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Le cornici

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Le stampe antiche

Il cultore dell’incisione d’epoca può soddisfare il suo particolare e ricercato interesse grazie alle diverse e splendide stampe antiche del XVIII e XIX secolo della Collezione Marciano Arte.

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Titolo: Per tutta la vita
Autore: Nespolo Ugo
Tecnica: Soft painting. Tecnica mista su carta pregiata
Anno: 2002
Misure: 110 x 73 cm
N-M: Mosso, 1941
Classificazione: Moderni, Astratti, Altre tecniche.
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Note Critico - Biografiche

 

UGO NESPOLO

Ugo Nespolo, nato a Mosso (Biella), si é diplomato all’Accademia Albertina di Belle
Arti di Torino ed è laureato in Lettere Moderne. I suoi esordi nel panorama artistico
italiano risalgono agli anni Sessanta, alla Pop Art, ai futuri concettuali e poveristi
(mostre alla galleria il Punto di Remo Pastori, a Torino, e Galleria Schwarz di
Milano). Mai legata in maniera assoluta ad un filone, la sua produzione si caratterizza
subito per un’accentuata impronta ironica, trasgressiva, per un personale senso del
divertimento che rappresenterà sempre una sorta di marchio di fabbrica.
Negli anni Settanta Nespolo si appropria di un secondo mezzo di espressione, il
cinema: in particolare quello sperimentale, d’artista. Gli attori sono artisti amici, da
Lucio Fontana a Enrico Baj, a Michelangelo Pistoletto. Ai suoi film hanno dedicato
ampie rassegne istituzioni culturali come il Centre Georges Pompidou di Parigi, il
Philadelphia Museum of Modern Art, la Filmoteka Polska di Varsavia, la Galleria
Civica d’Arte Moderna di Ferrara, il Museo Nazionale del Cinema di Torino, il
Museo “Manege” di San Pietroburgo.
Gli anni Settanta rappresentano per Nespolo un passaggio fondamentale: vince il
premio Bolaffi (1974), realizza il Museo (1975-’76), quadro di dieci metri di
lunghezza che segna l’inizio di una vena mai esaurita di rilettura-scomposizionereinvenzione
dell’arte altrui. L’opera viene esposta per la prima volta nel 1976 al
Museo Progressivo d’Arte Contemporanea di Livorno.
Negli anni Settanta inizia anche la sperimentazione con tecniche (ricamo, intarsio) e
materiali inconsueti (alabastro, ebano, madreperla, avorio, porcellana, argento).
Nasce L’albero dei cappelli, poi prodotto in serie come elemento d’arredo.
Gli anni Ottanta rappresentano il cuore del “periodo americano”: Ugo Nespolo
trascorre parte dell’anno negli States e le strade, le vetrine, i venditori di hamburger
di New York diventano i protagonisti dei suoi quadri. In questi anni si accumulano
anche le esperienze nel settore dell’arte applicata: Nespolo è fedele al dettato delle
avanguardie storiche di “portare l’arte nella vita” ed è convinto che l’artista
contemporaneo debba varcare i confini dello specifico assegnato dai luoghi comuni
tardoromantici. Lo testimoniano i circa 50 manifesti realizzati per esposizioni ed
avvenimenti vari (tra gli altri, Azzurra, Il Salone Internazionale dell’Auto di Torino,
la Federazione Nazionale della Vela), il calendario Rai dell’86, le scenografie per
l’allestimento americano (Stamford) della Turandot di Busoni, le videosigle Rai
(come “Indietro Tutta” con Renzo Arbore). Nell’86 Genova festeggia i vent’anni di
attività artistica di Nespolo con la mostra antologica di Villa Croce La Bella
Insofferenza.
Nel ‘90 il Comune di Milano gli dedica una mostra a Palazzo Reale. Dello stesso
anno sono prestigiose collaborazioni artistiche come la campagna pubblicitaria per la
Campari, le scenografie e i costumi del Don Chisciotte di Paisiello per il Teatro
dell’Opera di Roma ed una esposizione di ceramiche - il nuovo interesse di Nespolo -
nell’ambito della Biennale Internazionale della Ceramica e dell’Antiquariato al
palazzo delle Esposizioni di Faenza.
Nel ‘91 partecipa in Giappone all’International Ceramic Festival, Ceramic World
Shigaraki. L’anno successivo la Galleria Borghi & C. di New York ospita A Fine
Intolerance, personale di dipinti e ceramiche.
Del ‘94 è una mostra di opere a soggetto cinematografico promossa alla Tour
Fromage dalla Regione Valle d’Aosta. L’anno seguente Nespolo realizza scene e
costumi per l’Elisir d’Amore di Donizetti per il Teatro dell’Opera di Roma, itinerante
all'Opera di Parigi, Losanna, Liegi e Metz. Sempre del ‘95 sono l’antologica Casa
d’Arte Nespolo al Palazzo della Permanente di Milano e la personale Pictura si
instalatu di Bucarest a cura del Ministero alla Cultura romeno.
Nel ‘96 la personale Le Stanze dell’Arte alla Promotrice delle Belle Arti di Torino,
viene organizzata dalla Regione Piemonte. Ancora nel '96 Ugo Nespolo assume la
direzione artistica della Richard-Ginori. Nel 1997 il Museum of Fine Arts di La
Valletta, Malta, gli dedica una personale. Nello stesso anno una mostra itinerante in
America Latina: Buenos Aires (Museo Nacional de Bellas Artes), Cordoba (Centro
de Arte Contemporaneo de Cordoba, Chateau Carreras), Mendoza (Museo Municipal
de Arte Moderno de Mendoza) e Montevideo (Museo Nacional de Artes Visuales).
Inizia il '98 con la realizzazione del monumento “Lavorare, Lavorare, Lavorare,
preferisco il rumore del mare” per la città di San Benedetto del Tronto e si avvia la
