrazione e alla separazione sociale. Se gli oggetti incarnano un rapporto sociale reificato, essi devono sparire affinché si possa inventare un altro rapporto sociale. Se il disegno in altro non consiste se non in un calcolo perfezionistico di questo universo di segni e di oggetti, allora anche il disegno deve sparire.

Bisogna infatti porre la necessità, affinché gli uomini trovino la possibilità di uno scambio simbolico, di un passaggio attraverso gli oggetti, cioè, in altre parole, della morte del disegno. È ciò che ha fatto Matta, che non si è messo a disegnare un’auto o altri oggetti, ma è passato attraverso l’auto disarticolandola: reinventandola in Autoapocalisse, volendo confermare che una pratica vivente solo se postula l’ipotesi della propria morte.

E però mentre alcuni critici e teorici pongono l’ipotesi della fine dell’arte in modo assoluto e perciò, in ultima istanza, decadente, Matta dice che l’arte deve finire se questa è la condizione affinché la libera creatività umana viva e si potenzi come un grande occhio dentro di noi che guarda in ogni parte e, mentre guarda, inventa e rifonda, finché l’umanità si abitui a capire che vivere è inventare di continuo, guardare e trasformare ciò che si vede in nuove, libere aggregazioni: finché avvenga che il mondo sia popolato soltanto da soggetti.

Renato Nicolai

 

 

L’autoapocalipse

Il progetto L’autoapocalipse di Roberto Sebastián Matta è un ciclo di acquetinte del 1983 su carta 40 × 50 cm. Edizione limitata di 150 esemplari (di cui le presenti sono le numerazioni 22/150 e 88/150). L’opera complessiva si configura come una narrazione visionaria e frammentaria, dove l’artista cileno esplora la collisione tra l’entità biologica e il mondo meccanico, trasformando il concetto di “apocalisse” in una metamorfosi continua di forme e colori. Attraverso la tecnica dell’acquatinta, che consente una resa morbida, polverosa e ricca di passaggi tonali, Matta costruisce diverse dimensioni psichiche, ognuna definita da una precisa dominante cromatica e da una tensione simbolica specifica.

In una delle tavole “dell’autoapocalipse”, lo spazio è suddiviso cromaticamente tra un intenso rosso sfumato superiore e una zona inferiore azzurra, creando un contrasto atmosferico in cui figure biomorfiche e silhouettes distese fluttuano in un equilibrio tra visione onirica e dinamiche energetiche. Un’altra composizione si concentra invece su un nucleo tecnologico, una sorta di “morfologia psicologica” centrata su tonalità ocra, terra di Siena e seppia; qui domina una struttura radiale circondata da orbite di punti e linee vettoriali che evocano un laboratorio cosmico o un motore in rotazione.

Il percorso visivo del progetto “L’autoapocalipse” prosegue con una tavola dominata da un verde smeraldo che sfuma verso un giallo solare, suggerendo un ambiente naturale o sottomarino popolato da figure totemiche scure, simili ad antenne o osservatori impegnati a captare onde sonore e campi magnetici. Infine, il progetto culmina in un’atmosfera satura e incandescente di arancioni e rossi vividi, dove creature ibride si fondono in una danza magmatica priva di centro gravitazionale. L’insieme delle opere restituisce una dimensione cosmica in cui il segno sottile e le campiture sature dialogano per rappresentare l’alienazione e la vitalità dell’uomo moderno, intrecciando distruzione e rigenerazione in un linguaggio visivo fortemente evocativo e surreale.

 

 

 

Roberto Sebastián Matta: L’architetto dell’inconscio che rivoluzionò il Surrealismo

Cosa accade quando un architetto decide di non costruire più edifici, ma mondi interiori? Quando la precisione della linea diventa lo strumento per esplorare l’abisso dell’inconscio? La risposta la troviamo in Roberto Sebastián Antonio Matta Echaurren, semplicemente conosciuto come Matta. A voi che state cercando un artista capace di unire rigore intellettuale, passione politica e una visionarietà che anticipa il futuro, questo viaggio nella vita e nell’opera di Matta offrirà spunti preziosi.

