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Cangiullo Francesco Una donna che si vende (ma forse no)

Titolo: Una donna che si vende (ma forse no)
Tecnica: Olio su tavola
Misure: 26 x 16 cm
N-M: Napoli, 1884 – Livorno, 1977
Classificazione: Figure, Classici, Figurativi, Oli.
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Note Critico - Biografiche

 

FRANCESCO CANGIULLO

L'opera è firmata e datata in basso a sinistra: "F. Cangiullo. Cannes 56". A tergo il titolo. Opera esposta alla mostra personale "Addio mia bella Napoli" (1956) alla galleria Blu di Prussia.

Paolo Ricci sulla mostra: "Nel dicem­bre del 1956 Cangiullo organizzò, nella galleria napole­tana «Blu di Prussia», una mostra molto originale. Egli espose tavolette e libri in una bancarella, mescolando pitture e volumi alla rinfusa, dove, accanto a vecchie edizioni della sua opera letteraria, vi erano gli opuscoli e i volumi usciti di recente. La mostra era intitolata «Addio mia bella Napoli», come un suo volume edito da Vallec­chi; così, nel corso dell’esposizione, i frequentatori della galleria potevano pescare le opere di Cangiullo stampate nel giro di oltre 40 anni, insieme a cumuli di pitture, messe alla rinfusa, come una «merce». Con questa mostra Cangiullo compì un gesto dadaista, che fu l’ul­timo exploit della sua vita di «irregolare»".

Paolo Ricci così scrisse di Cangiullo sul quotidiano «Il Corriere di Napoli», il 29 maggio del 1937 in occasione della pubblicazione dei libri «Le vie della città» e «Paesi»: «Francesco Cangiullo è un curioso tipo di poeta: trasandato, con un piccolo cappello sulle ventitré, silenzioso, munito sempre di un piccolo bastoncino di bambù, come era abitudine, dei vecchi “guappi”, cammina sempre solo per le vie di Napoli, strizzando gli occhi come chi si difenda dai raggi del sole, osservando tutto quanto gli capiti di incontrare con l’acutezza di chi è obbligato a riferirlo a non so a chi... A vederlo così girovagare per la Pignasecca o per le altre vie affollate della Napoli borbonica, pare impossibile, inaudito immaginare un Cangiullo violentissimo polemista, raffinatissimo conoscitore dei movimenti d’avan­guardia di tutto il mondo, partecipante al più famoso e rumoroso gruppo avanguardista dell’anteguerra e del­l’immediato dopoguerra, creatore, insieme alla “caffeina d’Europa” (vogliamo dire Marinetti) del Futurismo ita­liano. È difficile individuare sotto le spoglie di questo piccolo borghese annotatore affettuoso delle caratteristi­che di colore napoletano l’amico di Apollinaire e di Valery, l’assaltatore dell’Università all’epoca dell’inter­ventismo ... il creatore delle lettere umanizzate e del Teatro della Sorpresa; il collaboratore di quel genio sfrenato ed insuperabile che era Ettore Petrolini ...al poeta sfavillante, parolibero, entusiasta, è succeduto lo scrittore maturo, attanagliato alla vita reale, ... da una coscienza umana che esclude qualsiasi forma di dilettan­tistimo ... Dopo aver letto questo libro ci si rende conto di aver letto la vita di un poeta».

Dopo la recensione, Cangiullo scrisse una lettera a Ricci che esprimeva la sua commozione. Tra l’altro affermava: «Io sto pagando da anni il lusso dell’arte mia con la mia spietata miseria; ma se tale arte trova tali ammiratori ..., io sono fiero e felice di pagarla talvolta col mancato pasto ai miei figli».


 

 

LA VENTATA DEL FUTURISMO

[...] I futuristi a Napoli fecero un solo adepto: il poeta e pittore Francesco Cangiullo, definito da Mari­netti «ingegno grandissimo e uno dei piú forti futuristi ... il solo ingegno innovatore di Napoli».

Francesco Cangiullo era figlio di quel Gernnaro Cangiullo titolare della «Fabbrica di mobili artisti­ci» che aveva bottega al rione Sirignano. Francesco prese anch’egli gli attrezzi del mestiere, in un ambiente che, oltre che laboratorio, era soprattutto scuola d’intaglio, e perciò era frequentato dai maggiori artisti quali Caprile, Scoppetta, Migliaro, Esposito, Casciaro, e dai poeti Di Giacomo, Ferdinando Russo, e da giornalisti, con a capo Matilde Serao e Edoardo Scarfoglio. [...]

