Venezia. Veduta da Ponte del Cristo

Autore:COLUCCI VINCENZO

N. - M. :Ischia, 1898 - Lacco Ameno, 1970

Tecnica:Olio su tavola

Misure:76 x 55 cm

Anno:1930

Classificazione: Paesaggi, Marine, Antichi, Classici, Figurativi, Oli

Note Critico - Biografiche

VINCENZO COLUCCI

Ischia, 1898 – Lacco Ameno, 1970

 

Allievo prediletto di Giuseppe Casciaro, Vincenzo Colucci s’impose ancor giovanissimo all’attenzione della critica e del pubblico: già nel 1926 partecipava alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma; due anni dopo otteneva una sala personale alla Rassegna internazionale d’arte coloniale a Napoli; intervenne poi a quasi tutte le Sindacali di Milano, Firenze, Napoli, Torino. Ben quattro sue opere si trovano nella Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Quando viveva a Napoli, reduce dalle Legioni fiumane, Colucci era largo di ospitalità ad amici e colleghi: tra questi Crisconio, al quale piaceva molto come Colucci dipingeva, egli volle fare un ritratto.

Poi l’artista lasciò Napoli per Abbazia, dov’era già stato durante l’impresa dannunziana e dove ora si mise «mondanamente» a dipingere in tenuta balneare, con aria svagata, su quella che era una delle spiagge internazionali più alla moda. Non tardò a suscitare la curiosità di una elegantissima bagnante che mostrava di essere affascinata dalla sua arte, formulando giudizi da vera competente: sbocciò un idillio, e Colucci sposò la sua ammiratrice, che si sarebbe poi rivelata una validissima collaboratrice, ricca di risorse e di iniziative, tale da giovare non poco alla sua carriera. In quel tempo il talento dell’artista si era già largamente affermato attraverso una notevolissima produzione, anche perché egli era stato il primo pittore italiano che avesse ritratto le inesplorate bellezze del Carnaro. Dopo il matrimonio si stabilì ad Ischia, costruendosi in uno degli angoli più suggestivi dell’isola natia una bizzarra villa-studio nella quale riprendeva a lavorare con rinnovata lena, confermandosi pittore di gran temperamento. Sulla sua natura artistica influiva la sensazione atmosferica del colore, che determinava la visione «moderna» del suo dipingere, caratterizzato da un colpo d’occhio sicuro, da un tocco elegante e personale.

Scrisse di lui Carrà nel ’36: «Le attitudini realizzatrici del Colucci si rivelano attraverso l’uso del colore e nelle morbidezze dei rapporti tonali. Ma se è nella colorazione che il Colucci ha meglio progredito e dove egli trova la sua maggiore ragione di essere distinto, non mancano neanche i fermenti di una volontà stimolata verso la costruzione del quadro. Codesta pittura, pur non connettendosi a un concetto naturalistico, cerca non meno di superarlo».

Alfredo Schettini (da Cento Pittori Napoletani)

 

 

 

MarcianoArte, galleria d’arte e cornici, Napoli

Salvatore Marciano

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