Emilio Notte, Natura morta

Autore:NOTTE EMILIO

N. - M. :Ceglie Messapica, 1891 - Napoli, 1982

Tecnica:Olio su tela

Misure:60 x 50 cm

Classificazione: Nature morte, Oli, Figurativi, Moderni, Classici

Note Critico - Biografiche

NOTTE EMILIO

Ceglie Messapica, 1891 – Napoli, 1982

 

 

Natura morta

Dipinto di Notte Emilio, Natura morta 60x50 cm
Notte Emilio, “Natura morta”, olio su tela 60×50 cm.

 

Dipinto di Notte Emilio, Natura morta con cornice
Notte Emilio, “Natura morta”, olio su tela 60×50 cm con cornice.

 

 

 

Notte Emilio

Lasciati gli studi classici per la pittura, Notte Emilio dal 1906 frequenta l’Accademia di Belle Arti di Napoli come allievo di Vincenzo Volpe, per poi trasferirsi, dal 1908, sotto la guida di De Carolis e Sartorio, a quella di Firenze dove frequenta lo studio di Fattori e la cerchia di intellettuali, da Papini a Soffici, da Rosai e Russolo a Palazzeschi. Profondamente sensibile alla tematica degli umili e degli oppressi, che torna costantemente nella sua produzione, attento alle suggestioni di Cézanne come a quelle dell’Espressionismo di Ensor e Schiele, Notte aderisce al Futurismo che tende tuttavia “a raffreddare nel cubismo”, avvicinandosi più al costruttivismo geometrico di Picasso e Braque, che alla compenetrazione dinamica di un Boccioni. Sebbene prenda le distanze da alcune tematiche futuriste quali l’incondizionata esaltazione della macchina e la retorica interventista, fra il 1918 e il ’20, grazie anche alla frequentazione milanese di Marinetti, Margherita Sarfatti, Sironi, Carrà e Arturo Martini, realizza le sue opere più autenticamente futuriste caratterizzate da un accentuato dinamismo e da un più acceso cromatismo. Il trasferimento a Roma, dal ’24, segna la sua adesione a Novecento e “al ritorno all’ordine” che lo porta alla rielaborazione dei capolavori del Quattrocento fiorentino e del Rinascimento veneto, da Tiziano a Veronese, e a subire il fascino del Realismo magico e della monumentalità di Sironi. In questi anni l’intensa attività espositiva, che lo vede partecipare a numerose Biennali di Venezia e realizzare le prime personali, si alterna a quella didattica, con la cattedra di Pittura presso il Liceo Artistico di Venezia (vinta nel 1923) e poi gli incarichi alle Accademie di Belle Arti di Roma e di Napoli, dove alla forte ostilità dei colleghi più tradizionalisti si contrappone l’entusiastica accoglienza dei giovani studenti che Notte guida nell’aggiornamento sulle avanguardie europee e internazionali. Negli anni Trenta-Quaranta ritorna all’Impressionismo, mostrando, in opere come “Ballerina” del 1938, un recupero della capacità espressiva del colore di Renoir e Cézanne. Gli anni Quaranta, apertisi con la realizzazione dell’affresco con il “Mito di Ulisse” nell’Auditorium della Mostra d’Oltremare a Napoli, dove si era trasferito nel ’36, sono segnati dalla guerra, cui rimanda il drammatico corpus di diciotto fogli “Disegni sotto le bombe”, che l’artista realizza a matita grassa tra il 1941 e il 1944 in un rifugio antiaereo del rione Materdei: volti e figure, frammenti di una tragedia corale e di uno stato d’animo personale tradotti in un segno snervato ed estenuato memore delle filiformi figure di “Quelli che restano” degli “Stati d’Animo” di Boccioni e di alcuni appunti disegnativi di Cézanne. Gli anni ’50 segnano l’adesione al partito comunista e al neo-realismo, e opere di profondo impegno etico-politico, quali “1° maggio”. Realizzata nel 1956 nella sezione del PCI, ospitata in un basso, l’opera, che nella forza del segno e nell’accesa cromia rimanda ai modi di Guttuso, immortala un frammento di vita di Materdei, ritraendo nei partecipanti al corteo, oltre allo stesso Notte Emilio, i volti di abitanti del quartiere: operai, muratori, sarti e guantaie, sui cui volti erano ancora visibili i segni della guerra.

