Emilio Notte, Senza titolo

Autore:NOTTE EMILIO

N. - M. :Ceglie Messapica, 1891 - Napoli, 1982

Tecnica:Pastello su cartoncino

Misure:50 x 70 cm

Classificazione: Paesaggi, Figure, Figurativi, Altre Tecniche, Classici, Moderni

Note Critico - Biografiche

EMILIO NOTTE 

Ceglie Messapica, 1891 – Napoli, 1982

 

senza titolo

Quadro dipinto da Emilio Notte (1891-1982), pastelli su cartoncino 50x70 cm
Emilio Notte (1891-1982), pastelli su cartoncino 50×70 cm

 

 

Emilio Notte

Originario della provincia brindisina, Emilio Notte mostrò un innato talento in giovanissima età, al punto che i suoi genitori decisero di portarlo a Napoli al fine di mostrare le sue prime opere a Vincenzo Volpe, il quale fu colpito dal talento di questo ragazzo e lo indirizzò verso studi artistici. Il trasferimento in Toscana gli permise di crescere acquisendo maggiori stimoli e fu nella città fiorentina che si avvicinò al movimento futurista, decidendo di aderirvi appieno, firmando anche un manifesto di propaganda. A una fase successiva appartiene l’adesione al “ritorno all’ordine”. In seguito si trasferì a Napoli, dove acquisì la cattedra di pittura presso l’Accademia di Bella Arti.

Le tematiche che predilesse rappresentare furono quelle inerenti la vita degli oppressi e dei semplici, non disdegnando la figurazione di ritratti e nature morte, proprio in virtù del suo desiderio di cimentarsi con tutti gli ambiti della rappresentazione. La sua personalità artistica scandagliò le diverse correnti che caratterizzarono la prima metà del Novecento: preparato conoscitore dei grandi maestri del passato, il suo stile fu di rottura nei confronti dei canoni classici, subì l’influenza di Cezanne, ma anche di Picasso. La sua esperienza presso le Accademie di Belle Arti e il suo ruolo di docente presso quella di Napoli, lo condussero a instaurare rapporti con i giovani allievi, a voler loro trasmettere la passione per la incessante ricerca artistica: di questo ne è testimonianza il suo costante interesse per la grafica, un interesse in continuo divenire, che trova ampio riscontro nei numerosi disegni, raccolti da un appassionato collezionista, attento alla produzione dell’artista, che ne rappresentano l’originalità e la forza espressiva, mostrando il dinamismo plastico tipico della produzione dell’artista.

Federica Barile

 

 

Incontri con Emilio Notte

Si può vivere mezzo secolo in una città, con pubbliche e qualificanti funzioni, e rimanere un isolato. Si può dare all’arte tutta una vita, e più volte nel ruolo di eccezionale protagonista, senza quel riconoscimento che pure avremmo meritato. E’ il caso di Emilio Notte, per il quale oltre trent’anni di magistero alla cattedra di pittura dell’Accademia di Napoli e varie generazioni di allievi, molti dei quali, oggi, famosi artisti, non sono stati sufficienti a creargli uno spazio. Né si può dire, che la sua straordinaria vicenda di pittore, sempre impegnato nella ricerca di un linguaggio attuale e convincente, dagli anni lontani dell’esperienza futurista ai più vicini echi picassiani, abbia avuto migliore fortuna. Eppure la grandezza di Notte, il suo rigore morale, l’esempio di una lezione, che è stata anche di libertà ed antifascismo, i risultati della sua lunga e luminosa attività sono fuori discussione, e stanno a testimoniare quanto la città, e vorrei dire il Paese sono in debito con lui.

Mario Gomez D’Ayala
Presidente del Consiglio Regionale della Campania, 1977

 

 

Emilio Notte

Lasciati gli studi classici per la pittura. dal 1906 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli come allievo di Vincenzo Volpe, per poi trasferirsi, dal 1908, sotto la guida di De Carolis e Sartorio, a quella di Firenze dove frequenta lo studio di Fattori e la cerchia di intellettuali, da Papini a Soffici, da Rosai e Russolo a Palazzeschi. Profondamente sensibile alla tematica degli umili e degli oppressi, che torna costantemente nella sua produzione, attento alle suggestioni di Cézanne come a quelle dell’Espressionismo di Ensor e Schiele, Notte aderisce al Futurismo che tende tuttavia “a raffreddare nel cubismo”, avvicinandosi più al costruttivismo geometrico di Picasso e Braque, che alla compenetrazione dinamica di un Boccioni. Sebbene prenda le distanze da alcune tematiche futuriste quali l’incondizionata esaltazione della macchina e la retorica interventista, fra il 1918 e il ’20, grazie anche alla frequentazione milanese di Marinetti, Margherita Sarfatti, Sironi, Carrà e Arturo Martini, realizza le sue opere più autenticamente futuriste caratterizzate da un accentuato dinamismo e da un più acceso cromatismo. Il trasferimento a Roma, dal ’24, segna la sua adesione a Novecento e “al ritorno all’ordine” che lo porta alla rielaborazione dei capolavori del Quattrocento fiorentino e del Rinascimento veneto, da Tiziano a Veronese, e a subire il fascino del Realismo magico e della monumentalità di Sironi. In questi anni l’intensa attività espositiva, che lo vede partecipare a numerose Biennali di Venezia e realizzare le prime personali, si alterna a quella didattica, con la cattedra di Pittura presso il Liceo Artistico di Venezia (vinta nel 1923) e poi gli incarichi alle Accademie di Belle Arti di Roma e di Napoli, dove alla forte ostilità dei colleghi più tradizionalisti si contrappone l’entusiastica accoglienza dei giovani studenti che Notte guida nell’aggiornamento sulle avanguardie europee e internazionali. Negli anni Trenta-Quaranta ritorna all’Impressionismo, mostrando, in opere come “Ballerina” del 1938, un recupero della capacità espressiva del colore di Renoir e Cézanne. Gli anni Quaranta, apertisi con la realizzazione dell’affresco con il “Mito di Ulisse” nell’Auditorium della Mostra d’Oltremare a Napoli, dove si era trasferito nel ’36, sono segnati dalla guerra, cui rimanda il drammatico corpus di diciotto fogli “Disegni sotto le bombe”, che l’artista realizza a matita grassa tra il 1941 e il 1944 in un rifugio antiaereo del rione Materdei: volti e figure, frammenti di una tragedia corale e di uno stato d’animo personale tradotti in un segno snervato ed estenuato memore delle filiformi figure di “Quelli che restano” degli “Stati d’Animo” di Boccioni e di alcuni appunti disegnativi di Cézanne. Gli anni ’50 segnano l’adesione al partito comunista e al neo-realismo, e opere di profondo impegno etico-politico, quali “1° maggio”. Realizzata nel 1956 nella sezione del PCI, ospitata in un basso, l’opera, che nella forza del segno e nell’accesa cromia rimanda ai modi di Guttuso, immortala un frammento di vita di Materdei, ritraendo nei partecipanti al corteo, oltre allo stesso Notte, i volti di abitanti del quartiere: operai, muratori, sarti e guantaie, sui cui volti erano ancora visibili i segni della guerra.

Maria Confalone
da “9cento – Napoli 1910-1980 per un museo in progress” Electa Napoli, 2010

 

 

 

 

 

 

MARCIANO ARTE, galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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