Scuola di danza

Autore:BOCCHETTI GAETANO

N. - M. :Napoli, 1888 - 1990

Tecnica:Olio su tela

Misure:60 x 80 cm

Anno:1975

Classificazione: Figure, Classici, Oli, Figurativi

Note Critico - Biografiche

Gaetano Bocchetti  

Napoli, 1888 – 1990

 

Artista di lungo corso e di consumata esperienza, ha attraversato, estraneo alle tante mode, la storia della pittura napoletana in quest’ultimo scorcio di secolo. Colorista di talento, ma soprattutto felice lettore di paesaggi, ha lasciato una produzione ricca e varia, nella quale non è raro individuare opere del migliore magistero artistico. Dal paesaggio alla figura alla natura morta, Bocchetti amava spaziare nelle tematiche trattate. Le sue opere sono presso Enti Pubblici e collezioni private sia a livello nazionale che estero.

 

 

gaetano bocchetti
Gaetano Bocchetti, Scuola di danza, Olio su tela 60 x 80 cm del 1975. In splendida cornice artigianale

 

 

 

Paolo Ricci  (Arte e artisti a Napoli, 1983).

Gaetano Bocchetti è un pittore della vecchia generazione, per la quale l’arte deve essere l’espressione del gusto medio della società. Pertanto Bocchetti è molto attento a non cadere nella ripetizione di moduli formali e contenutistici non contemplati dalla sua concezione estetica. Abituato alla pittura d’affresco, egli concepisce quasi sempre il quadro, non nei limiti della casualità compositiva, ma con un respiro più largo, proprio di chi ha un senso della composizione «in grande». Questo modo di opèrare finisce per sacrificare la primitiva schiettezza e vivacità impressionistica a lui naturale. I temi della sua pittura sono molteplici e variano dai paesaggi alle scene di genere, secondo uno stile che èsimile talvolta a quello dei pittori chiaristi. In ceni ultimi guazzi si avverte il ricordo della Scuola di Posillipo, ma il motivo più frequente del Bocchetti sono i nudi femminili che egli dipinge con toni caldi e voluttuosi.

 

 

 

 

 

 

Alfredo Schettini  (Cento pittori napoletani, 1978).

Nonostante il lungo cammino percorso sulla via dell’arte, Gaetano Bocchetti è ancor giovane per sentimento ed energia creativa. Raramente gli artisti della sua generazione hanno avuto il dono di realizzare questa vitalità, che in lui determina uno stato d’armonia e una condizione poetica. Giunto alla pittura lavorando tenacemente per impossessarsi di un mestiere che consente di affrontare ed esprimere i più svariati temi, egli si è costantemente ispirato alla natura, dalla quale ha tratto molte immagini definitive della sua arte: e le sue opere traducono le sensazioni e gli impulsi di un pittore bramoso di plasticità, peraltro temperata dalle esigenze tonali.

Probabilmente, a questa concezione plastica non è estranea la pratica della tecnica affreschistica, nella quale Bocchetti ha realizzato opere di gran rilievo per impegno di lavoro, ampiezza di dimensioni e pregi formali. Anche la pittura ad olio evidenzia una robusta consistenza d’impianto, alleggerita tuttavia dalla sobrietà nell’uso del colore. Su tali presupposti, la trattazione di temi classici — Leda e il cigno, Susanna e i vecchioni, Le figlie di Lot, Giuditta — tende piuttosto al recupero di valori essenzialmente formali: non si pensi, quindi, a mere reminiscenze musive, ché l’eventuale convenzionalità del soggetto è riscattata dalla vivida immaginazione dell’artista, il quale si concede il piacere di plasmare volumi tondeggianti e corposi, rendendoli in una verità carezzevole, in un colorito chiaro e vibrante. La stessa autonomia — indice di pieno possesso dei mezzi espressivi — in altre tematiche, come quella paesaggisrica, che si caratterizza per inconfondibili notazioni personali.

Giustamente Paolo Ricci scriveva che certe vedute parigine di Bocchetri «ripropongono il sapore dell’impressionismo eroico per quei grigi scuri e per quelle patine sottili che dominano la loro intonazione cromarica».