collaborazione con la storica vetreria d'arte Barovier & Toso di Murano per la quale
Nespolo crea una serie di opere da esporre a Palazzo Ducale di Venezia per "Aperto
vetro", (Esposizione Internazionale del Vetro Contemporaneo). Seguono mostre
personali di rilievo alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto ed alla XVII
Biennale di Arte Contemporanea a cura del Comune di Alatri.
Si chiude il 1999 ed inizia il 2000 con “Nespolo + Napoli”, una mostra antologica
che la Municipalità partenopea ospita al Palazzo Reale di Napoli.
Per l’Anno Giubilare Nespolo illustra un’edizione dell’Apocalisse (introduzione di
Bruno Forte) di alto pregio, a tiratura limitata.
Nei primi mesi del 2001 torna al cinema con FILM/A/TO, interpretato da Edoardo
Sanguineti e prodotto dall'Associazione Museo Nazionale del Cinema di Torino in
occasione della retrospettiva "Turin, berceau du cinéma italien" al Centre Pompidou
di Parigi. Un prestigioso evento autunnale: Storia di Musei (catalogo Umberto
Allemandi) a cura della Galleria Marescalchi di Bologna. Mostra personale a Fukui
all'interno della rassegna "Italia in Giappone 2001".
2002: Nespolo viene nominato consulente e coordinatore delle comunicazioni
artistiche nelle stazioni della costruenda Metropolitana di Torino. Il Parco della
Mandria di Venaria Reale ospita presso la Villa dei Laghi alcune sue sculture
nell’ambito della mostra “Scultura internazionale a La Mandria”.
Intenso il programma per il 2003: l’Alitalia inaugura la nuova sede di New York con
una personale di Nespolo; una mostra itinerante nei Paesi dell’Est: dalla Galleria
d’Arte Moderna di Mosca, all’Accademia di Belle Arti di San Pietroburgo a Minsk
(Museo Nazionale d’Arte Moderna) per proseguire poi in Lettonia (Riga, Galleria
d’Arte Moderna). Una mostra personale all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.
Durante il Festival del Cinema di Locarno due mostre personali: presso la sede del
Festival e alla Galleria d’Arte Moderna. In autunno importante personale al Museo
Nazionale Cinese di Pechino.
Inizia il 2004 con due importanti mostre personali: Vilnius, Lituania, al Ciurlionis
National Museum of Art e a Canton, Cina, al Guang Dong Museum of Art di
Guangzhou. Mostra personale “Homo Ludens” il gioco a Palazzo Doria, Loano. Una
personale al Moscow Museum of Modern Art, poi al Museo dell’Accademia di San
Pietroburgo.
Il 2005 inizia con una personale al Poldi Pezzoli di Milano, poi vi è un ritorno al
cinema con l’ideazione di “Dentro e Fuori/un ritratto di Angelo Pezzana” prodotto
dal Museo Nazionale del Cinema di Torino; l’illustrazione di “Mille e una Notte” in
edizione pregiata; una personale al Museo del Mare di Genova. Un’ideazione artistica
di rilievo internazionale con “Progetto Italiana”, filmato prodotto da Cinecittà,
testimonial Giancarlo Giannini.
2006: immagini video e vetrofanie di Nespolo ideate per la Metropolitana di Torino,
due mostre personali in occasione dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006
(Galleria Carlina e Centro Arte La Tesoriera). Le illustrazioni, con un filmato, di “Piú
veloce dell'aquila” una favola sulla campionessa mondiale di sci Stefania
Belmondo.“Casa d’Arte Ugo Nespolo”, rassegna di dipinti, vetri, tappeti, ceramiche e
bronzi alla Galleria Bianconi di Milano. Alla Basilica di San Francesco ad Assisi la
cerimonia di Natale vede un volo di bianche colombe ideate da Nespolo come
simbolo di pace.
Per il 53° Festival Puccini 2007 la Fondazione del Festival Pucciniano affida a
Nespolo l’ideazione e realizzazione di scenografie e costumi della “Madama
Butterfly” nonché di un filmato artistico sull’opera. Il Comune di Siena ha conferito
incarico all’artista di disegnare il “Drappellone” per il Palio di Agosto 2007. Per il
Museo Nazionale del Cinema di Torino l’ideazione artistica di “Superglance”, un
cortometraggio con testi in collaborazione con il poeta Edoardo Sanguineti. La
mostra personale “My way” viene inaugurata ad Alba presso il Palazzo Mostre e
Congressi in contemporanea alla Fiera Internazionale del Tartufo. Ancora una
personale a cura del Comune di Siena presso il Palazzo Pubblico Magazzino del Sale.
2008: La De Agostini di Novara gli affida la realizzazione di “Nespolo legge Dante”,
un prestigioso trittico a tiratura limitata per la lettura della Divina Commedia
attraverso l’arte figurativa. Una personale alla Walter Wickiser Gallery, New York a
tema prevalente i “Musei” di Nespolo. Il Museo del Cinema di Torino ospita una
mostra antologica sull’attività dell’artista nell’ambito cinematografico. Su invito della
Direzione di Palazzo Grassi a Venezia partecipa con due opere alla mostra “Italics:
Arte Italiana fra tradizione e rivoluzione, 1968-2008” organizzata in collaborazione
con il Museo di Arte Contemporanea di Chicago.
La 48a Mostra della Ceramica di Castellamonte inaugura il “Monumento alla Stufa”
opera permanente di Nespolo per il Comune piemontese. Castellamonte gli dedica in
contemporanea una mostra personale a Palazzo Botton.
Vetrate ed arredi scultura per la nuova Parrocchia di Maria Vergine di Borgaro
Torinese.
2009: Mostra Antologica “Nespolo, ritorno a casa” presso il Museo del Territorio
Biellese, Biella: un prestigioso riconoscimento della terra natia al suo percorso
artistico.