Francesco Cangiullo, quando aderì al movimento futuri­sta nel 1912, aveva già dimestichezza col mondo della poesia. Ma dal momento della sua adesione al futurismo, gli avvenimenti divennero per lui sempre piú emozio­nanti. Egli si trovava nel vivo di un’azione che aveva tutta la parvenza rivoluzionaria, in compagnia di amici e compagni di grande valore e di grande fascino intellet­tuale, tra i quali egli si trovava a suo agio, partecipando attivamente alle azioni provocatorie del gruppo. Come poeta egli era il piú autenticamente futurista, quello che aveva dato alla poesia l’impulso formale e contenutistico più vero e popolaresco, col poema “Piedigrotta” che fu pubblicato dalle Edizioni Futuriste di poesia, nel 1916, e prima ancora, quando il poema era inedito, declamato da Marinetti e dallo stesso Cangiullo in una galleria d’arte in via Dei Mille, nel maggio del 1914. Quelle parole in libertà suscitarono una violenta polemica sulla stampa napoletana che attraverso un articolo di Paolo Scarfoglio negò al poeta ogni vera invenzione, contrapponendo alla Piedigrotta cangiullesca l’omonimo componimento tea­trale di Raffaele Viviani. L’attacco di Scarfoglio dava il senso della sospettosa attenzione verso tutto ciò che a Napoli aveva sapore di novità. In realtà la matrice ispirativa di Cangiullo era del tutto simile a quella di Viviani, e lo scontro-incontro ebbe il merito di aver sottolineato da un lato l’inventività creativa del grande attore che a quel tempo «militava» nel Cafe-Chantant, e dall’altro lato l’intuizione di un poeta che vedeva, attra­verso l’opera vivianesca, il modo per realizzare una poesia che fosse ad un tempo stilisticamente avanguardi­stica e popolare. Sono proprio questi due aspetti a rendere la poesia di Cangiullo specie nell’ambiente cultu­rale napoletano, poco accettabile, poiché essa si realiz­zava al di fuori dei noti schemi letterari e dunque in un contesto di inventività «illegale».

Nel 1918, le Edizioni Futuriste di poesia pubblicarono «Caffè Concerto», che è l’opera di gran lunga piú originale di tutta la letteratura futurista. «Caffè Con­certo» si potrebbe definire un poema «visivo», ma era molto di piú: esprimeva la volontà di rendere, attraverso i segni e le lettere tipografiche, non solo dei concetti poetici, ma le immagini plastiche che costituivano la fonte dell’ispirazione del poeta. «Caffè Concerto», dun­que, piú che l’opera di un poeta-pittore, è l’opera di un pittore-poeta, poiché in essa predomina il segno grafico, come il disegno di un artista che voglia dare il senso della rappresentazione di un fatto teatrale. Le tavole che compongono il fascicolo «Caffè Concerto» costituiscono ancora oggi, per la loro originalità, un apporto essenziale al disegno e alla pittura moderna.

Senza alcun dubbio l’opera piú geniale e anticipatrice di Cangiullo fu «Alfabeto a sorpresa», concepita ed eseguita nel 1912, prima della sua adesione al movimento futuri­sta. [...] È evidente l’influenza che «Alfabeto a sorpresa» ha esercitato quarant’anni dopo sulla produzione neo-dada, specie sugli artisti nord­americani, in modo particolare su Calder, considerando le sue sculture filiformi ed i suoi 'mobiles' degli anni ‘50. Nell’attività futurista di Cangiullo si inseriscono inoltre «Il giardino zoologico», un poema definito «umorismo coreografico», con la musica di Maurice Ravel, rappre­sentato da Diaghilev nei balletti russi; «Il debutto del sole», liriche con un giudizio di Marinetti, pubblicato a Napoli da L'Editrice Italiana; «Poesia pentagrammata», un testo che anticipa di molti decenni la produzione delle avanguardie attuali. Infine é da ricordare «Il sifone d’oro», pubblicato nel 1924, ma composto da Cangiullo molti anni prima.

