Duca della Torre, Montagnola formatasi nel cratere del Vesuvio l’anno 1754

Autore:FILOMARINO ASCANIO ( Duca della Torre )

Disegnatore:Olivio D'ANNA

Incisione:Vincenzo ALOJA (1769 - 1817)

Editore:Vincenzo Talani

Tecnica:Acquaforte

Periodo:1795 Napoli

Misure:24 x 33 cm

Soggetto:Vesuvio

Note Critico - Biografiche

Veduta Settima Montagnola formatasi nel Cratere del Vesuvio l’anno 1754

 

Stampa antica del Duca della Torre Ascanio Filomarino, “Veduta Settima Montagnola formatasi nel Cratere del Vesuvio dell’anno 1754"
Duca della Torre Ascanio Filomarino, “Veduta Settima Montagnola formatasi nel Cratere del Vesuvio l’anno 1754” disegnatore Olivio d’Anna, incisore Secondo Bianchi. Acquaforte del 1795.

 

 

Bella incisione all’acquaforte raffigurante una veduta del 1754 con la montagnola formatasi nel cratere del Vesuvio, tratta da una rarissima raccolta di piccole tavole sulle varie eruzioni del vulcano, autore Ascanio Filomarino Duca della Torre, editore Vincenzo Talani. Napoli, 1795.

 

 

Eruzione del Vesuvio del 1754 

Eruzione mista – Lave a Ottaviano, Boscotrecase e Boscoreale; caduta di piroclastici nel vallone della Vetrana, Torre del Greco e Portici. La lava scaturì da una frattura sul fianco meridionale del vulcano. La colata principale si divise in tre diramazioni (vedi località interessate). Durante l’eruzione si ebbe continua attività stromboliana al cratere del Vesuvio, con fontane di lava il 19 gennaio. Nel corso dell’eruzione più volte si aprirono fratture sul fianco meridionale del vulcano, dalle quali fuoriuscì lava piuttosto fluida. Lave per 80 milioni di metri cubi. Danni per 102.300 ducati. Distruzione di boschi, campi, vigneti. Prima dell’eruzione si era formato un conetto di scorie da attività stromboliana, che crollò dopo l’eruzione. L’eruzione non fu preceduta da attività sismica.

 

 

ASCANIO FILOMARINO DUCA DELLA TORRE 

Napoli, 1751 – 1799

 

LA FORMAZIONE DEL DUCA DELLA TORRE

Nato nel 1751, Ascanio Filomarino Duca della Torre, come suo fratello Clemente, studiò presso il Collegio Nazareno di Roma, luogo d’eccellenza per lo studio delle discipline scientifiche in Italia. Il padre, Giovanni Maria Della Torre, importante naturalista romano trasferitosi a Napoli fin dal 1741, insegnava matematica e fisica e fu tra i maggiori divulgatori delle teorie newtoniane nel Meridione.

Nel 1770, tornato a Napoli, Ascanio si dedicò al naturalismo, seguendo la sua vocazione alla scienza sperimentale, forse anche influenzato dal padre. Ben presto iniziò a collaborare con lo scienziato partenopeo Gaetano De Bottis.

Mosso da un grande interesse per l’attività e il cratere del Vesuvio, fin da giovanissimo il duca andò raccogliendo una vasta selezione di rocce vulcaniche che provvedeva via via a catalogare; per lo stesso motivo mise insieme un formidabile patrimonio librario la cui fama oltrepassò i confini della capitale borbonica. Egli fu in contatto con molti naturalisti tra i quali William Hamilton, Scipione Breislak e Giuseppe Gioeni, scienziato catanese a sua volta proprietario di una collezione naturalistica molto famosa nel Settecento.

Ascanio venne in contatto con le idee libertarie dei maggiori esponenti dell’illuminismo partenopeo e in particolare conobbe a fondo Gaetano Filangieri. Nella Napoli di fine secolo la passione per l’osservazione dei vulcani si accompagnava spesso con la fede politica giacobina.

Nobile e colto, Ascanio fu molto apprezzato a corte; gentiluomo di camera di Ferdinando IV, ebbe per un certo periodo una discreta influenza presso il sovrano borbonico, al cospetto del quale cercava di fare spazio agli ideali riformisti suoi e di quanti come lui individuavano nel progresso scientifico e tecnologico la via maestra per l’emancipazione economica dello stato. Fu infatti tra i promotori della “Scelta Miscellanea”, rivista nata con lo scopo di divulgare le scoperte scientifiche più recenti.