Maria Confalone

“9cento – Napoli 1910-1980 per un museo in progress” Electa Napoli, 2010

 

 

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“Si può vivere mezzo secolo in una città, con pubbliche e qualificanti funzioni, e rimanere un isolato. Si può dare all’arte tutta una vita, e più volte nel ruolo di eccezionale protagonista, senza quel riconoscimento che pure avremmo meritato. E’ il caso di Emilio Notte, per il quale oltre trent’anni di magistero alla cattedra di pittura dell’Accademia di Napoli e varie generazioni di allievi, molti dei quali, oggi, famosi artisti, non sono stati sufficienti a creargli uno spazio. Né si può dire, che la sua straordinaria vicenda di pittore, sempre impegnato nella ricerca di un linguaggio attuale e convincente, dagli anni lontani dell’esperienza futurista ai più vicini echi picassiani, abbia avuto migliore fortuna. Eppure la grandezza di Notte, il suo rigore morale, l’esempio di una lezione, che è stata anche di libertà ed antifascismo, i risultati della sua lunga e luminosa attività sono fuori discussione, e stanno a testimoniare quanto la città, e vorrei dire il Paese sono in debito con lui”.

Mario Gomez D’Ayala
ex Presidente del Consiglio Regionale della Campania

“Incontri con E. Notte” a cura di Nino D’Antonio, 1977              

 

 

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Notte Emilio, biografia

I primi anni e l’Accademia.

Notte Emilio nasce il 30 gennaio 1891 a Ceglie Messapica, nel brindisino, da Notte Giovanni, di cospicua famiglia marosticana, e dalla contessa vicentina Chiumenti Fincati Lucinda. Ma la famiglia si trasferisce presto prima a Lagonegro, poi a Sant’Angelo dei Lombardi, dove Notte Emilio frequenta le ginnasiali. Il motivo di sì frequenti trasferimenti dipendeva dall’attività del signor Giovanni, Ufficiale del Bollo, ovvero un dirigente del dicastero corrispondente all’attuale Ministero delle Finanze; ed è noto che in quei tempi – siamo nell’ultimo scorcio dell’Ottocento – la politica postunitaria imponeva l’ammodernamento degli apparati amministrativi del Sud d’Italia, sicché ai migliori funzionari toccava viaggiare in lungo e in largo per la penisola. In ogni caso precoce è la sua vocazione artistica del piccolo Notte Emilio. Non ancora dodicenne rivela un talento naturale fuori dall’ordinario. Perciò la famiglia decide di sottoporre la produzione del piccolo Notte Emilio al vaglio di Volpe Vincenzo, allora direttore dell’Istituto di Belle Arti di Napoli (oggi Accademia), il quale gli concede uno studiolo adiacente al suo e gli insegna il “mestiere”. Dell’ambiente artistico partenopeo d’inizio secolo Notte Emilio non conserva un buon ricordo. Unica eccezione è la solitaria figura di Cammarano Michele, che Notte Emilio ammira per la sua libertà espressiva.

Il trasferimento in Toscana.