L’attenzione di Cangiullo alla vita artistica napoletana era costante. Nella sua qualità di direttore aggiunto della rivista «Vela latina», nel corso di un «pomeriggio futurista» svoltosi in una sala dell'Istituto di Belle Arti, a Napoli, il 16 gennaio 1916, egli convinse i suoi amici Marinetti, Boccioni, Iannelli a visitare la «I Esposizione Nazionale d’Arte». Nel corso della manifestazione, dopo il discorso di Umberto Boccioni e un breve intervento di Marinetti, prese la parola Cangiullo, il cui intervento fu riportato da «Vela latina» nei seguenti termini: «Noi napoletani intendiamo perfettamente lo stato d’animo declamatorio che il nostro giovanissimo artista, dalla ipersensibilità assolutamente novatrice, conserva ormai da un paio d’anni di fronte al pubblico del suo paese. Egli si presenta con l’aria di chi se ne infischia e non dà nessuna importanza, di chi non é stato, né sarà mai, capito da questo pubblico, di chi disprezza l’ascoltatore da cui non v’è niente da sperare, e a cui bisogna leggere proprio così la personalissima poesia - che occorre pur leggere! - Perciò legge senza effetti e molte volte sfu­mando. Raramente ha qualche ironico gesto illustrativo. Però questa volta Cangiullo ebbe un po' torto; poiché il pubblico non é dei soliti, e v’erano moltissimi artisti (quali Curcio, Uccella, Gatto e Viti) venuti sinceramente ad ammirarlo, tanto vero che lo applaudirono calorosamente». [...]

Nella sua poesia e nel suo teatro egli addirittura anticipa l’arte «del comportamento» e nella grafica é certamente all’altezza dei piú spericolati sperimentatori europei.

In Italia, nel movimento futurista, dopo la morte pre­matura di Umberto Boccioni, avvenuta come é noto nel 1916, e dopo il lento disperdersi dell’entusiasmo dei primi futuristi, un contributo di invenzioni e di trovate spettacolari si verificò ad opera quasi esclusivamente di Francesco Cangiullo, il quale, dal 1918 in poi, fino al momento del suo distacco dal movimento, nel 1924, fu considerato, e in effetti lo era, il «sale» del futurismo, per la sua frenetica attività, oltre che nel campo della poesia, in quello della pittura e soprattutto del teatro. Sviluppando le premesse contenute nelle sue precedenti opere, come «Alfabeto a sorpresa», «Lettere umanizzate» e «Poesia pentagrammata», sorse nel poeta Cangiullo l'intuizione di un teatro della sorpresa, una concezione diversa dal teatro sintetico precedentemente teorizzato dai futuristi, che Cangiullo e Marinetti, dopo una lunga discussione che si svolse in piú riprese tra Capri e Napoli, concretizzarono in un manifesto, redatto e firmato in Napoli all’Hotel de Londres, il 9 ottobre del 1921. Nel manifesto, intitolato “Il Teatro della Sorpresa”, che recava come sottotitoli: «Teatro Sintetico - Fisicofollia - Pa­role in libertà sceneggiate - Declamazione dinamica e sinottica - Teatro-giornale - Teatro-galleria di quadri - Discussioni improvvisate di strumenti improvvisati, ....», si affermava tra l’altro: «Nel Teatro della Sorpresa, la pietra della trovata che l’autore lancia dev’essere tale da: -1) Colpire di sorpresa gioconda la sensibilità del pub­blico, in pieno, -2) Suggerire una continuità di altre idee comicissime a guisa di acqua schizzata lontana, di cerchi concentrici di acqua o di echi ripercorsi, -3) Provocare nel pubblico parole ed atti assolutamente impreveduti, perché ogni sorpresa partorisca nuove sorprese in platea, nei palchi e nella città, la sera stessa, il giorno dopo, all’infinito».

Il Teatro della Sorpresa debuttò in varie città italiane, ed i pubblici di Napoli, Palermo, Firenze, Genova, Torino, Milano, ecc. espressero consenso entusiastico e rigetto sdegnoso, come era nella consuetudine «storica» di ogni esibizione spettacolare del Movimento futurista. Il Tea­tro della Sorpresa, come era stabilito nel Manifesto programmatico, era promotore, nelle varie città, anche di mostre di pittura e di scultura.

Tra le sue opere piú singolari resta la commedia «Radioscopia», un «con­trasto simultaneo in un atto», che fu rappresentata da Ettore Petrolini, e fu uno dei successi piú clamorosi del grandissimo attore e commediografo romano. [...]