 

CRITICA

Jorge Glusberg
En verdad, Nespolo viene operando al revés de lo hecho en el XVI siglo. Los creadores del Renacimiento (de ahì este nombre) sacralizaron el “buen arte antiguo”, despreciado durante la Edad Media, en tanto Nespolo desacraliza el arte moderno, exaltado largamente en nuestra época.


Edoardo Sanguineti
Nespoleide
6435
più 9/10, e poi 6/10,
moltiplicato per 42,
fa 270.000, 3
110, e poi virgola, e poi 30
2 (il 1° numero è rosso, il 2°
è verde, il x è blu, ma il risultato
è ancora verde, e le virgole sono
ancora blu, l’operazione è in rosso):
chi vola vola (as time), ma sta in lavagna:
e adesso ricomincio la mia lagna.


Gianni Vattimo
G.V. Quello che, devo dire, mi colpisce sempre e che – secondo me – qualifica il tuo lavoro e la tua immagine rispetto a quella di altri artisti (quelli che io conosco e che non sono certo tutti quanti al mondo) è l’evidenza di una maestria compositiva, persino manuale. Ad esempio le tarsie e le sculture in legno modellato e dipinto che sono per lo più l’oggetto di questa mostra di Palazzo Reale di Milano, mi sembrano particolarmente impressive. Mi pare che questa sia una condizione di controcorrente notevole, pensando intanto, e senza generalizzare però, che uno dei tratti dominanti dell’arte contemporanea sembra essere una sorta di predominio dell’invenzione sull’esecuzione….


Gillo Dorfles
…. La giocosità, dunque, alla base di tante operazioni di Nespolo, unita alla prepotenza del colore (più giustificata qui che nei dipinti o nelle sculture) fa sì che questa grafica pubblicitaria ottenga l’effetto voluto: quello di attirare subito l’attenzione del pubblico, senza eccessive sublimazioni tonali o complicazioni concettuali che appartengono ad altri settori della creazione artistica.


Luca Beatrice
Nespolo è stato il primo a portare l’America a Torino, non quell’America del decadimento informale di fine anni Cinquanta con cui si autoerotizzava l’arte naturalista, ma l’orgasmo pop, la junk culture dei performers, che egli faceva esplodere nel suo cinema.

Paolo Bertetto
Nespolo, che ha sempre saputo giocare con le forme visive della cultura popolare, sembra voler affermare un distacco, sottolineare una posizione di alterità. La sua opzione resta individuale e colta, rifiuta l’appiattimento sulla standardizzazione comunicativa, continua a studiare meccanismi di citazione e di confronto con la tradizione pittorica e iconografica del Novecento.


Enrico Baj
Quello sfigato dell’Ugo t’arriva con Bolex di fianco, Canon davanti e Nagra sul culo, ti pianta cavalletto e baracche e ti gira lì per lì, davanti e didietro fa ciac, tra lesbiche dure e dame desnude, deluse da un tal “supermaschio”. Il quale latin lover, di cartapesta s’è comprata la testa di quel boia di Beuys e se la chiava la testa con la testa di cazzo, sino allo spasimo orgasmico al Vinavil.
Ma ritorna, o Nespolo prodigo! alla pittura, alla lito! E lui ci ritorna cantando:
una lito qua,
una lito là
Quanta grana si fa?


Mirella Bandini
La soluzione in immagine che Nespolo ci propone nel puzzle (e che è contenuta già nel gioco delle trasformabilità della scacchiera) ha connotazioni di enigma: poggia su traslati analogici, metaforici.


Renato Barilli
Ugo Nespolo da ormai quasi vent’anni è padrone di un suo sistema perfetto per trascrivere il mondo intero in una chiave popolare, infantile, innocente, perversa, capace di affrontare ogni argomento ma di filtrarlo attraverso una macchina inesorabile che lo riduce e lo omogeneizza.


Luigi Carluccio
Il vero talento di Ugo Nespolo è lo spettacolo. I suoi legni verniciati, i suoi teatrini di onice, i suoi arredi estrosi sono elementi di uno spettacolo che sta a mezza strada tra l’immaginazione e la concretezza. Scene aperte, anzi spalancate a giochi apparentemente infantili.