Ascanio Filomarino divenne presto molto esperto dell’attività eruttiva del Vesuvio tanto da partecipare attivamente alle discussioni nate intorno al sisma del 1779. Il fenomeno del 1794, poi, diede occasione ad Ascanio Filomarino di verificare la validità di alcune sue ipotesi e l’efficienza degli strumenti per il rilevamento dell’attività sismica che egli stesso aveva realizzato. Le sue osservazioni diedero luogo alle “Lettere due sull’eruzione del Vesuvio del 15 giugno 1794”, opera molto apprezzata in Italia e tradotta in tedesco.

ASCANIO FILOMARINO E IL GABINETTO VESUVIANO

Secondo un’operazione molto efficace, e tipica della mentalità scientifica del suo tempo, Ascanio Filomarino aveva pensato di affiancare nel suo Gabinetto scientifico gli oggetti raccolti sul cratere e le riproduzioni di tutte le eruzione del Vesuvio note e facendo ricopiare esclusivamente le immagini eseguite sul posto e durante la catastrofe, creando un vero e proprio Gabinetto Vesuviano. Seguendo il concetto baconiano di scienza non fine a se stessa ma volta all’utilità pubblica che individuava uno dei suoi capisaldi nella divulgazione, il nobile scienziato, dopo l’eruzione del cratere del Vesuvio del 1794, aveva deciso poi anche di pubblicare un testo in cui fossero riprodotte tali immagini accompagnate da altrettanto affidabili descrizioni verbali completate, nel caso delle eruzioni più recenti, dalle sue stesse osservazioni e dalla descrizione degli oggetti presenti nel suo Gabinetto Vesuviano, di cui presentava il catalogo: “Breve descrizione dei principali incendi del monte Vesuvio e di molte vedute di esse per la prima volta ricavate dagli storici contemporanei ed esistenti nel Gabinetto del Duca della Torre”, Napoli, 1795.  L’estrema cura per la rispondenza al reale e la piena consapevolezza di stare stendendo un’opera storica – o meglio storica riproduzione – è evidente fin dalla premessa.

LA PREMESSA DEL GABINETTO VESUVIANO

«Volendo pubblicare colle stampe, cortesi Lettori, le descrizioni delle Vedute degl’incendj del Vesuvio, ch’esistono nel mio gabinetto, ho creduto farvi cosa grata formare una serie cronologica delle principali sue eruzioni, incominciando da quella del 79 dell’era cristiana, che è la prima di cui le istorie ci hanno conservata notizia, fino all’ultima dello scorso anno 1794. Per non entrare in quistioni superflue, e diametralmente contrarie alla brevità, che mi sono proposto in questa operetta, ho seguitato il metodo del Padre della Torre nella cronologia degl’incendj vesuviani. Avrei desiderato ornarli tutti delle corrispondenti vedute, che ho con ogni diligenza ricercate negli storici contemporanei; ma non mi è riuscito rinvenirne, che dal 1631 in poi. Queste ho fatto copiare colla maggiore esattezza possibile da esperto pittore, non volendo foggiare a capriccio quelle che mancano, per non tradire la verità, ch’è l’anima d’ogni istorica produzione. Queste hanno somministrato al Signor Vincenzo Talani il modello dei rami, che si trovano vendibili presso di lui, e che ho aggiunti a questa seconda edizione. Nella quale ho anche aggiunto un catalogo delle pietre vesuviane, e l’indice di una Biblioteca Vesuviana: cose tutte esistenti nell’istesso mio gabinetto. Vivete felici».

LE VARIE EDIZIONI DEL GABINETTO VESUVIANO

Le ventidue illustrazioni del Gabinetto Vesuviano sono opera di due coppie di artisti, pittore e incisore, non troppo noti al di fuori del mondo dell’illustrazione scientifica, eppure le immagini hanno già una vivacità e una piacevolezza che va ben al di là dell’esclusivo scopo di documentazione proclamato da Ascanio Filomarino. Inoltre esse, pur riprendendo momenti delle varie eruzioni, mostrano generalmente un clima sereno; l’atteggiamento delle persone ritratte è di attenzione curiosa e divertita, oppure di interesse, diremo, di studio, talvolta persino di completa indifferenza rispetto al fenomeno naturale in corso.

Ascanio Filomarino permise che l’editore Vincenzo Talani “facesse riprodurre in rami, per opera degli incisori Vincenzo Aloia e Secondo Bianchi, le vedute delle eruzioni” realizzate dal paesaggista Olivio d’Anna.

La prima edizione riscosse largo successo tra studiosi e appassionati di storia naturale per l’originalità dell’idea e per la cura estrema con la quale si tentava di ricostruire la storia del vulcano mettendo a confronto il maggior numero di fonti documentarie; nella seconda, edita con il titolo eloquente di “Gabinetto Vesuviano”, l’elemento innovativo è ancora più forte. Qui, infatti, il duca mostra di aver affinato la metodologia di ricerca e allargato il concetto di fonte. Alla descrizione delle immagini vesuviane, in questa seconda tiratura si aggiunge il catalogo delle rocce vulcaniche da lui possedute e un indice della sua Biblioteca Vesuviana.