Comunque nel 1907 la famiglia si trasferisce nuovamente, questa volta in Toscana, a Prato. Lì Notte Emilio conosce il poeta e saggista Binazzi Bino, scopritore di talenti, e con Binazzi è sempre in compagnia di Malaparte Curzio. Ma frequenta anche per alcuni mesi lo studio di Fattori, dal quale apprende il gusto per le composizioni di ampio respiro. E’ nello studio di Fattori che entra in contatto con il vivace ambiente della “Giovine Etruria”, dunque con Nomellini Plinio, con Chini Galileo e altri. Le frequentazioni si estendono anche all’intelligenza artistica pistoiese. Notte Emilio è in quel tempo amico e sodale di Costetti Giovanni, di Fondi Renato, di Nannini, di Lippi Andrea; entra nel circuito della rivista “La Tempra”, e alla Famiglia Artistica Pistoiese espone insieme a Rosai, Gigiotti Zanini, Celestini, Chiappelli. Dal 1913 in poi, tramite il Binazzi, entra in diretto contatto con l’avanguardia fiorentina, e frequenta assiduamente le “Giubbe Rosse” e il caffè Pazkowsky. Si lega d’amicizia imperitura con Prezzolini Giuseppe e con Palazzeschi Aldo, frequenta Papini Giovanni, e come ricorda Conti Primo “era con Soffici”. Nel ’13 conosce Boccioni, Marinetti, Carrà, Tavolato, ed è fra i sostenitori del Futurismo alla storica serata al Teatro Verdi. In quei giorni si accompagna a Pettoruti, al fotografo Nunes Vais, ad Aleardo Xul Solar, a Magnelli. Stringe amicizia con Russolo Luigi, con Ginna e Corra, con Ginanni Maria; frequenta la biblioteca teosofica e si lega d’amicizia con Khun Eva e con Amendola. E’ ascoltato sodale di Settimelli Emilio, di Carli Mario, dei pittori Marasco, Venna, Conti, Baldessari, Lega, Chiti. Contemporaneamente si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze. De Carolis Adolfo, che è il suo maestro, lo considera però un suo pari e un giorno gli presenta D’Annunzio Gabriele, che più volte visiterà lo studio del giovane Notte Emilio. Il quale nel frattempo – siamo nel 1915 – si è trasferito a Firenze. Egli è un pittore già noto, avendo alle spalle molte prestigiose mostre: espone tra l’altro alla Promotrice di Firenze un’opera che viene acquistata dalla Galleria d’Arte Moderna di Firenze e che oggi trovasi a Palazzo Pitti. Nel 1912 partecipa alla Biennale di Venezia; e nel ’14 è stato notato a Roma, alla “Secessione”, come il miglior talento della “Giovine Etruria”, e ha vinto il prestigiosissimo Concorso Baruzzi (con l’opera “Il Soldo”, aggi al Museo d’Arte Contemporanea di Bologna). Nel 1915 entra ufficialmente nel Movimento Futurista, ma le sue prime opere futuriste risalgono alla fine del 1913. Dunque, nella Firenze futurista Notte Emilio diventa un punto di riferimento, anche sul periodico “L’Italia Futurista”, dove tra l’altro firma nel ’17 insieme all’amico-allievo Venna Lucio il manifesto “Fondamento Lineare Geometrico”. Il primo quadro futurista acquistato dal re d’Italia è un’opera di Notte Emilio. Si tratta di “La strada bianca”, del ’14, oggi al Quirinale.

Gli anni della Grande Guerra e il periodo Futurista.