Cangiullo, nonostante la celebrità e il successo raggiunto attraverso la milizia futurista e il contributo creativo al movimento, a Napoli non creò intorno a sé un'atmo­sfera di consenso e quindi di attenzione alla sua opera di scrittore e di poeta. Ma ancora piú avvilente, fu il fatto che le iniziative culturali da lui promosse cadessero nell’indifferenza dello stesso movimento futurista. Il ritorno all’ordine di Cangiullo fu l’espressione dolorosa­mente sofferta di un uomo che aveva aderito al movi­mento con entusiasmo, senza però sposarne l’ideologia. L’adesione di Cangiullo era determinata dagli aspetti ludici del movimento stesso, quindi dalla possibilità che offriva il futurismo agli exploits improvvisi della fantasia e dell’invenzione del poeta, dello scrittore, del pittore, ed era caratterizzata dalla estraneità ad ogni vincolo o regola accademica imposta da una qualsiasi «scuola». Cangiullo era, si, un poeta-pittore futurista, ma aveva contempora­neamente il gusto e la facoltà di muovere verso altre estetiche, magari contrastanti tra loro. Era, insomma, un irregolare, come la maggior parte degli artisti più geniali nati e vissuti a Napoli. Egli non condivideva, in fondo, l’ideologia del futurismo, che era, poi, quella stessa del fascismo. Cangiullo, da uomo ideologicamente ingenuo, sentiva istintivamente l’estraneità ad una prassi e ad un costume che si esprimevano nella storia degli anni dal 1924 in poi.

Improvvisamente, nel settembre del 1924, sul quotidiano «Il Mattino» di Napoli, apparve questa lettera: «Illustre direttore, la prego di pubblicare questa lettera con la quale io esco dal Movimento futurista. Le ragioni sono diverse; io le dirò a chi vorrà saperle, e anche in qualche eventuale intervista. Non avrei nemmeno fatto questa dichiarazione, ma tengo che la mia uscita sia ufficiale, per non crearmi la posizione ambigua dei miei amici Buzzi, Govoni, Folgore, Pratella; e per far sì - voglio sperare - che Marinetti non stampi piú il mio nome sotto manife­sti collettivi che non ho mai voluto firmare, ad esempio quello, non so, dei diritti artistici - che sembra scritto come da un millepiedi forse perché molti ci avevano messo ... le mani - indirizzato all'on. Mussolini. Ma tengo ad assodare che al Futurismo ho dato e dal Fu­turismo nulla presi o appresi. Né ora gli reclamo l'Alfa­beto a Sorpresa, la Poesia pentagrammata, e quasi tutto il Teatro della Sorpresa: continui il Futurismo ad aver queste mie cose, continuino i miei giovanissimi a servir­sene e a cibarsene, tanto, io le rifiuto. Però nel prendere commiato porterò con me al di là della soglia di questo movimento in posizione ausiliaria, una profonda tri­stezza: Marinetti, sposato e innamorato, non piú gio­vane, che lascia Milano e si riduce a Capri ove è ucciso dal chiaro di luna!... Grazie dell'ospitalità, signor diret­tore, suo devotissimo Francesco Cangiullo».

Un altro torto «obbiettivo» di Mari­netti e dei suoi amici, fu l’assoluto disinteresse per le opere di Cangiullo che non si inserivano nel «futuri­smo», come era da essi inteso, vale a dire estranee alle immagini e alle forme ormai consacrate dalla nuova estetica.

Cangiullo, a Napoli, nella sua attività pittorica, si trovò a seguire Luigi Crisconio. Insieme, soprattutto durante le ore notturne, andavano alla ricerca dei motivi che des­sero il senso della grande città; pertanto nei loro giri essi avevano dei punti fissi: caffè e bordelli dove cerca­vano di cogliere una particolare atmosfera umana e do­lorosa; ed è abbastanza singolare il fatto che una mede­sima attenzione agli ambienti notturni è presente nel teatro di Viviani. [...]

L’attività pittorica di Cangiullo, a parte qualche quadro futurista dipinto prima del 1916, fu improntata ad una specie di realismo critico che, sull’avvio di Crisconio, si espresse nella sua opera di documentatore attento della trasformazione della città, presa d’assalto dalla mania distruttiva del fascismo, rivolto, ad esempio al «risana­mento» del rione Carità. Cangiullo dipinse affettuosa­mente e dolorosamente le fasi della distruzione delle strade, delle piazze, delle case, che tanta parte avevano avuto nella sua vita. Negli ultimi anni la pittura di Cangiullo si concretizzò in certe rapide impressioni ispirate al Boldini parigino, con in più, e diversa, una specie di fissità spietata ed ironica nel descrivere tipi di situazioni intraviste attraverso la memoria. Nel dicem­bre del 1956 Cangiullo organizzò, nella galleria napole­tana «Blu di Prussia», una mostra molto originale. Egli espose tavolette e libri in una bancarella, mescolando pitturee e volumi alla rinfusa, dove, accanto a vecchie edizioni della sua opera letteraria, vi erano gli opuscoli e i volumi usciti di recente. La mostra era intitolata «Addio mia bella Napoli», come un suo volume edito da Vallec­chi; così, nel corso dell’esposizione, i frequentatori della galleria potevano pescare le opere di Cangiullo stampate nel giro di oltre 40 anni, insieme a cumuli di pitture, messe alla rinfusa, come una «merce». Con questa mostra Cangiullo compì un gesto dadaista, che fu l’ul­timo exploit della sua vita di «irregolare». Negli ultimi anni Cangiullo si trasferì a Livorno, conti­nuando a dipingere motivi della Napoli del ricordo. [...]

