Francesco Paolo Palizzi, Vaso con fiori

Autore:PALIZZI FRANCESCO PAOLO

N. - M. :Vasto, 1825 - Napoli, 1871

Tecnica:Olio su tela

Misure:42 x 32,5 cm

Classificazione: Nature morte, Oli, Figurativi, Antichi

Note Critico - Biografiche

FRANCESCO PAOLO PALIZZI

Vasto (CH), 1825 – Napoli, 1871

 

 

Vaso con fiori

 

dipinto di francesco paolo palizzi
Francesco Paolo Palizzi, “Vaso con fiori”, olio su tela 42×32,5 cm con cornice coeva
Note: 

La tela è firmata “Franc. Paolo Palizzi” in basso a destra. Questa è il pendant con il dipinto di analoghe dimensioni, ma orizzontale, che fa parte della Collezione dell’Accademia di Belle Arti di Napoli; il dipinto è il “Panierino con fiori” di Francesco Paolo Palizzi, pubblicato alla pagina 48 del libro “La donazione Palizzi” della Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, a cura di Aurora Spinosa, Edizioni Arte’M, Napoli 2016. La somiglianza tra le due opere è lampante: si può tranquillamente notare come i fiori ritratti siano gli stessi. Le due composizioni sembrano essere sequenziali: nel primo dipinto orizzontale, i fiori appena colti vengono adagiati nel panierino sul tavolo; nel secondo dipinto gli stessi fiori vengono sistemati nel vasetto di cristallo. In entrambi i dipinti le forbici in bella evidenza indicano la freschezza dei fiori.

pubblicazione quadro palizzi
Dipinto di Franco Paolo Palizzi pubblicato sul libro dell’Accademia
copertina libro palizzi
Copertina del libro “La Donazione Palizzi” all’Accademia di Belle Arti di Napoli, Edizioni Arte’M

 

Arte Investimenti TV, nella trasmissione Dipinti Antichi n.16, Proposte d’investimento del 14 ottobre 2019, attraverso il critico d’arte e specialista in pittura del XIX secolo Pietro Quattriglia Venneri presenta, tra le altre importanti opere, anche il Vaso con fiori di Francesco Paolo Palizzi.

Di seguito l’estratto video della trasmissione che riguarda il nostro dipinto 

 

Biografia

Francesco Paolo Palizzi giunse a Napoli da Vasto nel 1845 per iscriversi al Real Istituto di Belle Arti. Fu allievo di Camillo Guerra e di Gennaro Guglielmi. Agli inizi voleva intraprendere la strada della pittura di «storia», poi si orientò verso il «paesaggio» e soprattutto verso la «natura morta». Grazie a Gennaro Gugliemi e ai vari pittori della famiglia Giusti (fra cui soprattutto Salvatore), Francesco Paolo Palizzi riscopre la tradizione napoletana della natura morta sei-settecentesca dei vari Recco, Ruoppolo, Porpora. Tuttavia, non è interessato alla natura morta barocca, dalla struttura ricca e complessa; viene, invece, attratto probabilmente da quella semplificata, ridotta a pochi elementi, ancora pregna delle penetranti indagini luministiche del caravaggismo, di un Luca Forte.

Negli anni di formazione aveva seguito da vicino l’evoluzione del fratello Filippo, della cui influenza mostra di aver risentito in dipinti come Sull’aia o Monaca (entrambi a Napoli, Galleria dell’Accademia) o ancora in opere di collezione privata, All’abbeverata, Pennuti all’aia.

Ma più importante è per Francesco Paolo Palizzi la vicinanza dell’altro fratello, Nicola, con cui condivide presto la ricerca di una pittura materica, corposa, a pennellate larghe e strutturanti.

Sarà questo il tocco di modernità che darà un sapore diverso, certamente innovativo, alla sua scelta nella direzione del genere antico della «natura morta» (vedi Natura morta con ostriche, del Banco di Napoli; Monete, Natura morta con limoni, Arancia inondata, o anche Natura morta con crostacei, Natura morta con cacciagione, Natura morta con conchiglie ed ostriche e soprattutto Panierino con fiori tutti a Napoli, Galleria dell’Accademia).

Nel 1856 è documentato un ritorno a Lanciano per ragioni di lavoro e di studio. Raggiunge Giuseppe a Parigi nel 1857, forse dopo una tappa a Roma e a Firenze. A Parigi rimarrà ininterrottamente fino al 1870.

Il suo soggiorno francese, con la conoscenza della pittura tonale di uno Chardin, lo confermerà sostanzialmente nella direzione intrapresa a Napoli. Ma la ricerca di una resa più sintetica troverà rispondenze nella produzione del giovane Manet che a sua volta dal 1862 andava rileggendo le nature morte di Chardin.

In Francesco Paolo Palizzi i temi delle ostriche e delle peonie, così come il topos virtuosistico del coltello in bilico sul margine del tavolo, posto quasi a sondare prospetticamente lo spazio, sembrano citati alla lettera da Manet, di cui deve aver visto senza dubbio la famosa esposizione di nature morte presso Martinet nel 1865. Agli anni francesi risale anche La caccia alla volpe (Napoli, Museo di Capodimonte).

Dalla Francia mantiene i rapporti epistolari con Filippo, pronunciando talvolta giudizi severi sulla pittura italiana e sulla produzione dei fratelli.

Pur a distanza, diviene socio della Promotrice napoletana fin dall’inizio, ma vi espone solo nel 1864, inviando da Parigi i frutti del suo aggiornamento, La vielle bonne, recensita benevolmente da Netti che vi notava «finezza» e «giusta intonazione». Nel 1867 fu presente con i fratelli all’Esposizione universale di Parigi, presentando La fiera a Château Landon. Con lo scoppio della guerra franco-prussiana, nel 1870 Francesco Paolo Palizzi ritorna avventurosamente in Italia, per morirvi giovanissimo l’anno dopo.

I dipinti che aveva portato con sé possono essere stati visti dal giovane Patini che sembra risentire direttamente del suo Paiuolo con gamberi (già Milano, collezione privata, distrutto, ma documentato in fotografia) nella natura morta con Pentole di rame (Napoli, collezione M. Pisani), rintracciata di recente. Conosciamo poco della sua produzione, andata per lo più dispersa in Francia. Il nucleo più importante di opere è stato donato da Filippo Palizzi nel 1898 alla Galleria dell’Accademia di Napoli.

 

 

 

Marciano Arte galleria e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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