Furio Colombo
Contro ogni apparenza Nespolo non è un pittore figurativo della realtà. Il clima di gioco e i toni di fiaba non devono essere sottovalutati. Nespolo usa le forme (ombre, sagome, silhouettes, figure umane, definizioni di spazi in interni) al modo in cui Calvino usa il linguaggio, ingannevole realismo prodotto in laboratorio per un genere di alto artificio. Calvino, lo sappiamo, ha in mente un paesaggio di concetti e li camuffa di narrazione. Narrativo è il suo aggancio, il treno che muove la storia, che però non è una storia di eventi.
Le figure in Nespolo sono parte di un esperimento che la grazia istintiva traveste nella forma del gioco, ripulisce e definisce con accanito perfezionismo. Ma l’operazione è alquanto più complicata. Il “puzzle” – tecnica costruttiva di molte sue storie – dovrebbe essere una prima rivelazione. Tutto è concepito come montaggio, nel mondo di Nespolo, e la scelta di questo espediente ci indica intanto i limiti che l’autore impone alla sua libertà, come dire: le regole del gioco.


Fiorella Minervino
Lui la pittura vuole farla, ma trasformarla in qualcosa di più semplice, più ingenuo, senza denunce drammatiche. Hanno voluto vedere di tutto nelle sue creazioni: la pop art, la op ecc.; “mi hanno perfino visto come antesignano dell’arte concettuale in Italia”, aggiunge con una bella risata. Ma è proprio quello che non vuole. Non appartiene a nessuna corrente. La sua strada se l’è fatta e se la cerca per conto proprio.


Daniela Palazzoli
Gli oggetti di Nespolo sono dei provocatori di effetti. Essi misurano l’informazione, la novità di un effetto rispetto all’uso straniante (surreale) dei suoi fattori. Usano sistemi artificiali per produrre effetti che non sono affatto pertinenti alla loro manutenzione comune: tubi che conducono aria, telefoni che trasmettono il rumore della corrente e così via. La distanza fra l’oggetto tecnologico che si propone e il consumo cui lo si adibisce è la misura dell’informazione. Essa è facile da determinare: gli effettori sono entità chiuse in cui entrano fattori ed escono effetti, al di fuori di ogni rapporto di realtà, senza l’intervento della contingenza. Il difficile è renderla visibile. È solo il fatto di produrli in un ambito culturale che li rende pensabili, e li rende logici. Se la loro dose di originalità è ciò che li fa esistere, è solo la destinazione culturale a renderli atti-in-sé. Questo spostamento di accento, da effettori li fa divenire rivelatori. Come il termometro da semplice misuratore di effetti si può trasformare in termostato che mette in moto un refrigeratore o una caldaia, con la semplice aggiunta di una forza di esecuzione, così, in quanto forze di un campo, gli effettori di Nespolo da misuratori divengono attori di cultura. Questo, se la cultura non è una dottrina, ma un’attività che, inglobando conoscenza, produce azioni. Il risultato non sono proposizioni artistiche ma il chiarirsi di proposizioni quali: “il segno è il sensibile del simbolo”, “un effetto non può avere un solo fattore”, “la dialettica delle categorie esige che vi sia un contrasto fra ciò che è intelligibile e ciò che è originale”, “l’assurdo della realtà non è l’assurdo della logica”, “qualcosa di logico non può essere solo possibile: esso deve essere”.


Arturo Carlo Quintavalle
L’idea che Nespolo sviluppa, soprattutto nell’ultimo decennio, è la trasformazione di ogni immagine nel sistema del museo, e della morte dell’immagine nel museo. Ma un museo che è come un universo di modelli dove trovi affiancate immagini usurate di pezzi classici e monumenti come l’altare della patria, Savinio e l’Harry’s Bar. E la critica dall’interno investe così anche il “naturale”, che diventa in Nespolo equivalente al dipinto: noi, dunque, della realtà non possiamo cogliere che il gioco della sua museificazione.


Pierre Restany
L’universo di Nespolo è quello della ricostruzione oggettiva. Nelle sue costruzioni, nei suoi “camuffamenti” (oggetti ricoperti di pittura macchiettata) o nei suoi puzzles (forme ritagliate entro superfici piane e scomponibili) si ritrova il denominatore comune della sua visione del mondo: l’approccio deliberatamente frammentato del reale attraverso una successione di piani. La realtà di
Nespolo non s’impone come una rivelazione immediata, totale, illuminante: essa appare come una zona intermedia e sottile a mezza strada tra la singolarizzazione dell’oggetto e la sua appropriazione diretta. Entriamo in un mondo i cui elementi sono stati preliminarmente e in modo accurato liberati da ogni criterio di generalità o universalità su cui si è soliti fondare gli abituali giudizi di valore. Oggetti e forme di Nespolo vivono al condizionale e non all’indicativo.


Franco Russoli
Il suo recupero ironico-colto dell’esercizio artistico come gioco infantile o applicazione artigianale parte (e approda) da una sincera attitudine di meraviglia poetica, di ingenuità rivelatrice.


Luigi Serravalli
Nespolo oscilla fra esplosione e implosione, caos e armonia, distruzione e ricostruzione. In principio era il caos e noi al caos ci torniamo di fretta.
A Nespolo – però – il caos piace immensamente. Da qui la sua serietà, il suo rigore, la necessità di una esatta analisi di una varietà sempre più multicolore, spezzettata, informe e, per questo, costruita e credibile.


Herny Martin
Nespolo has attempted to return to a world of game and authentic childhood.