Sono gli anni della Grande Guerra e Notte Emilio è al fronte. Combatte sul Carso. Viene ferito gravemente (e decorato al valore). Durante la convalescenza all’ospedale militare di Bologna stringe amicizia con Morandi, e con Martini Arturo, che ritroverà a Milano. A Milano Notte giunge nel 1918. Marinetti lo introduce subito nel salotto di Sarfatti Margherita, musa ispiratrice che però Notte Emilio già conosce dagli anni fiorentini. Lì il pittore frequenta soprattutto Sironi e Carrà. E poi Negri, Serrati, Martini, Bucci, Dudreville. Festeggia Severini insieme agli altri amici futuristi quando questi viene a Milano portando il vento di Parigi. Nel ’19, a Milano, espone una sua personale futurista presentata da Marinetti alla Galleria Ballerini. Mostra replicata a Roma da Bragaglia e recensita con entusiasmo da Longhi Roberto. In quel periodo è tentato dall’esperienza dadaista e pubblica disegni su “Procellaria”, frequenta i dadaisti italiani Cantarelli, Fiozzi, Rebecchi, Dessy, De Tuoni. Frequenta anche il pilota futurista Azari Fedele, Russolo Luigi e il musicista Casella Alfredo. Contemporaneamente pubblica tricromie futuriste su “Poesia”, disegni e scritti su “Roma Futurista”. Per qualche tempo si trasferisce a Venezia dove fonda L’Unione Giovani Artisti dove salda vecchi e nuovi contatti: Barbantini, Wolf Ferrari, Trois, Sibellato, Scattola ecc. Nel ‘20 organizza la storica mostra dei “Dissidenti” di ‘Ca Pesaro ed espone insieme a Casorati, Martini, Rossi, Scopinich, Semeghini. A Venezia insegna al Liceo artistico, avendo tra gli altri per allievi Basaldella Afro e Mirko. Poi torna a Milano, fino al ’24, anno in cui vince il Pensionato Nazionale, che gli consente di trasferirsi a Roma. Nel frattempo ha esposto ancora alla mostra futurista al Cova, e invitato da Prampolini all’esposizione futurista di Ginevra. L’esperienza futurista si conclude nel ’21. Espone opere del “ritorno all’ordine” alla prima e seconda Biennale di Roma, e ottiene più sale personali alla “Primaverile” fiorentina del ’22, organizzata da Sem Benelli. A Roma fra il ’24 e il ’26 insegna figura disegnata alla Scuola Libera del nudo in via Ripetta e ha per allievo Scipione. Ancora a Roma Notte Emilio incontra vecchi e nuovi amici: Ferrazzi, De Chirico, Drei, Socrate, che è suo dirimpettaio al Monte Tarpeo. E poi Balla, Torresini, Maraini, De Carolis, Martini. Frequentatore assiduo della “Terza ricordato fra i componenti della cosiddetta “Scuola romana”, fatto ancor più singolare in quanto le saletta” del caffé Aragno e Villa Strohl-Fern, cioè il cenacolo di Longhi, Notte non è tuttavia cronache dell’epoca registrano fedelmente questa sua appartenenza, resa ancor più ovvia dallo stile delle opere di quel tempo. Nel ’25 dipinge un grande affresco nella Villa d’Este, a Tivoli. A Roma Notte frequenta Bontempelli e entra nelle atmosfere del Realismo Magico.

Notte Emilio a Napoli.

Nel ’29 ottiene la cattedra all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Inizia il suo magistero a Napoli, dove però si trasferirà definitivamente soltanto nel ’36. A Napoli l’ambiente lo accoglie con freddezza, e anzi per un ventennio Notte Emilio è soggetto a continui attacchi, privati e pubblici, a causa della sua didattica avanguardista. Ma da Notte deriva appunto lo svecchiamento della cultura artistica partenopea. Proprio durante il primo ventennio del suo magistero Notte getta le basi di quella cultura artistica del dopoguerra che potrà dichiararsi al passo con le altre esperienze europee. E’ un lavoro faticoso e sotterraneo, ma è un impegno costantemente confortato dall’interesse degli allievi, che emigrano dalle altre cattedre attirati dall’atmosfera internazionale che si respira presso la scuola di Emilio Notte. Dal ’39 al ’49 Notte dirige l’Accademia. E dal dopoguerra e fino agli anni Sessanta Notte Emilio diventa il punto di riferimento degli allievi più promettenti, cioè di coloro che poi si conquisteranno un ruolo nell’agone artistica nazionale e internazionale dal dopoguerra in poi. Muore a Napoli, nella sua casa in via Jannelli, il 7 luglio 1982, ricevendo i conforti religiosi dal Barnabita Lagreca Luigi.

fonte: www.galleriailtriangolo.com

 

 

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C’era una volta Emilio Notte. Napoli l’ha dimenticato, Lecce no 

 

Alcuni anni fa, a Ceglie Messapica, in Puglia, si tenne un convegno di studi su Emilio Notte inserito nel quadro del Futurismo italiano. Dagli atti di quel convegno, oggi sta per essere pubblicato, in collaborazione con l’Università di Lecce, un libro davvero scientifico, cui hanno partecipato insigni studiosi di questo Movimento che fu una gloria indiscussa del nostro Novecento. Il grande volume comprende anche illuminanti saggi di Gino Agnese, presidente della Quadrien­nale di Roma, Enrico Crispolti, il più autorevole esperto del Futurismo in arte, del professor Antonio Giannone dell’Università di Lecce, nonché due lunghe interviste raccolte e trascritte da Michele Ciracì, in cui Emilio Notte racconta la sua vita, e scritti inediti del Maestro risalenti agli anni dal 1915 al 1920, tuttora conservati nell’archivio di Primo Conti, dove sono raccolti i più importanti documenti del Futurismo.