Ora nel processo di rivalutazione del futurismo, sia nel bene che nel male che esso significò nella storia della cultura italiana, finalmente ci si accorge dell’opera e della funzione anticipatrice e creatrice di Cangiullo. Come spesso accade troppo tardi!

Paolo Ricci


I brani di Paolo Ricci sono tratti da "Arte e artisti a Napoli [1800 - 1943]. Cronache e memorie di Paolo Ricci", Guida Editori. Napoli, 1981.

Ritratto di donna
Diotimo cala la torcia nel braciere
Profumo particolare
Figura
Il sole dietro i fichi d'India

Ritratto di donna  (1964)

Note

  RENATO BARISANI Scultore e pittore, nel 1937 termina gli studi di scultura presso l’Istituto d’arte di Napoli e frequenta per due anni, grazie ad una borsa di studio, i corsi dell’istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Monza al termine dei quali consegue il relativo diploma. Rientrato a Napoli, frequenta l’Accademia di Belle Arti e si diploma in scultura nel 1941. Ha insegnato disci­pline artistiche negli Istituti d’Arte e nei Licei Artistici. Dal 1978 al 1984 ha inseg... Continua

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Autore: Barisani Renato

Tecnica: Olio polimaterico su tavola

Misure: 101 x 82 cm

N-M: Napoli, 1918 - 2011

Classificazione: Figure, Moderni, Astratti, Oli, Altre tecniche.

Diotimo cala la torcia nel braciere  (1997)

Note

Opera pubblicata alla pagina 21 del 3° fascicolo della "Storia di Napoli illustrata. Una terra si racconta". MARIO PERSICO L’arte di Mario Persico, nato a Napoli nel 1930, appartiene alla storia dell’avanguar­dia napoletana sin dal suo primo manifestarsi. Allievo di Emilio Notte all’Accademia di Belle Arti, Persico raccoglie le sollecitazioni provenienti dalle sperimentazioni sul­la materia e dalle “vertigini cosmico-nucleari” della pittura di Mario Colucci. Nel 1955 aderisce... Continua

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Autore: Persico Mario

Tecnica: Tecnica mista su cartoncino

Misure: 36 x 24 cm

N-M: Napoli, 1930

Classificazione: Figure, Moderni, Figurativi, Altre tecniche.

Profumo particolare  (2010)

Note

  MRI - MARIO RICCIARDI Mario Ricciardi inizia la sua attività di produttore di immagini e scultore sin dal 1968. Dal 1981 rivolge la sua attenzione ai linguaggi. Il suo rapporto con la materia diventa così ragione e consapevolezza di un tempo nuovo delle arti, teso al riconoscimento di una scienza del vedere che resta ancora attualmente il suo impegno primo.“L’arte non è una montagna da scalare, è una conca da perlustrare, un vuoto da percorrere, lo spazio senza fine, il tem... Continua

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Autore: Ricciardi Mario

Tecnica: Plastica, gesso, inchiostro su carta

Misure: 49 x 43 cm

N-M: S. Giorgio a Cremano, 1949

Classificazione: Figure, Moderni, Figurativi, Altre tecniche.

Figura  (1968)

Note

  RAFFAELE LIPPI "Sin dalla sua prima personale napoletana, nel 1931, Raffaele Lippi mostrava di vivere il travaglio della sua lealtà artistica, divorato dall'ansia di realizzare la pittura: il suo realismo si manifestava nel modo più istintivo, assolutamente privo di piacevolezze: era la pittura di un autodidatta, asciutta, scabra, ma interessante perché dal suo tessuto trasudava una febbre di libertà incondizionata; una pittura spiccatamente personale la cui tematica traeva... Continua

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Autore: Lippi Raffaele

Tecnica: Tecnica mista su cartoncino

Misure: 70 x 50 cm

N-M: Napoli, 1911 - 1982

Classificazione: Figure, Moderni, Figurativi, Altre tecniche.