John Hart
Wath Nespolo is saying, in an artistic equivalent of spelled, out words of one syllable, seems to be that our simplest concepts or clichés are not as clear as we think. Clarity takes patience and forethought. Art without tears.


Angelo Dragone
L’intera sua opera si colloca tra oggetto e comportamento, partecipando di entrambi: basti pensare a quegli “omaggi” dedicati ai vari “maestri contemporanei” che sotto il velo d’una deferente ammirazione lasciano affiorare la più dissacrante malizia.


Lea Vergine
The artist has restored on the canvases of false representative the most notable works of the authors of pop, land and conceptual art.


Marcello Venturoli
Questo andare nel compiuto, nel definitivo come “cosa” è un merito di Ugo Nespolo, proprio perché smalti, arazzi, lacche, alabastri, ricami incapsulano, come in una incastonatura di gemme, tanta pittura “altra”, che poi, proprio per questa affatturazione intrepida e fantasiosa, resta la sua.


Enrico Crispolti
Non so se Ugo ricordi quel suo apologo sull’artista d’avanguardia raccontato a Roma alla fine dell’aprile 1973, in un’aula dell’Accademia di Belle Arti, a conclusione d’un seminario sul suo lavoro entro il mio corso di storia dell’arte (e se tempestivamente trascritto l’avremmo – chissà – potuto ritrovare fra le pagine di Porte girevoli - Una collezione di polemiche, la raccolta trasversale di suoi scritti apparsa quattro anni fa a Torino, edita da Pluriverso).
Un’esilarante, assai acuta e beffarda, breve lecture sull’identità di un verisimile campione dell’avanguardia allora più emergente, fra “arte povera” e “concettuale”, con la quale a Torino aveva allora a che fare da vicino. Ma non si trattava d’una contrapposizione critica quanto d’una complice parodia, sul piano dei modi e dei comportamenti, di una particolare sofisticata tipologia d’artista pertinente quella che appena cinque anni prima era stata sbandierata – su un passo sessantottino – per pretesa “guerriglia” contro mercato, collezionismo e quant’altro facesse sistema dell’arte (nel quale, invece, si stava allora di fatto ben proficuamente già assestando)…


Vittorio Fagone
Sono anni che Nespolo smonta i processi dell’avanguardia senza però compiere una operazione regressiva, anzi azzardando ogni volta un sorpasso nella doppia direzione in cui oggi si dà un’autentica opera di ricerca: l’innovazione di un campo di immagini significanti, l’apertura a un diretto spazio di comunicazione sociale. Egli critica l’avanguardia ma ne assorbe le strategie, le possibilità di espansione, i vivaci rimbalzi a ciclo aperto.
Ugo Nespolo costituisce un caso singolare nel panorama dell’arte italiana contemporanea. Egli scavalca di continuo il confine tra ricerca visuale ed espansioni decorative di una rappresentazione fortemente individuata dentro una coerente chiave stilistica.


Luciano Caprile
…Quella vita ch’egli trasferisce nei suoi assemblaggi dove gli oggetti e le persone perdono l’ambiguità quotidiana per assumerne un’altra. Infatti gli incastri e i colori di Nespolo tendono a spogliare il “tragico” dai luoghi comuni per distillarlo nelle rappresentazioni apparentemente giocose.


Paolo Fossati
Die Operette: l’operetta, music hall, forse meglio il cabaret, genere sdrammatizzato, erbario, fattaccio, catalogo, rintellettualizzato, anche di citazioni di sé (Nespolo 1959 in Nespolo 1973, e 1964 magari, aerei, pani, spade e spadini e spadoni verso 1974, proprio nel mezzo dell’età dell’Aquario) o magari cataloghi di contaminazioni e interpolazioni di sé e di altri (Marcel, o magari, vietati i restauri, tutta d’un pezzo, visita alla vecchia signora, di persona, L’Avanguardia) e così via. Naturalmente in prima linea i luoghi deputati: il Tempio, avanti tutto, poi il “gilet” e, infine, la scacchiera, vecchio ircocervo, da Lewis Carroll parte seconda, Alice è ormai oltre lo specchio, come per Duchamp (ancora una volta) parte seconda o terza dopo il Gran Vetro. In ogni caso fra sé e la storia, i tic, le attitudini o le esperienze, non c’è il gioco, ma il vetro; e ogni pezzo, come le vecchie bandiere, o i bastoni da passeggio, sta chiuso in teche, in bottiglie, in fiale, in scatole…


Dan J. Anderson
The precison used for many industrial products, coupled with the fanciful worms used for toys and puzzle, are just two of the basic ingredients Nespolo uses for his novel artwork.


Dario Micacchi
Nespolo è un polemista accanito e intransigente anche se ha modi garbati: basterebbe considerare la contestazione del pop art nordamericano degli anni Sessanta. Era da tempo che un occhio così vergine e febbrile di pittore non restituiva alle cose del mondo colori così puri, incantati.


Jole De Sanna
Nespolo est un magicien. Zig... Zag. Il pose le fil et prend l’aiguille. Nespolo avec son fil et ses aiguilles, c’est la dernière version de l’enfant terrible de la peinture italienne ou de la non-peinture italienne.


