Luigi Crisconio, Ritratto del pittore Riccardo Taliercio

Autore:CRISCONIO LUIGI

N. - M. :Napoli, 1893 - Portici, 1946

Tecnica:Olio su tela

Misure:77 x 59,5 cm

Anno:1940

Classificazione: Figure, Figurativi, Oli, Classici, Antichi

Note Critico - Biografiche

Luigi Crisconio

Napoli, 1893 – Portici, 1946

 

Ritratto del pittore Riccardo Taliercio  

Dipinto del pittore Luigi Crisconio ritraente l'amico pittore Riccardo Taliercio, olio su tela 77 x 59,5 cm del 1940
Olio su tela 77 x 59,5 cm del 1940

 

Dipinto del pittore Luigi Crisconio ritraente l'amico pittore Riccardo Taliercio, completo di cornice
Ritratto di Riccardo Taliercio, completo di cornice

 

 

Crisconio: un pittore semplice e difficile

Crisconio è un pittore semplice. Perciò è difficile. Perciò al nostro occhio «moderno» può passare quasi inosservato. Semplice non vuol dire ovvio, non vuol dire arido; è solo una definizione a posteriori; voglio dire che quella semplicità è il risultato di una riduzione ai termini essenziali di una esperienza profonda, di una indagine del reale senza soste, di una comprensione acuta delle contraddizioni, che per esprimersi non ha bisogno di alcun contorcimento di alcuna complicazione concettuale; e cioè diventa d’un tratto, ad un tratto, concetto, e perciò giudizio; soluzione di tante pene, esperienze, meditazioni, osservazioni, gioie, letture, discorsi, insonnie e cosi via. Di tutto ciò che fa la vita di un uomo che s’accorge di vivere, che non è distratto dalla vita. Certo che non accadde sempre a Crisconio di essere così felicemente semplice, ma lo è molto spesso. Tanto spesso da configurarsi, come figura d’artista, in questa «semplicità». Quando si farà finalmente questa passeggiata critica disinteressata che permetterà di vedere, fuori della sacralità delle mode, quali sono stati (e quali sono) in questo secolo, i pittori, in Italia? Crisconio avrebbe un posto diverso da quello che ha. Sono pochi a conoscerlo. Io stesso che pure non mi curo molto di ciò che viene celebrato e consacrato ufficialmente, l’ho scoperto in un dipinto esemplare attaccato a una parete nello studio di Paolo Ricci. Poi vidi altri quadri. Ricordo un busto di bambino nudo, degno della migliore pittura realistica italiana (non solo del miglior Mancini). Vicino, per energia pittorica, per sentimento della realtà, per semplicità, a Traversi, a Cerruti, e, vorrei dire, a Caravaggio (l’inclinazione del busto, la testa leggermente piegata e protesa in avanti fanno pensare al «Bacchino malato»). Ricordo dei piccoli nudi (uno poggiato su una zona bianca che taglia la tela in diagonale, mi pare, della collezione Noviello); e poi gli autoritratti, vivi, presenti, diretti nel discorso. Quello controluce così fermo e così vivo. Mi auguro che i critici vengano a vedere questo pittore che forse ignorano, e si convincano della sua rara qualità. Mi auguro che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna si accorga che Crisconio è una voce di cui va dato conto, nella pittura dei primi quarant’anni di questo secolo, e che è una voce più forte di altre, più pura e più vera, anche se non fu futurista, metafisico o altro, ma solo un vero pittore, legato agli uomini che conosceva, alla terra, alle cose, al paesaggio che conosceva.

Renato Guttuso
testo tratto dalla monografia “Crisconio” del 1964

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Luigi Crisconio

Nato a Napoli nel 1893 in una famiglia di piccoli commercianti, Luigi Crisconio si avvicinò sin da giovane per passione alla pittura, incoraggiato soprattutto da Vincenzo Serpone, commerciante e amatore d’arte. Diplomatosi nel 1919 all’Accademia di Belle Arti di Napoli, iniziò un percorso pittorico molto personale presentando le sue opere alle più importanti esposizioni cittadine e nazionali, tra cui tutte le mostre Sindacali campane, le mostre della Quadriennale di Roma (1931, 1935, 1939 e 1943), le Biennali di Venezia (1928, 1930, 1934, 1940 e 1942). Sin dai primi lavori Crisconio, considerato da Paolo Ricci un illegale rispetto al conformismo dell’epoca fascista, dimostrò una particolare propensione a cogliere il carattere più intimo e nascosto dei suoi soggetti, privilegiando i ritratti di amici e parenti tra cui si ricordano quelli della famiglia Serpone e le innumerevoli raffigurazioni della moglie Elisa (Vestito di Velluto esposto nel 1929, e Elisa al balcone del 1934). In Nudo di Elisa del 1927 la compagna appare distesa e con il volto in ombra. Il corpo, non interamente all’interno della scena, è dipinto con incisive e corpose pennellate e risulta immerso in una tranquilla e avvolgente atmosfera. Anche il dipinto Modella con camicia del 1924 mostra la forte costruzione plastica che sta alla base delle opere dell’artista. Qui il bianco della veste e del fondo si contrappone alle tonalità brune del corpo, della sedia e del pavimento generando, tuttavia, un armonioso insieme cromatico. Particolare rilievo hanno, poi, all’interno della produzione di Crisconio, gli autoritratti, tra cui l’intenso Autoritratto con la sigaretta del 1926, in cui il profondo sguardo dell’artista stabilisce un diretto rapporto con l’osservatore. Altro tema della poetica dell’artista è il paesaggio colto nella schiettezza di ambienti suburbani e industriali. La sua ricerca pittorica si incentrò sui dintorni di Napoli dove trovò una perfetta consonanza tra il suo modo di intendere l’arte e il paesaggio naturale con una predilezione per il litorale vesuviano e sorrentino. La scelta di paesaggi come Meta di Sorrento, il Granatello, la Dogana del Sale, colti nella loro quotidianità di luoghi operosi, scevri di una retorica paesaggistica di stampo ottocentesco, influenzerà artisti coevi come Ciardo e soprattutto Vittorio. La Casa rossa del 1938, esposta nel 1948 alla V Quadriennale romana ed acquistata dalla Galleria Nazionale di Arte moderna di Roma, si distingue per la sua carica espressionista. Le tonalità rosse e brune, sperimentate in alcuni dipinti di quegli anni (sì veda Paesaggio Irpino del 1936), diventano le protagoniste dell’opera insieme ai ponteggi scuri che dominano la scena. L’acquisto da parte della Galleria mostra l’omaggio che il mondo dell’arte e in particolare il gruppo organizzatore della Quadriennale, tra cui figuravano Guttuso, Casorati, Mafai, Ricci e Ciardo, gli rendeva a soli due anni dalla sua scomparsa, avvenuta nel 1946 a Portici e ricordata, da questo momento in poi, da una lunga serie di retrospettive in varie gallerie e istituzioni napoletane. Tra queste ricordiamo in particolar modo la prima alla galleria Giosi nel 1947 la mostra celebrativa voluta dalla Promotrice “Salvator Rosa” nel 1964, e numerosissime esposizioni alla Galleria Mediterranea.

Elisa d’Agostino
da9cento – Napoli 1910-1980 per un museo in progress” Electa Napoli, 2010

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MARCIANO ARTE GALLERIA D’ARTE E CORNICI, NAPOLI

Salvatore Marciano

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