Autore:CRISCONIO LUIGI
N. - M. :Napoli, 1893 - Portici, 1946
Tecnica:Olio su tela
Misure:90 x 70 cm (Ingombro con cornice 120 x 100 cm)
Anno:1945
Classificazione: Oli, Figure, Classici, Figurativi


Opera di Luigi Crisconio raffigurante il ritratto della signora Maria Serpone. Titolo riportato a tergo della tela “Ritratto della Signora Maria Serpone Amenduni eseguito dall’artista Prof. Luigi Crisconio dicembre 1945 Napoli“. L’opera è inserita nel catalogo d’asta del 1967 della galleria d’arte, Bianchi d’Espinosa e Rossato.
La famiglia Serpone ha svolto un ruolo determinante nella produzione artistica di Luigi Crisconio. Le commissioni dei Serpone, tra cui i ritratti di famiglia, testimoniano un rapporto di fiducia e collaborazione che ha permesso all’artista di produrre opere di eccezionale valore artistico e di esplorare con raffinata sensibilità la rappresentazione della figura e degli interni. Oggi le opere della Collezione Serpone di questo autore rappresentano la produzione migliore dell’espressione artistica del Novecento napoletano tanto da essere esposta anche al Museo di San Martino.
Crisconio è un pittore semplice. Perciò è difficile. Perciò al nostro occhio «moderno» può passare quasi inosservato. Semplice non vuol dire ovvio, non vuol dire arido; è solo una definizione a posteriori; voglio dire che quella semplicità è il risultato di una riduzione ai termini essenziali di una esperienza profonda, di una indagine del reale senza soste, di una comprensione acuta delle contraddizioni, che per esprimersi non ha bisogno di alcun contorcimento di alcuna complicazione concettuale; e cioè diventa d’un tratto, ad un tratto, concetto, e perciò giudizio; soluzione di tante pene, esperienze, meditazioni, osservazioni, gioie, letture, discorsi, insonnie e cosi via. Di tutto ciò che fa la vita di un uomo che s’accorge di vivere, che non è distratto dalla vita. Certo che non accadde sempre a Crisconio di essere così felicemente semplice, ma lo è molto spesso. Tanto spesso da configurarsi, come figura d’artista, in questa «semplicità». Quando si farà finalmente questa passeggiata critica disinteressata che permetterà di vedere, fuori della sacralità delle mode, quali sono stati (e quali sono) in questo secolo, i pittori, in Italia? Crisconio avrebbe un posto diverso da quello che ha. Sono pochi a conoscerlo. Io stesso che pure non mi curo molto di ciò che viene celebrato e consacrato ufficialmente, l’ho scoperto in un dipinto esemplare attaccato a una parete nello studio di Paolo Ricci. Poi vidi altri quadri. Ricordo un busto di bambino nudo, degno della migliore pittura realistica italiana (non solo del miglior Mancini). Vicino, per energia pittorica, per sentimento della realtà, per semplicità, a Traversi, a Cerruti, e, vorrei dire, a Caravaggio (l’inclinazione del busto, la testa leggermente piegata e protesa in avanti fanno pensare al «Bacchino malato»). Ricordo dei piccoli nudi (uno poggiato su una zona bianca che taglia la tela in diagonale, mi pare, della collezione Noviello); e poi gli autoritratti, vivi, presenti, diretti nel discorso. Quello controluce così fermo e così vivo. Mi auguro che i critici vengano a vedere questo pittore che forse ignorano, e si convincano della sua rara qualità. Mi auguro che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna si accorga che Crisconio è una voce di cui va dato conto, nella pittura dei primi quarant’anni di questo secolo, e che è una voce più forte di altre, più pura e più vera, anche se non fu futurista, metafisico o altro, ma solo un vero pittore, legato agli uomini che conosceva, alla terra, alle cose, al paesaggio che conosceva.