Charles Spencer
The brillance of execution, the acute awareness of the stylistic differences, and the inherent comment on these artist raise the series to a high level of entertainment. The other important element in Nespolo’s personality and work is his ability to retain a child-like wonder and pleasure at story-telling and illustration, hence the delightful retelling of the tale of Sindbad the Sailor, or the construction of toy tableaux of historical events or figures tapestry, alabaster, wood carving, modelling, painting, embroidery, are only some of the means employed in exploiting an inusual imagination.


Ben Vautier
Nespolo
Est ambitieux
Nespolo
Est jaloux
Nespolo
Est hypocrite
Nespolo
Est méchant
Nespolo
Est menteur et rusé
Nespolo
Est dévoré de
Prétention
C’est un loup
Il se porte bien


Tommaso Trini
Con una mediazione intellettuale che lo distingue da altri strutturalisti elementari, Nespolo interviene sulla ragione delle cose stesse. Ha inventato “pseudomateriali” che aggiungono l’artificio all’artificiale; ha costruito una macchina per trasportare l’aria e un telefono per comunicare il ronzio del suo interno alimento, l’elettricità; ha coordinato lo spazio con barre metalliche a guisa di putrelle, e con le stesse crea “environments” che sono ostruzioni, barriere. Punta così sull’estraniazione: è il controllo degli “effetti”,
provocati con senso di eversione. Un parallelepipedo di scatole in legno accatastate rimanda a una struttura primaria: ma ecco le morse da falegname, gli strumenti del fare allegati, che ribaltano i dati formali in riferimenti costruttivi. Oppure vediamo un nastro serpeggiare, segreto e inerte, tra due contenitori, entro i quali si arrotola e srotola se solo accettiamo di manipolare questa scultura-gioco e il suo implicito erotismo. Nespolo conferma ciò che sembra distinguere i due modi principali di operazione oggettuale, oggi: l’acculturazione o meno della scoperta di relazioni inedite tra elementi, materiali, forme. Nespolo accultura tutto, riduce tutto a una prefigurazione che dà omogeneità al suo lavoro: l’estasi materialista, che domina in artisti a lui vicini, si muta qui in ossigenazione intellettuale…
Ugo Nespolo propone un en-plein di oggetti e idee davvero imponente. È l’atteggiamento particolarmente attivo a Torino, dove Nespolo lavora e rappresenta l’ala neodada delle ricerche: superare opera dopo opera ogni soluzione particolare, agire con libertà anzitutto verso se stessi.


Sandra Orienti
Per Ugo Nespolo la vita è gioco e l’esperienza artistica è ludica e liberatoria. Al di là di quelli che possono essere i riflessi sempre ricorrenti della pop art e le trasgressioni alla coerenza di linguaggio, ogni lavoro si articola con lepidezza insinuante sul crinale di una malizia artistica circoscritta ma efficace. Ogni quadro sembra potersi smontare e poi liberamente rimontare secondo le combinazioni di un “puzzle” tutto prevedibile. L’allarme provocatorio non risiede in ogni singolo pezzo, ma nell’atteggiamento globale di Nespolo, che sembra sempre pronto a smentire se stesso e, insieme, la credibilità dell’operazione artistica.


Antonio Del Guercio
Il senso ideologico del progetto, in Nespolo, sta come incarnazione contemporanea e necessitata d’un tema della ragione critica… Direi persino che si tratta, qui, d’una sorta di equivalente plastico di certi aspetti del metodo brechtiano: disilludere subito, insomma, il riguardante, prima ancora che questi possa adagiarsi nella contemplazione passiva di un universo fittizio, scenico; e per far questo con metodo dialettico, ossia presentandogli subito un campo strutturale ch’egli non possa in alcun modo accettare come luogo pseudoreale dell’azione fantastica. Sicché il riguardante sia costretto a quell’azione completante della quale ho già fatto cenno, e che sia costretto a farlo in una proiezione verso la realtà, esploso com’è, e subito, dalla possibilità di fissarsi dentro un’iconolatria. […]
Ma mi pare che Nespolo ben sappia che l’illusione demiurgica del riordinamento-pacificazione del mondo per magica virtù d’arte (d’arte astrattamente riordinata) non è più proponibile; e, di qui, la convocazione del riguardante a una responsabilità, la sua chiamata a completare nelle cose la chiara traccia del progetto; non commemorazione, dunque, di Gesta Dei per Francos, ma invito ad attuare Gesta Francorum, in luce di ragione.


Danilo Eccher
Un’arte “sincronica”, abile nell’uso diversificato dei linguaggi più improbabili; un’arte che ritrova la propria dimensione espressiva nella massima estensione linguistica, nell’apertura di un ventaglio d’indagine capace di coprire l’intera realtà. Non vi è dubbio che nella ricerca artistica di Ugo Nespolo la stessa struttura iconica testimonia questa volontà “esplosiva”, quest’estensione violenta e immediata che, in ultima analisi, si ricompone nel “tutto” scenico dell’opera. Le schegge narrative si congelano in una illusoria immobilità che recupera l’armonia unitaria, dissolta dal caotico intersecarsi dei distinti processi linguistici.


