Carlo Montarsolo, Il sole dietro i fichi d’India

Autore:MONTARSOLO CARLO

N. - M. :Marmore, 1922 – Roma, 2005

Tecnica:Tecnica mista su carta applicata su cartone

Misure:50 x 68 cm

Anno:1965

Classificazione: Paesaggi, Altre Tecniche, Figurativi, Moderni

Note Critico - Biografiche

CARLO MONTARSOLO

Marmore, 1922 – Roma, 2005

 

 

Il sole dietro i fichi d’India

Dipinto di Carlo Montarsolo “Il sole dietro i fichi d’India”
“Il sole dietro i fichi d’India”, tecnica mista su carta applicata su cartone 50×68 cm del 1965

 

Firma di Carlo Montarsolo in basso a destra. A tergo firma, titolo e timbro “Prima Triennale dell’Adriatico“, Civitanova Marche, 1965.

copertina libro catalogo "triennale dell'adriatico"
copertina libro catalogo “triennale dell’adriatico” del 1965

 

 

Carlo Montarsolo

Carlo Montarsolo è uno dei più noti e validi artisti della pittura italiana del dopoguerra. Di lui hanno scritto, con saggi e recensioni, i più importanti critici e studiosi d’arte. Il suo curriculum è fra i più ricchi e prestigiosi, per attività e riconoscimenti, della sua generazione.

Dalla nativa Marmore (1922) in provincia di Terni, sin da piccolo si trasferisce a Portici con tutta la famiglia. A sedici anni nasce l’amore per la pittura ed esegue i primi dipinti insieme a Placido. A diciannove anni è chiamato sotto le armi, senza mai rinunciare alla pittura. Infatti, proprio molti Enti militari posseggono sue opere. Nel 1948 la sua prima personale importante alla Galleria Forti e due anni dopo successo replicato a Milano. Nel 1957 vince il Premio Mancini dell’Accademia di Napoli, unico pittore esterno ad ottenere il premio. Carlo Montarsolo vuole respirare aria europea e così parte per il Belgio (e qui conosce le opere di Braque e Picasso) e per altre mete alla ricerca di esperienze. Quando rientra a Portici, appresa la lezione cubista, prepara l’immagine fra realtà ed astrazione, attraverso un lungo ventennio di studi e sperimentazioni. In quel periodo nascono le opere astratto-geometriche che culminano in due capolavori: Einstein e Tempio sommerso. Nel 1958, col Premio Marzotto, arriva il successo internazionale e le sue opere vengono esposte a Parigi, Monaco e alla Permanente di Milano. Nel 1965 partecipa alla Prima Triennale dell’Adriatico di Civitanova Marche. Dal ’68 al 73 partecipa a quasi tutti i concorsi nazionali vincendone molti. È presente, da invitato, a tutte le Quadriennali di Roma; alla Biennale Internazionale d’Arte del Mediterraneo, dove rappresenta l’Italia, e successivamente è a Melbourne, New York, Sidney, Buenos Aires, Valparaiso, Santo Domingo, ecc. Alla fine di ogni viaggio, però, Carlo Montarsolo si rifugia sempre nel suo splendido studio a Portici. Muore a Roma nel 2005.

 

Carlo Montarsolo, pittore di cultura

Carlo Montarsolo è un “pittore di cultura”, e lo è due volte: prima di tutto perché la sua azione si è sviluppata a Napoli, come elemento determinante di modificazione di antichi luoghi comuni; e, in secondo luogo, perché la sua opera personale, si è mossa a sua volta come una lenta calcolata sottilissima ricerca di linguaggio, che faccia coincidere formalmente e spiritualmente le qualità dell’ambiente particolare con i caratteri comuni ad una vicenda d’espressione che interessa tutto il mondo dell’arte contemporanea. Cultura quindi come funzione e come espressione. Nell’opera di Carlo Montarsolo le recenti vicende della cultura e della espressione artistica, nel senso di un recupero e, meglio, di una rigenerazione della “realtà”, quella esterna attraverso il filtro della visione interiore e perciò di una “realtà psicologica”, sono messe in evidenza con dipinti felici, sia per la preziosa impostazione cromatica, sia per la ispirata capacità di evocazione, in una suggestionante alternativa di oggetti appena impressi nella memoria, di attimi di luce, e di allusioni a presenze fantastiche, di non comune efficienza espressiva.

Luigi Carluccio

 

 

da “Visionarietà e misura nell’Arte di Carlo Montarsolo” del 2014

[…] I fogliami

I Fogliami costituiscono l’estremo limite dell’arte di Montarsolo per ciò che attiene alla forma realistica. Il dettato espressivo ha assunto uno schematismo grafico di forte sinteticità. Gli anni di riferimento sono dal 1996 al 2002. La forma conserva una sua intrinseca mobilità, con addensamenti e rarefazioni segnici che corrispondono anche agli sviluppi del colore, un colore peraltro variegato, sia pure in una scala cromatica più ridotta, come nei Fogliame d’ulivo, del 1996. La tensione astratta è evidente. C’è, da parte dell’artista, come il desiderio di acuire il vedere e di cogliere la realtà ad una distanza ravvicinata, al punto da perdere la visione d’assieme. L’attenzione si concentra sui ritmi formali, sugli sviluppi compositivi, che recuperano sovente assetti modulari. Sono soprattutto i fogliami di ulivo e di magnolia ad interessare il maestro, i primi più sottili e addensati, con colori che variano dall’azzurro al verde e all’argento, i secondi meno ritagliati, più spessi, dai cromatismi caldi. È interessante la sensazione di addensamento in superficie che si legge in queste opere, di chiusura quasi, nei confronti di una realtà altra, che si può solo immaginare ed è interclusa allo sguardo. La trama vegetale è infatti fitta, impenetrabile, animata come da una misteriosa e segreta linfa vitale.

Tale sensazione è del resto caratteristica di tutta l’opera del maestro. Dove è leggibile lo spazio, spesso è mascherato il senso, in genere metaforico, talora simbolico. Come nell’arte autentica l’indicibile sopravanza il dicibile.

È questo, infine, l’orizzonte della presente mostra di Carlo Montarsolo, promossa dalla sensibile cura di Claudia e del figlio Federico, grazie alla preziosa collaborazione dell’Ambasciata Italiana in Montenegro. L’opera di Montarsolo vi appare come un’ampia, diversificata e profonda avventura, artistica ed umana, segnata da uno sguardo libero ed espansivo, ma anche stabile, intenso, duraturo.

Giorgio Agnisola

 

 

 

 

MARCIANO ARTE, galleria d’arte e cornici, Napoli

 

Salvatore Marciano

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