Piero Girace ricordava invece l’artista «alle prese con il paesaggio della Catalogna, dell’Andalusia e della Castiglia di cui egli infallibilmente riusciva a cogliere gli aspetri più caratteristici con una rapidità esemplare di autentico impressionista».

Ora, tra il Bocchetti pittore di figure, di paesaggi o di nature non si rileva alcun divario sostanziale: ognuna di queste espressioni enuncia la stessa sicurezza d’istinto, la medesima sensibilità e concretezza di risultati, pur riflettendo un affiato lirico che conferisce prestigio d’arte a una realtà vista con gli occhi del sentimento e della poesia.

 

 

 

 

 

 

 

Picone Petrusa  (Arte a Napoli dal 1920 al 1945. Gli anni difficili, 2000).

Dopo aver seguito i corsi serali sul disegno tenuti da Simonetti nella natia Miano, si iscrisse all’Acca­demia di Belle Arti di Napoli, non senza incontrare ostacoli da parte del padre che lo avrebbe preferito dottore in medicina. La sua prima maniera è per certi aspetti vicina agli artisti della Secessione, Galante, Villani. Curcio, ma anche a quelli interessati al linguaggio Art nouveau, come Borgoni o Scoppetta.

L’uso dei colori violetti e un certo modo ‘belle époque’ di trattare la figura ci rivelano le sue aperture moderne che in questi anni si alternano a un recupero del verismo del secondo Ottocento. Ma già le opere della metà degli anni Venti dichiarano l’adesione allo stile più rigoroso e compatto del No­vecento, abbinato all’impiego di una materia pitto­rica grassa e corposa. Bocchetti prese parte alle due prime Biennali nazio­nali del 1921: a Roma con tre vedute, Capracotta (vicolo), Paese e Capracotta fuori il paese e a Napoli, con i dipinti Nottata napulitana Ultime foglie e un Ritratto.

Si deve confrontare quest’ultimo con quello della signora Jemma Lancellotti del 1925, sia per la soluzione compositiva, la figura di tre quarti che ruota su se stessa appoggiata a un mobile d’epoca, sia per il grasso e materico impasto cromatico impiegato, sia per la cifra lin­guistica adottata. La veduta di Capracotta ha ispirato anche altre opere come la Piazza di Capracotta esposta insie­me con Fiori e Primi palpiti, un fanciullo che stringe un arco e un violino, alla mostra del Circo­lo Artistico Politecnico di Napoli del 1921.

L’artista ha poi partecipato a varie edizioni della Sindacale campana: alla prima del 1929 con un Nudo e Mercato, alla terza con un affresco, San Sebastiano, alla VI con due opere, Renata e Myriam, e Biancospino; alla VIII esponeva due dise­gni di Apostoli, Paesaggio invernale, Porto di Napoli ed era anche membro della giuria di accetta­zione insieme con Brancaccio, Chiancone, Meconio e Parente. Alla nona Sindacale Bocchetti pro­pose uno Studio per Angelo, una Natura morta e uno Studio per ritratto, alla decima il Ponte sul Torano, Figura e Trebbiatura, all’undicesima tre affreschi e una Natura morta e alla XII mostra una Natura morta, e la tela Covoni.

Gli studi compiuti sul paesaggio del Torano ritorna­no nel dipinto Le acque del Torano esposto assieme a Lo studio di un prelato alla Prima annuale na­zionale d’arte di Cava de’ Tirreni nel 1948, mentre due anni dopo, alla Mostra di Primavera di Napoli erano in esposizione due vedute, Napoli dal mio terrazzino e Portoferraio, il porto.

Delle mostre del secondo dopoguerra a cui Boc­chetti ha partecipato segnaliamo quella del Bianco e Nero di Napoli del 1954, la Mostra d’arte sacra contemporanea del 1954, le due Mostre di Fratta­maggiore (1954, Sulla spiaggia di Luicrino e Maciullazione della canapa e 1955, Pescatorello di Cetara e Peschereccio in partenza), la I Rassegna delle arti figurative del movimento Micco Spadaro di Napoli del 1956: qui Bocchetti, oltre a esporre la tela Festa sul lago di Lesina, era nel comitato con pittori Italo Lombardi, Domenico De Vanna ed Eraldo Rossomando e gli scultori Antonio Mennella, Francesco Parente e Antonio Venditti.