Rossana Bossaglia
Nespolo ha una radice “pop” che ha mantenuto immune da aridità concettuali; ha una vena surreale con cui ha fiancheggiato, e fiancheggia, la patafisica; tutti riferimenti che l’artista non solo non sconfessa, ma riconosce come fondamentali. Tuttavia egli svolazza, come uno spirito folletto, sin dagli anni Sessanta, quando era appena ventenne…
Se le opere degli anni Ottanta privilegiavano in vari casi l’ironia, ora pare che egli si esprima con maggior spontaneità; e mentre i pupazzettismi e gli ingenuismi degli artisti attuali a lui affini contengono per lo più una latente brutale ferocia, Nespolo ci aiuta a credere, mescolando artigianale e tecnologico, nei valori propositivi del futuro; conservando la memoria del passato in un libero scorrere di immagini. Non per innocente candore, ma per vitale ottimismo.


Antonello Trombadori
Di quale confronto si tratta? Di quello che, vittima arrovesciata delle mode, si abbandona, dopo tanti anni di non figurativo, alla recuperata figurazione, ovvero di quello di una globale rilettura dell’esperienza del secolo, a cominciare dal cubismo per finire con l’informale e pervenire alla sintesi di una vera e propria “pesca miracolosa” nell’arte moderna? Alla ricerca, appunto, del “limite” laddove ogni limite era stato teoricamente bandito ma, di fatto, perentoriamente riaffermato dai veri maestri e arricchito della nuova
concezione del rapporto spazio-tempo?
Ugo Nespolo si muove interamente avvinto dalla seconda ipotesi. E vi si muove raggiungendo, per via di una meditata giustapposizione compositiva delle immagini che eccheggia le regole del contrappunto musicale, quel punto di equilibrio fra spericolata bizzarria decorativa e segreto andamento fiabesco (un punto di equilibrio d’alta acrobazia fra Robert Delaunay, poniamo, e Marc Chagall) nel quale al meglio si denota la sua originalità.


Marco Vallora
…A differenza di altri colleghi equilibristi Nespolo ha la dote della chiarezza, del coraggio. Non si preoccupa di mitragliare “il sistema lobbistico museale”: che lui identifica soprattutto nel Castello di Rivoli (“meta di rarissimi pellegrinaggi di masochisti”), nella sacralizzazione dell’arte povera e nei vituperati padrini di quella squadriglia: “Feudo di un qualche principe nordico come Rudi von Fuchs o ligure-newyorkese come Germy Celant. Io lo chiamo il sistema dei ‘Corpulenti Angeli Sterminatori’ che promuove il nulla in forma di creazione, il già visto in forma di ufficialità.”
Le tesi sono in fondo quelle di Jean Clair, di Robert Hughes, di Tom Wolfe (citato). “Che dire di un’arte che si professa d’avanguardia ma che è al tempo stesso l’arte dell’ufficialità? Essa nasce infatti nel Museo col patrocinio di congregazioni di Amici del Museo capeggiate da patronesse e da capitani d’industria. È un’arte che ambisce all’eversione ma che adora il sistema... una guerriglia da salotto. Solo così si spiega l’adorazione sacrale di alcuni jet-setters per le fascine ed il catrame, sassi ingrassati, bombolette (accese) del camping gas.” Nondimeno, le contese tra “Bolliti e Celants” sono “proprio la mimesi del clientelismo politico corrente”, col “signorsì delle riviste d’arte del regime”. ..


Herbert Lust
Ugo Nespolo is the most promising young artist in Italy today and among the most exciting new talents in Europe.


Guido Almansi
Sulla natura cartooniana del mondo di Nespolo non ci sono dubbi. I suoi personaggi umani, le sue scenografie, i suoi interni domestici e museali, i suoi paesaggi naturali e urbani, le sue caricature di opere d’arte, sono dei giocattoli grotteschi, perfettamente inseriti in un mondo ludico, totalmente artificiale, che viene sottolineato ed esacerbato dal materiale e dalla tecnica usata dall’artista; e funzionano a pieno regime quando i messaggi agiscono in due direzioni: verso il mondo ludico e verso il mondo-mondo (che del mondo ludico sembra essere a volte bizzarra imitazione)…
Abbiamo a che fare con un artista squisitamente postmoderno: se cerchi di trovare un buco o una forra dove infilarti per scavare in profondità, sarai deluso, perché i segreti più nascosti sono allo scoperto, come nella Lettera rubata di Edgar Allan Poe. Se solo si potesse pensare o sentire nella vita come nei suoi quadri, finalmente potremmo a fare a meno degli orrendi psicanalisti e delle loro pretese. Forse ciò che amo di più in Nespolo è la sua immunità da ogni tentazione della psicologia e di quella pseudoprofondità che è una delle piaghe maggiori della cultura del nostro secolo.


Vincenzo Mollica
…Ecco la grande abilità di Nespolo: risvegliare quell’energia cromatica e farla imprimere sulla tela o nei suoi fantasiosi mosaici come in una danza, e l’incrociarsi delle figure in tutto questo è solo un godibile pretesto per allargare gli orizzonti del gioco.
Mi scuso per questi pensierini rantolanti, di cui però sono profondamente convinto e spero contribuiscano a festeggiare Nespolo come merita.
Per il resto, statene certi, sarà l’ultimo dei miei compitini fuori luogo, fuori da quella strada provinciale in cui vivono i cronisti. Il mio rapporto con l’arte d’ora in poi non sarà più affidato alla penna, ma solo agli occhi.


