Armando De Stefano, Spaventapasseri

Autore:DE STEFANO ARMANDO

N. - M. :Napoli, 1926

Tecnica:Olio su tela

Misure:130 x 100 cm

Anno:1961

Classificazione: Figure, Oli, Figurativi, Astratti, Moderni

Note Critico - Biografiche

De Stefano Armando

Napoli, 1926

 

 

Spaventapasseri

Dipinto di De Stefano Armando “Spaventapasseri”
De Stefano Armando, olio su tela 130×100 cm del 1961

 

L’opera è firmata e datata in basso a destra “A. De Stefano 1961“. Un dipinto di De Stefano Armando sempre col tema dello spaventapasseri fa parte della Raccolta contemporanea del Museo di Capodimonte. Si tratta di un lavoro ad olio su tavola di 55 x 65 cm del 1960 dal titolo “Morte di uno spaventapasseri” esposto in permanenza nella sala dedicata alle Arti a Napoli dal Dopoguerra agli anni Sessanta voluta da Nicola Spinosa.

 

 

 

Un’ambiziosa visione

È in forza di una “napoletanità” intesa non come bagaglio istintivo di abitudini figurative, ma come coscienza di una precisa condizione culturale, che De Stefano Armando imbriglia la sua focosa bravura, quel troppo generoso temperamento che gli permetterebbe, come per giuoco, di spaziare negli alveoli incontrollabili e limacciosi della comune esperienza pittorica contemporanea. Per questo costante richiamo alla forza feconda di una cultura locale De Stefano Armando ha potuto impostare un’ambiziosa visione che è ancora insopprimibilmente figurativa, ma tesa e rarefatta, e come esasperata da oltre i limiti naturali del dato obbiettivo.

Il risultato è di una particolare vitalità formale, secondo una “vèrve” che era propria dei pittori barocchi, e che qui urge con nuovi diritti e nuove lusinghe, e straripa coi suoi grumi di evidenza terrena, di effettiva necessità naturalistica. Attimo per attimo, la vita circostante trova modo di farsi storia in questa pittura, e di decantarsi entro inedite e serrate inquadrature di ordine interiore, sulle quali ha agito, per altro, un meditato assorbimento delle più diverse motivazioni formali del nostro tempo.

All’inizio, e si tratta di dieci anni fa ed anche meno, De Stefano Armando aveva imboccato con grande impegno una via di chiara impostazione espressionistica, ma serrata – ed è virtù che si ritrova nelle opere d’allora come in quelle di oggi – entro un rigore e un magistero grafico che già potevano indicarsi come risultati d’eccezione. Queste esperienze, fatte complesse dalla presenza di talune costanti di assimilazione picassiana, appaiono oggi in un punto di fusione che le distrugge o comunque le rende irriconoscibili come effettive premesse. Nel violentissimo empito sentimentale, portato al diapason della formulazione interiore, scorre rapido, quasi ironica rivincita della ragione e correttivo alla effusione sentimentale troppo dispiegata, il compiacimento nella materia preziosa, decantata in stesure inattese e raffinate. In questa magistrale tessitura pittorica, per sintesi sempre più rapide e spesso fulminanti, si inseriva un dramma di immagini note e riconoscibili, in un processo di riduzione, che è scarnificazione sofferta ed intensa, ma non mai indulgenza alle analogie, ai simboli, o ai traslati.

Ed in questo è la maturità univoca ed individuale di De Stefano Armando, nel sapere cogliere il limite di deformazione che valga a fissare il massimo di risonanza e di validità dell’immagine naturale, quel limite esilissimo e sfuggente, oltre il quale l’immagine stessa si disfa nell’arbitrio dell’abnorme e dell’irrazionale.

Da questo calcolatissimo rischio nasce un’emozione profonda che, come per miracolo, torna in tutte le opere maggiori di De Stefano Armando.

Raffaello Causa, 1961.

 

 

 

De Stefano Armando, cenni biografici

Autentica personalità dell’arte napoletana, Armando De Stefano, nato a Napoli nel 1926, è attore di primo piano in tutti gli avvenimenti artistici della città dal 1947 quando da vita al “Gruppo Sud” insieme a Raffaele Lippi (1911-1982), Renato De Fusco (1929), Vincenzo Montefusco (1926-1975), Guido Tatafiore (1919-1981), Raffaello Causa (1923-1984) e Renato Barisani (1918-2011).

Il “Gruppo Sud” che Ferdinando Bologna giudica “la vera spina dorsale del rinnovamento dell’arte napoletana e la matrice di tutti i più importanti movimenti che seguirono”, comunque non ha lunga vita a causa delle diverse poetiche che gravitano al suo interno: dalle ricerche dei neorealisti, agli astratti geometrici.

Le opere di De Stefano Armando presentano una verità poetica capace di aprirsi all’invenzione, alla fantasia, al sogno, e soprattutto a quella trama di immagini e di richiami culturali che sono il tessuto di ogni opera d’arte.

Il realismo è il suo credo pittorico e niente gli è più congeniale della sua ricerca sul concreto, sul dato di fatto, sia esso quotidiano o storico. Ma la sua opera stenta a collocarsi all’interno della corrente realista, priva com’è di quelle caratteristiche di scuola (il gusto per la denuncia, la tendenza per il manifesto, una certa dose di populismo), che sono distintivi di quella stagione. De Stefano Armando ha sempre lasciato spazio alla sua ricerca formale e alla cura di quei valori figurativi, che per lui sono la base della buona pittura.

Gli anni dal 1956 al 1961 lo vedono impegnato in un’area che per molti aspetti si richiama a quella dell’Espressionismo materico e astratto. In apparenza un vero cambio di rotta senza rinunciare, però, mai all’immagine. Essa non scompare, ma si fa materia, segno, affiora dalle sovrapposizione dei colori o ne resta sommersa, ma in ogni caso è presente.

Dal 1962 De Stefano Armando riscopre il piacere del ritorno alla pittura d’immagini, con quanto di popolare e narrativo essa è capace di esprimere. Siamo alla nascita dei grandi cicli, che dall’Inquisizione a Masaniello alla Rivoluzione napoletana del ’99, hanno impegnato non solo dagli anni Settanta di attività dell’artista, ma i fatti più drammatici e anticipatori della nostra storia: Marat; Masaniello; Odette e il Jolly; Mercato dei miti; Il profeta; Le maschere; Immagini da una rivoluzione, Napoli, 1799; Federico II; L’Eden degli esclusi; Dafne; L’urlo del Sud; Chameleons.

 

 

 

 

 

 

MARCIANO ARTE, galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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