Il sole dietro i fichi d'India  (1965)

Note

Firma in basso a destra. A tergo firma, titolo e timbro Prima Triennale dell'Adriatico, Civitanova Marche, 1965. CARLO MONTARSOLO È uno dei più noti e validi artisti della pittura italiana del dopoguerra. Di lui hanno scritto, con saggi e recensioni, i più importanti critici e studiosi d’arte. Il suo curriculum è fra i più ricchi e prestigiosi, per attività e riconoscimenti, della sua generazione. Dalla nativa Terni, sin da piccolo si trasferisce a Portici con tutta la famiglia. A sed... Continua

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Autore: Montarsolo Carlo

Tecnica: Tecnica mista su carta applicata su cartone

Misure: 50 x 68 cm

N-M: Marmore, 1922 – Roma, 2005

Classificazione: Paesaggi, Moderni, Figurativi, Altre tecniche.

Senza titolo
Paesaggio in Valdinevole. La casina rossa
Per tutta la vita
Senza titolo I
La vedova

Senza titolo

Note

DOMENICO SPINOSA Titolare di pittura per lunghi anni presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli, è considerato tra i pittori più attivi dell’area dell’Informale, alla quale va ricondotta gran parte della sua ricerca. Numerose sono le sue mostre personali in tutta l’Italia e all’estero. Nelle sue tele, il dato reale o esterno, viene sottoposto ad una graduale consunzione, per cui il colore diventa l’unico protagonista del dipinto. Un colore che vede la luce ardere progressiv... Continua

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Autore: Spinosa Domenico

Tecnica: Tecnica mista su cartoncino

Misure: 50 x 70 cm

N-M: Napoli, 1916 - 2007

Classificazione: Moderni, Astratti, Altre tecniche.

Paesaggio in Valdinevole. La casina rossa  (1938)

Note

SERGIO SCATIZZI L'opera, firmata e datata in basso a destra "Sergio Scatizzi 1938," è stata esposta alla storica mostra antologica del 1982 a Firenze, Palazzo Strozzi, presso la galleria La Strozzina. La grande mostra intitolata "Sergio Scatizzi opere 1936 - 1982", con 200 opere esposte, è stata organizzata da Raffaele Monti e da Alfredo Righi e presentata in catalogo da Carlo Ludovico Ragghianti dove l’illustre storico dell’arte ricostruisce criticamente il lungo percorso di Scatizzi. I... Continua

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Autore: Scatizzi Sergio

Tecnica: Olio su tavola

Misure: 47 x 65 cm

N-M: Gragnano (LU), 1918 - Firenze, 2009

Classificazione: Paesaggi, Moderni, Figurativi, Oli.

Per tutta la vita  (2002)

Note

  UGO NESPOLO Ugo Nespolo, nato a Mosso (Biella), si é diplomato all’Accademia Albertina di BelleArti di Torino ed è laureato in Lettere Moderne. I suoi esordi nel panorama artisticoitaliano risalgono agli anni Sessanta, alla Pop Art, ai futuri concettuali e poveristi(mostre alla galleria il Punto di Remo Pastori, a Torino, e Galleria Schwarz diMilano). Mai legata in maniera assoluta ad un filone, la sua produzione si caratterizzasubito per un’accentuata impronta ironica, trasgressiva, ... Continua

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Autore: Nespolo Ugo

Tecnica: Soft painting. Tecnica mista su carta pregiata

Misure: 110 x 73 cm

N-M: Mosso, 1941

Classificazione: Moderni, Astratti, Altre tecniche.

Senza titolo I  (1972)

Note

  ELIO WASCHIMPS “È difficile parlare di un amico. E verso Elio Waschimps questo sentimento di amicizia incarna l’autentico senso e significato fuori di ogni genericità e retorica. I legami famigliari sono la vera stupidaggine della vita perché creano affettività imposte ma non scelte, non elaborate, non mature dai riscontri. L’amicizia, invece, cresce e, naturalmente, si evolve, si consolida, cresce e, naturalmente, si sedimenta e ti entra dovunque: l’amico fa parte del qua... Continua

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Autore: Waschimps Elio

Tecnica: Olio su tela

Misure: 40 x 60 cm

N-M: Napoli, 1932

Classificazione: Figure, Moderni, Figurativi, Oli.