Lo sforzo di Ascanio fu compreso ed apprezzato dai contemporanei, infatti il testo riscosse un successo ancora maggiore in questa seconda edizione, e nel 1797 se ne dovette stampare una terza.

IL METODO SCIENTIFICO

Per Ascanio la sua era essenzialmente un’istorica produzione; dunque l’intento principale del testo era ricostruire la tipologia e la sequenza cronologica dei sismi vesuviani; in alte parole fare Storia, secondo il concetto esteso e totalizzante del panstoricismo vichiano. In coda al testo egli la speranza che i dati raccolti sui fenomeni eruttivi del passato possano anche essere utili alla comprensione dell’attività futura del vulcano, e quindi alla prevenzione o almeno alla limitazione dei danni causati dai sismi.

Un altro dato che emerge dalla dichiarazione di intenti del duca della Torre è quello dell’importanza attribuita al dato visivo. Ascanio Filomarino dice di avere con diligenza cercato le immagini tra i testi degli storici contemporanei, cioè tra gli scritti di coloro che avevano assistito direttamente al sisma; e in tutti i casi in cui non era stato in grado di trovarne, aveva preferito rinunciare alla rappresentazione dell’eruzione – riportando unicamente le informazioni fornite dalla fonti documentarie – piuttosto che foggiare a capriccio quelle che mancano. Ma il duca si dimostra molto cauto anche se in possesso di immagini giudicate attendibili; egli, infatti, dichiara di essersi servito di un esperto pittore, proprio affinché le antiche illustrazioni fossero riprodotte colla maggiore esattezza possibile; evidentemente al fine di ridurre al minimo l’elemento di interpretazione soggettiva dell’artista.

LE VEDUTE DEL CATALOGO

La prima e la seconda veduta del testo sono relative all’eruzione del Vesuvio del 1631. Le tavole eseguite dalla coppia Olivio D’Anna / Secondo Bianchi (I, II, IV, IX, X, XII), rappresentano il gruppo più congruo e senza dubbio quello di livello più alto. Lo stesso D’Anna è autore del seconda serie incisa da Vincenzo Aloja tra cui la che talvolta si rivela meno abile del Bianchi. Tutti i disegni eseguiti da Olivio D’Anna sono tratti da fonti figurative già esistenti, come precisava lo stesso Ascanio Filomarino nella Premessa, dunque relative alle eruzioni che il duca non aveva potuto seguire direttamente; giungono infatti fino al sisma del 1775.

Le prime due tavole del testo (a firma di Olivo D’Anna e Secondo Bianchi) riproducono rare immagini antiche del sisma seicentesco che Ascanio Filomarino mostra di aver tratto dalla recente riedizione che ne aveva fatto Giuseppe Mecatti, naturalista toscano operante a Napoli; la maggior parte delle altre tavole sono tratte invece per lo più da testi del partenopeo De Bottis, presso il quale Ascanio Filomarino aveva appreso il mestiere di naturalista e con il quale continuò a collaborare anche da adulto.

Mentre ad Olivio D’Anna fu affidato il compito, tutto sommato semplice, di riprodurre immagini già esistenti in testi editi, Ascanio Filomarino si servì di Degola per le riprese dal vero.

LA FINE

Se, dunque, il Gabinetto Vesuviano del Duca della Torre rappresentò per i contemporanei uno strumento per lo studio e la ricerca, per i moderni resta la fonte più precisa per ricostruire la sua ricca e articolata collezione. Nella furia del 1799, alla vigilia dell’arrivo delle truppe francesi a Napoli, infatti, i lazzari rapirono e trucidarono entrambi i fratelli Clemente e Ascanio Filomarino. All’interno del palazzo – depredato e bruciato – non rimase più nulla di un patrimonio immenso messo insieme in lunghi anni di passione collezionistica, non solo da Ascanio. In quell’occasione andò perduta infatti anche la quadreria appartenuta all’altro, più famoso, il cardinale Ascanio Filomarino (1583-1666), avo del nostro naturalista che comprendeva dipinti attribuiti a Raffaello, Tiziano, Giorgione, Sodoma, Correggio, Reni, i fratelli Carracci e Domenichino. I carnefici dei Filomarino furono condannati a morte dall’Alta Commissione militare della Repubblica napoletana e impiccati il 6 maggio 1799 al Molo piccolo, nello stesso luogo dove avevano il 19 gennaio precedente ucciso i due fratelli.

da uno studio di Maria Toscano

 

 

 

 

 

Marciano Arte galleria e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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