Vittorio Sgarbi
Per Ugo Nespolo, multiforme e attivissimo artista torinese continua è l'attenzione che suscita in Italia fra gli appassionati del contemporaneo. Esploratore dell'arte in tutte le sue possibili applicazioni, dalle più colte (il periodo concettuale) alle più popolari (la televisione), dalla grafica pubblicitaria al cinema sperimentale, dalla scenografia teatrale alla produzione industriale, Nespolo si è sempre sforzato di considerare il campo estetico in un rapporto di stretta e imprescindibile integrazione con la vita moderna. In questo senso è stato considerato un erede della mentalità che nel corso del Novecento ha generato fenomeni come il Bauhaus, anche se lo spirito creativo di Nespolo è certamente ben lontano dalla progettualità razionalista di Gropius e allievi; risulta invece giusto l'accostamento di Nespolo e Fortunato Depero, anch'egli convinto assertore dell'arte come "applicazione", soprattutto per le evidenti reminiscenze neo-futuriste che la figurazione di Nespolo ha esibito generosamente.


Antonio Ricci
L'illusione della libertà
Sono contfrario al restauro dell'arte moderna, che ha il suo bello nel decomporsi; ho contestato al mio amico Renzo Piano il restauro del Centro Pompidou, perché le opere tumulate nei musei diventano oggetti morti; Un giuggiolone che vuole autogratificare la propria falsa coscienza visitando una mostra d'arte deve rischiare un po', deve vivere emozioni forti con frane, crolli, bradisismi, scale mobili impazzite, vetrate che vengono giù. Pensate che bello poter vedere dalla piazza del Beaubourg delle persone imprigionate da giorni nei tunnel di vetro gridare inutilmente aiuto…, altro che "Urlo" di Munch.
E che gratificazione per quei visitatori "essere un'opera d'arte".
"Brûlez le Louvre" si gridava un tempo. Poi si è scoperto che sarebbe stato comunque un'opera d'arte: un'enorme "Conbustione" di Burri.
E visto che ormai i musei dobbiamo tenerceli, cerchiamo almeno di renderli vivi e funzionali. Assenzio e oppiacei al punto ristoro; proibita la vendita della tazzina con decalcomania di Miró e t/shirt con riproduzione post/impressionista che fa tanto vacanze intelligenti e altri gadgets che servono solo a titillare un feticismo grottesco.
Chi visita un museo prova due pulsioni irrefrenabili:
rubare un'opera d'arte;
sfregiare un'opera d'arte.
Bisogna cercare di esaltare queste voglie, spesso inconfessate, che creano nei frequentatori frustrazioni e noia.
Ogni mille visitatori viene estratto a sorte un fortunato da condurre nell'apposita "Sala dei Desideri2. Si tratta di una specie di roulette russa: alle pareti ci sono dodici quadri falsi e uno vero. Il fortunato può scegliere se rubare o sfregiare un capolavoro. Se azzecca quello vero vince, se sfregia o ruba un falso intervengono immediatamente quattro energumeni che cominciano a prenderlo a calci e pugni.
Pesto e sanguinante viene poi portato a fare da modello nell'atelier dove si falsificano i Bacon.
Il tutto naturalmente ripreso dalle telecamere a circuito chiuso, che diffondono l'avvenimento sugli schermi posti in ogni sala per la gioia di tutti i visitatori.
Bisognerebbe anche cambiare quanto di funebre e museale c'è nelle nostre città.
L'Italia è piena di orripilanti monumenti ai partigiani. Il fatto è che gli scultori sono per lo più trucidi superomisti di provata fede nazifacista che si divertono a oltraggiare la Resistenza. A me non piacciono tutte le cose che stanno sopra un piedistallo e in genere non amo molto i monumenti. Mi incuriosisce magari vederli una volta, ma il monumento lo trova quasi sempre un atto di violenza verso il cittadino, è antidemocratico, è un'imposizione estetica che non condivido.
Io sono dalla parte dei piccioni, che alterano e rendono meno retorico qualsiasi monumento, cambiandolo e vivificandolo, anche a forza di guano. Si parla tanto male della televisione, ma almeno c'è un telecomando che fa cambiare canale, che dà l'illusione della libertà.
A volte una delle spinte all'emigrazione è dovuta al fatti di trovarsi davanti sempre lo stesso monumento. Dovrebbe esserci un telecomando dato dal sindaco col quale uno, uscendo di casa, possa cambiarsi tre o quattro monumenti. Non mi si venga a parlare di installare dei mobiles: sono solo monumenti normali col morbo di Parkinson.


3, 7, 4, 1, 6: Ugo Nespolo. Idee a colori
di Giovanni Faccenda
…Nel periodo in cui Keith Haring (Reading, Pennsylvania, 1958 - New York, 1990) fu a Pisa per Tuttomondo (1989), un murale di centottanta metri quadrati realizzato su una delle pareti esterne del Convento di Sant'Antonio, mi recai spesso a trovarlo la sera, al termine del suo impegno quotidiano. Ricordo un suo accalorato intervento, al cospetto di altri amici, durante una delle indimenticabili cene: «Fra i pochi, pochissimi artisti che meritano rispetto qui in Italia, indico volentieri Ugo Nespolo, perché è il più intraprendente, il più fantasioso, il più originale. E poi perché mi pare l’unico ad aver compreso come un’immagine, al pari della pagina di un romanzo, può raccontare qualcosa di importante e di emozionante. Con la sola differenza, rispetto ai libri, che questa spesso è a colori…»…

(fonte: www.nespolo.com)

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