La vedova  (1978)

Note

  ERRICO RUOTOLO Dopo aver conseguito il diploma di maturità artistica, si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Napoli dove frequenta il corso di Pittura diplomandosi nel 1962. Le sue prime opere si collocano nell'ambito di un figurativo con inclinazioni tendenti al surrealista, dove il colore assume un ruolo determinante. Nel 1965 espone a Siviglia, e successivamente, nel 1966 è presente a "Proposta '66" a Roma e, nel 1967, partecipa, sempre a Roma, alla rassegna "Prospettiva 3". L... Continua

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Autore: Ruotolo Errico

Tecnica: Olio su tela

Misure: 80 x 100 cm

N-M: Napoli, 1939 - 2008

Classificazione: Figure, Moderni, Figurativi, Oli.

Il tetto, quel giorno...
Napoli 1656. Incontro al palazzo tra due monatti il fantasma del cardinale e i cherubini del diavolo e della morte.
Senza titolo
Encausto
Formas de la solidad - El abrazo

Il tetto, quel giorno...  (2002)

Note

GIOVANNI RICCIARDI Inizia la sua attività espositiva a Napoli dal 1995, sono gli anni in cui frequenta l’accademia di Belle Arti, luogo di incontro/scontro di idee, progetti, concretizzati in un momento di grosso fermento e sperimentazione artistica. Espone successivamente in sedi istituzionali di rilievo in Italia e all’estero tra cui: Napoli Museo Nazionale, Museo Pietrarsa, Convitto Nazionale), Milano (Fondazione Stelline, gallerie private), Roma (Palazzo delle Esposizioni), Bo... Continua

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Autore: Ricciardi Giovanni

Tecnica: Olio polimaterico su tela

Misure: 120 x 100 cm

N-M: Castellammare di Stabia, 1977

Classificazione: Moderni, Astratti, Oli.

Napoli 1656. Incontro al palazzo tra due monatti il fantasma del cardinale e i cherubini del diavolo e della morte.  (1984)

Note

  UMBERTO PIEZZO Umberto Piezzo ha frequentato il Liceo Artistico di Napoli con i professori Mario Persico e Claudio Lezoche. La sua prima personale risale al 1972 a Portici. Nel 1973 presenta, sul tema rapporto uomo-natura, una mostra dibattito a Milano presso la Galleria Guastalla. Nel 1974 si interessa attivamente di teatro. A Foggia organizza due mostre che prendono spunto da una serie di suoi testi sui suoi rapporti con il tempo, tra passato e presente. Nel 1975, nell’ambito teatral... Continua

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Autore: Piezzo Umberto

Tecnica: Tecnica mista su cartoncino

Misure: 75 x 55 cm

N-M: Portici, 1957

Classificazione: Figure, Moderni, Figurativi, Altre tecniche.

Senza titolo  (1971)

Note

  MIMMO PALADINO Mimmo Paladino ci ha abituati a grandi dipinti capaci di catalizzare lo sguardo con immagini dotate di un'opulenta ricchezza, dove però i personaggi sembrano vivere una sorta di disagio esistenziale. Immagini che hanno poco a che fare con la realtà e ben di rado ricavate da qualsiasi sfondo particolare di esperienza concreta. Con i suoi lavori ci invitava ad allenare lo sguardo di fronte a dipinti governati da una evidente vigore formale e cromatico, che spesso sfiorano una... Continua

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Autore: Paladino Mimmo

Tecnica: Collage su cartoncino

Misure: 35 x 25 cm

N-M: Paduli, 1948

Classificazione: Moderni, Astratti, Altre tecniche.

Encausto

Note

  PIPPO ORIANI. Nel 1927 entra in contatto con Fillia e altri futuristi torinesi, con i quali espone alla Mostra Internazionale di Torino del 1928. L’anno successivo inizia la partecipazione sistematica alle mostre del gruppo futurista. Dal 1929 al 1933 è spesso a Parigi, entrando in rapporto con Léger, Zadkine, Kandinskij, Prampolini, ecc. Nel 1932 e nel 1936 è alla Biennale di Venezia, mentre si fanno più sporadici i contatti con il gruppo futurista. L'artista torinese, dal 1969 al 19... Continua

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Autore: Oriani Pippo

Tecnica: Encausto su cartone

Misure: 50 x 65 cm

N-M: Torino, 1909 - Roma, 1972

Classificazione: Paesaggi, Moderni, Figurativi, Altre tecniche.

Formas de la solidad - El abrazo  (1977)

Note

  GASTON ORELLANA Figlio di emigranti spagnoli, madre andalusa e padre dell’Estremadura, Gaston Orellana è nato a Valparaiso nel 1933. A 18 anni prese la cittadinanza spagnola, dopo aver effettuato un viaggio di studi archeologici attraverso il Perù, la Bolivia e l’Argentina. Fin da giovanissimo stabilisce profonda amicizia con Pablo Neruda e nel 1957 a Buenos Aires conosce Rafael Alberti e Miguel Angel Asturias. Per due anni soggiorna a Maiorca e per dieci anni a Madrid. Attualmente ri... Continua

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Autore: Orellana Gaston

Tecnica: Olio su tela

Misure: 120 x 100 cm

N-M: Valparaiso del Cile, 1933

Classificazione: Figure, Moderni, Astratti, Oli.