Alla Mo­stra di pittura dell’Ente Autonomo del Porto di Napoli (1957) Bocchetti fuori concorso esponeva Pe­schereccio in partenza; nello stesso anno alla I Mostra nazionale d’arte figurativa voluta nel Pa­lazzo Reale di Napoli dal III Congresso Nazionale dell’UCAI, l’artista proponeva Siesta di pescatori. La ricca produzione di Bocchetti, che nella lunga vita ha dipinto fino all’ultimo, attraversa diverse fasi; sicuramente di interesse maggiore sono le opere della prima metà del ‘900 anche per il rinno­vamento della ricerca al passo con le tendenze del tempo. Tra il I937 e il ‘39, Bocchetti realizzò il cartone, composto, secondo la tecnica rinascimentale, dall’unione di più fogli, raffigurante un’Allegoria femminile con il grano e altri simboli della fe­condità della terra per l’affresco del Palazzo della Flotta nella Stazio­ne Marittima di Napoli, bombardato nel 43. La struttura solida della figura mostra come Bocchetti avesse pienamente soddisfatto le attese del regime inerenti la pittura murale, allineandosi alle teorie del ‘ritorno all’ordine’.

Oltre ai ritratti vicini agli esiti formali del Novecento sono interessanti di Bocchetti i paesaggi italiani o mediterranei, come la Strada di campagna o Tripoli del 1934 entrambi del Circolo Artistico Politecnico di Napoli, che conserva anche altre opere dell’artista. La vedu­ta di Tripoli del Circolo napoletano fu eseguita da Bocchetti durante il soggiorno in Tripolitania, pri­ma del 1934, dove, insieme con altri sette artisti (Nomellini, Cabras, Surdi, De Bernandi, Michele Cascella, Vincenzo Colucci e Giuseppe Casciaro), fu inviato dal regime per la raffigurazione di

quei luoghi esotici. Al ritorno, Bocchetti espose ventinove opere alla II Mostra internazionale d’are coloniale, realizzata a Napoli nel 1934. Una delle caratteristiche del lin­guaggio di Bocchetti è stata quella di mutare le scelte di segno e di impasto cromatico a seconda del soggetto trattato: il cambiamento di cromatismo fu notato nelle tre opere esposte alla 57° Per­manente del Circolo Artistico di Napoli del 1926, L’Ave Maria, Casolare campestre e Rosario, men­tre nel 1922 alla 33° mostra dello stesso Circolo Bocchetti aveva esposto una Canzone della Majella e un Vecchietto che secondo l’articolista Filoche gli fecero meritare il nome di «piccolo Michetti». Della sua attività espositiva segnaliamo ancora la partecipazione alla Mostra del sottopassaggio (Napoli, 1962) alla Nazionale di pittura del Premio (Porto Napoli 1963), alla Rassegna del Mezzogior­no d’Italia (Napoli 1965), alla Mostra dell’Ottantennio del Circolo Artistico Politecnico (Napoli 1967) dove espose Allo specchio. L’artista ha partecipato a varie edizioni del Premio «Posillipo», tra le quali si ricordano almeno quelle del 1961 (Domenica d’estate), del 1962 (Frutti di mare ) del 1963 (La bancarella), e del Premio Michetti (1951, Maternità). Bocchetti è stato anche decoratore di chiese: ricor­diamo per questa attività gli affreschi nella chiesa di Santa Dorotea in Trastevere a Roma (1938 – 39, quelli nella basilica di San Giuseppe da Copertino a Osimo (1933-34), nella chiesa Madre di Miano (1940), nella Cattedrale di Alife in provincia di Caserta (1939 – 43), nella chiesa di San Francesco a Sava (Taranto). Tra gli affreschi ispirati ad altri soggetti citiamo l’ affresco con Nettuno e figure marine nel mare di Venezia situato nella Sala riunioni della sede della Flotta Grimaldi.

 

 

 

 

MarcianoArte, galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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