Le origini di un visionario: dall’architettura di Le Corbusier a Parigi

Nato a Santiago del Cile l’11 novembre 1911, Matta sembra destinato a una carriera razionale e misurata. Si laurea in architettura alla Universidad Católica de Chile e, nel 1933, parte per l’Europa. Il suo talento lo porta direttamente a Parigi, dove entra nello studio del gigante dell’architettura moderna: Le Corbusier.

Lavorare con il maestro del razionalismo gli fornisce una struttura mentale solida, una comprensione profonda dello spazio e della geometria che non lo abbandonerà mai. Tuttavia, è l’incontro con il mondo dell’arte a cambiargli la vita. Un viaggio in Spagna gli fa conoscere Federico García Lorca, che gli fornisce una lettera di presentazione per un artista altrettanto folle: Salvador Dalí . Dalí, colpito dai suoi disegni architettonici, lo incoraggia a mostrarli al “Papa” del Surrealismo, André Breton. Nel 1937, Matta viene ufficialmente accolto nel movimento, portando con sé una ventata di freschezza e una prospettiva unica, quella di chi vede lo spazio non come un contenitore, ma come una entità fluida e plasmabile.

La poetica della “Quarta Dimensione” e delle “Morfologie Sociali”

A differenza di Dalí, che documentava i sogni con meticolosità iperrealista, o di Magritte, che giocava con il paradosso, Matta inventa un linguaggio del tutto originale. I suoi dipinti non rappresentano l’inconscio, sono l’inconscio in azione.

Trasferitosi a New York nel 1938, introduce gli artisti americani alle tecniche dell’automatismo psichico: dipingere in modo rapido, lasciando che la mano si muova da sola sulla tela per far emergere forme grezze e primitive. Tecnicamente, le sue tele sono esplosioni di colore, dove lo spazio tradizionale viene forzato, curvato, quasi “bruciato” per creare quella che lui chiamava la “Quarta Dimensione” . I critici hanno parlato di Inscapes (paesaggi interiori), mondi abitati da “Morfologie Sociali”: figure ibride, metà macchine e metà organismi viventi, che fluttuano in atmosfere cosmiche e inquiete.

Influenzò in modo decisivo gli Espressionisti Astratti come Gorky, Pollock e Motherwell . Ma la sua arte non è mai solo estetica. Profondamente segnato dalle guerre e dai regimi totalitari (l’amico García Lorca fu ucciso dai franchisti), Matta usa la sua arte come strumento di denuncia. Opere come La Question (1958) e Chasse aux adolescents sono potenti grida di dolore contro la guerra d’Algeria e le violenze del potere.

Roberto Sebastián Matta scultore: il fuoco primigenio e gli archetipi universali

Se avete amato la potenza delle sue tele, le sculture di Matta vi sorprenderanno. Non si tratta di semplici traduzioni tridimensionali della sua pittura. Come evidenziato dalla grande mostra collaterale alla Biennale di Venezia, Matta considerava la scultura un ritorno alle origini, al magma tellurico della terra.

Le sue sculture in bronzo sembrano emergere da un’eruzione vulcanica. Sono totem, divinità pagane, ibridi di uomo e animale che richiamano le culture precolombiane del Sud America e l’antichità mediterranea. Opere come CromagnakGanesha o Perù hanno una forza primitiva quasi sciamanica . Ma accanto a questi colossi, Matta progetta anche oggetti di design, come il celebre sistema di sedute “Malitte” (dal francese mal assis, “mal seduto”), un puzzle di forme organiche e colorate che sfida la concezione tradizionale del mobile, unendo arte e funzione in modo giocoso e visionario.

 

 

MARCIANO ARTE, galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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