Imagerie cosmica
Senza Titolo II
Immagine
Uomini e rettili
Senza Titolo I

Imagerie cosmica "in red"  (1962)

Note

  LUCA (Luigi Castellano) La sua attività si esplicava in svariati campi che vanno dalla produzione propriamente artistica all'impegno come teorico ed organizzatore; conduceva, in varie modalità espressive, un coerente percorso creativo e teorico. Dall'immediato dopoguerra i suoi interessi si rivolsero ai più avanzati ambienti artistici napoletani, in particolare al Gruppo Sud. Del ‘58 è la mostra alla galleria Medea di Napoli 13 Pittori Napoletani con la presentazione di Ottavio Morisa... Continua

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Autore: Luca ( Castellano Luigi )

Tecnica: Tempera verniciata su carta rintelata

Misure: 70 x 100 cm

N-M: Napoli, 1923 - Portici, 2001

Classificazione: Moderni, Astratti, Altre tecniche.

Senza Titolo II  (1983)

Note

L'opera è autenticata dall'artista su foto, registrata presso l'archivio ufficiale del Museo Emblema e pubblicata sul catalogo della mostra personale di Salvatore Emblema "Tessere & Detessere" del 2008.   SALVATORE EMBLEMA Emblema nasce a Terzigno (Napoli) nel 1929. Ha frequentato il liceo artistico e l'Accademia di Belle Arti a Napoli. Nel 1948, ha cominciato a produrre dei "Collages" usando delle foglie disseccate e costruendo dei ritratti attraverso le modulazioni cromatiche. ... Continua

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Autore: Emblema Salvatore

Tecnica: Terre vesuviane su tela di juta

Misure: 90 x 100 cm

N-M: Terzigno, 1929 - 2006

Classificazione: Moderni, Astratti, Altre tecniche.

Immagine  (1964)

Note

  CARMINE DI RUGGIERO Carmine Di Ruggiero nasce a Napoli nel 1934. Viene “iniziato” all’arte giovanissimo. Nel 1958 sì diploma all’Accademia di belle arti di Napoli. È nella fucina del grande maestro Emilio Notte, che Carmine forgerà la tempra, su cui passeranno oltre cinquant’anni di pittura. Incomincia ad esporre dal 1952. Una prima fase di lavori avrà come soggetto paesaggi e nature morte. Incomincia ad avanzare, nella prima metà degli anni cinquanta, l’esperienza informal... Continua

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Autore: Di Ruggiero Carmine

Tecnica: Tempera su tavola

Misure: 100 x 70 cm

N-M: Napoli, 1934

Classificazione: Moderni, Astratti, Altre tecniche.

Uomini e rettili

Note

  ARMANDO DE STEFANO Autentica personalità dell'arte napoletana, Armando De Stefano fu attore di primo piano in tutti gli avvenimenti artistici della città dal 1947 in poi. Con la pittura, l'artista è tornato al nostro migliore Seicento, risciacquandolo nelle acque di una percezione modernissima del "reale": il ribaltamento in avanti della prospettiva, la riduzione dell'ambiente in atmosfera d'assenza, la iterazione delle figure, l'inserimento improvviso di elementi estranei o di partiture... Continua

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Autore: De Stefano Armando

Tecnica: Olio su tela

Misure: 50 x 70 cm

N-M: Napoli, 1926

Classificazione: Figure, Moderni, Figurativi, Oli.

Senza Titolo I

Note

  GIUSTINO CALIBE' Simona Barucco: “Le opere di Giustino Calibè si compongono di stratificazioni dolorose e di magiche suggestioni. Il ricordo è improvvisamente presenza nel respiro greve del colore marcio che naviga faticosamente su superfici trattate come immensi cretti, dove la sabbia vesuviana è strato e substrato di una dimensione sospesa tra tempo e spazio. Come arricchita dalle tonalità pure del colore, la fredda e antica sabbia vesuviana si trasforma in lava bollente ed es... Continua

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Autore: Calibe Giustino

Tecnica: Olio su tela

Misure: 160 x 160 cm

N-M: Napoli, 1950

Classificazione: Moderni, Astratti, Oli.

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