Fin qui nulla di strano: Notte è uno dei grandi esponenti del Futurismo, e un tale riconoscimento gli è dovuto. Il dato interessante è che sia la Puglia a manifestare attenzione sulla sua opera. Perché Notte, a Ceglie Messapica, vi nacque soltanto, e a Lecce non c’è mai stato, né come artista né come semplice turista. Egli, infatti, svolse la sua attività di docente e artista a Milano, Firenze, Venezia, Roma e infine a Napoli. Eppure è la Puglia che lo ricorda con orgoglio, consapevole del fatto che il suo nome è una gloria per l’intera regione.

Rallegra il cuore che in qualche parte dell’Italia si coltivi la memoria di personaggi illustri. Dovremmo prenderne esempio anche noi napoletani, perché Emilio Notte, a Napoli, tenne la cattedra di Pittura all’Accademia di Belle Arti per oltre quarant’anni e per un decennio ne fu anche direttore. Ma non ce lo ricordia­mo più. Eppure egli è la figura chiave nel panorama artistico della nostra città. Tralasciamo il fatto che a Venezia siano stati suoi allievi Mirko e Afro Basaldella, a Roma il grande Scipione, a Napoli egli ha avuto come allievi Mimmo Rotella, Lucio Del Pezzo, Guido Biasi, Mimmo Jodice, Armando de Stefano (che fu anche suo successore alla cattedra di Pittura), Mario Colucci, che fu suo assistente, tanto per citarne alcuni fra i più rappresentativi, nonché tutta la lunghissima schiera di artisti che ancora oggi operano con più o meno fortuna nella nostra città. Di tutti questi, Emilio Notte è stato il Maestro per antonomasia.

Quando negli anni Trenta giunse a Napoli, aveva alle spalle una robusta cultura artistica europea che spaziava da Cezanne all’Espressionismo tedesco, dalla Secessione al Futurismo, oltre a una fitta rete di rapporti con gli esponenti più autorevoli della cultura italiana del Novecento, come Filippo Tommaso Marinetti, Carlo Carrà, Ardengo Soffici, con Massimo Bontempelli del Realismo Magico, con Arturo Martini, con Margherita Sarfatti, che curò le sue mostre milanesi. Napoli, in quegli anni, viveva una stagione artistica a dir poco mediocre: di Picasso non si conosceva neppure il nome e dove, se si eccettua qualche isolato come Eugenio Viti, l’arte si trascinava sull’oleografismo più deteriore. Con un paziente e appassionato lavoro egli svecchiò e preparò il terreno a quella che sarebbe stata l’avanguardia degli anni Cinquanta e Sessanta, formando artisti che avrebbero dialogato con l’Europa, come il MAC napoletano, il Gruppo Sud, Il Gruppo 58, e la Pop Art. Non ci sono stati artisti napoletani che non siano usciti dalla scuola di Emilio Notte. Non fosse che per questo Napoli dovrebbe tributargli un doveroso riconoscimento con una mostra antologica completa e scientifica.

È giusto accogliere nella nostra città artisti di fama mondiale, ma insieme a questi sarebbe nostro dovere ricordare anche le nostre glorie passate e, presenti. Soprattutto passate, altrimenti ci destiniamo al colonialismo culturale. Sono venti anni che Roma propone grandi mostre della Scuola Romana; Bologna fa altrettanto con i suoi artisti, per non parlare di Milano e di Torino. Ogni tanto bisognerebbe ricordare che Mnemosine (la Memoria), era la madre delle Muse (le arti). Ars longa, vita brevis, diceva Orazio, nel senso che l’arte oltrepassa la vita umana e la perpetua. E solo per questo, che gli artisti si dannano l’anima: per sopravvivere. Fatica inutile, per quelli napoletani, senza la Memoria.

Maria Roccasalva

 

 

 

 

 

 

 

 

MarcIANO ARTE GALLERIA D’ARTE E CORNICI, NAPOLi

Salvatore Marciano

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