Note Critico - Biografiche
NICOLAS DE CORSI
Di padre italiano e madre russa, Nicolas De Corsi approdò e decise di stabilirsi a Napoli dopo vari vagabondaggi. Qui cominciò a dipingere in intensità di emozioni e di sogni. Egli seguiva la propria inclinazione verso le forme più immediate della verità che lo seduceva, rivelando un talento pittorico che poteva essere solo paragonabile a Giacinto Gigante ed Edoardo Dalbono. Divenne particolarmente esperto nel paesaggio preferendo dipingere ad acquerello, una tecnica che rivela appieno quali fossero le possibilità e le risorse della sua arte per larghezza, immediatezza e freschezza dei toni trasparenti. Nessun altro pittore italiano dell’epoca sapeva rendere la suggestiva luce degli effetti notturni. E fu proprio dopo il successo ottenuto all’Esposizione Internazionale di Roma del 1905 con “Effetto di sera” che si trovò ben presto sul piano delle competizioni artistiche mondiali.
Figlio del console italiano ad Odessa ebbe un’infanzia alquanto avventurosa. Rimasto orfano di padre ad appena un anno, la madre si risposò e seguì il secondo marito in Spagna, morto anche quest’ultimo, dopo qualche anno fu affidato dalla madre, costretta a trasferirsi in Italia, ad un suo parente che era il direttore del carcere madrileno. Le sue prime frequentazioni furono quelle che potevano ipotizzarsi in un ambiente carcerario. Il giovane Nicola, amante della libertà e stanco della educazione restrittiva cui era sottoposto, fuggì e si aggregò ad una carovana di zingari girovaghi procacciandosi da vivere schizzando ritratti a gente di passaggio. Ricongiuntosi alla madre fu in Italia ed a Roma conobbe Carlo Siviero che intuito il suo talento lo fece ammettere alla scuola di nudo dell’Accademia di San Luca, che frequentò per un breve periodo. Il giovane artista da Roma venne a Napoli ove conobbe Eduardo Dalbono che lo prese in simpatia e lo indirizzò verso la pittura di paesaggio che gli era più congeniale. Artista essenzialmente autodidatta, dipingeva di “getto”, avendo un talento innato e naturale, Gemito osservando una sua opera disse: “è un giovane la cui abilità dipende dall’intuizione pittorica e dal fatto che ogni buon lavoro, come’questo qui, nasce senza sforzo, da un’intima e involontaria capacità tecnica”.
La produzione del De Corsi fu vastissima e di facile collocazione, attratto dalle atmosfere del golfo partenopeo si stabilì definitivamente a Napoli dipingendo innumerevoli paesaggi nei modi della tradizione posillipista ma risentendo della influenza della tavolozza dalboniana, sino a raggiungere una propria fisionomia pittorica, pennellate larghe e pastose, dai colori vivi e felicemente armonizzati il tutto inserito in una sicura solidità di impostazione.
Nel 1913, di ritorno da una esposizione tenutasi a San Paulo in Brasile, conobbe il collezionista e mecenate conte Matarazzo di Licosa, fu da lui preso in simpatia fra di loro nacque un sodalizio d’intendimenti. L’artista, che fu ospitato dal conte per quasi tutta la vita e ritrovò, presso questa famiglia, affetti e serenità.
Il De Corsi ha preso parte a parecchie esposizioni in Italia ed all’estero ed ha inoltre esposto assiduamente alla Promotrice napoletana dal 1904 al 1911.
Fra le sue opere possiamo ricordare: Impressioni di luna nel porto di Napoli, che esposto alla Mostra Nazionale di Milano fu acquistato dal re Vittorio Emanuele III; La vela, che fu acquistato per la Galleria di Arte Moderna di Bucarest; Autunno, che presentato alla Promotrice di Napoli nel 1911 gli valse la medaglia d’argento e fu acquistato dalla Casa Reale, nello stesso anno, a Barcellona un suo dipinto intitolato Effetto di luna, fu premiato con menzione onorevole.
La biografia di De Corsi è emblematica per definire il carattere e comprendere la pittura di questo ”nobile - zingaro”. E’ una vita da vagabondo quella vissuta dal pittore fino all’incontro con Napoli. In questa città finalmente egli trova l’approdo ideale, il luogo dove mettere radici. Tuttavia Torre del Greco, ben presto, occuperà un posto privilegiato. L’incanto del posto, la festosa allegria degli scugnizzi, la serenità di una cittadina che viveva di corallo e mare; questi gli ingredienti che rendono agli occhi di De Corsi unico un paese di provincia.
In particolare, la simbiosi Torre del Greco- mare, cosi naturale, è per il pittore un connubio magico. Per chi aveva sempre cercato di compenetrare e rappresentare quella sconfinata distesa di acqua, la città dovette apparire un piccolo paradiso. Quando il pittore arriva nella città del corallo, nel 1900, ha solo 18 anni. Vi giunge per trascorrere un periodo di vacanza con la madre. Ci ritornerà ogni anno, fino al 1934, quando si stabilisce definitivamente in città. Essendo poco più che adolescente al momento del suo arrivo a Napoli, lo si può considerare un pittore in fieri, la cui formazione avviene quasi esclusivamente in ambito partenopeo.
Naturale, quindi, che egli rivolga lo sguardo alla scuola di Posillipo ed elegga suoi modelli Casciaro e Dalbono, le cui influenze sono evidenti nella sua prima produzione, durante la quale il pittore cerca ancora di elaborare un linguaggio autonomo. La pennellata e il modo di rendere il mare sono molto vicini a quelli di Dalbono, ed anche la rappresentazione del cielo, uno dei suoi marchi di ”fabbrica”, non ha raggiunto la qualità del periodo maturo.
Eppure sono gia presenti alcuni degli elementi che ritorneranno nella sua produzione; su tutte la scelta iconografica, che rende il paesaggio marino assoluto protagonista, mentre le figure assumono il ruolo di contorno, di semplici comprimari, partecipi dello spettacolo della natura. I colori, altro elemento caratterizzante della sua arte, non hanno ancora raggiunto la solarità che riempie i suoi dipinti di un inebriante sapore mediterraneo.
Col passare degli anni, tuttavia, il giovane artista acquisisce il ”mestiere” necessario per esprimere in maniera completa i suoi sentimenti nei confronti del mondo e del mare in particolare. Le barche di pescatori si perdono nell’azzurro del cielo e del mare, offrendo a De Corsi la ”materia prima” delle sue composizioni. Queste scene di vita semplici, sussurrate e non urlate, rispecchiano in pieno il carattere dell’artista che, rinunciando al guadagno facile producendo per mercanti, diventa unico padrone della sua ispirazione.
Tuttavia, De Corsi non si ferma ai primi lusinghieri risultati. Vuole entrare nella natura, comprenderla e domarla. Verso la metà degli anni venti, il ciclo dedicato a Venezia apre nuove possibilità al pittore che al ritorno, con la serie di notturni dedicati alla festa dei Quattro Altari, offre una visione allo spettatore di incomparabile suggestione. Gli squarci di luce nel buio della sera, improvvise vampate di vitalità, irrompono con prepotenza nella composizione, che coglie in pieno il clima di festa dimostrando la maturazione avvenuta in questi anni.
De Corsi non e più il ragazzo che si ripropone di penetrare nell’anima di una città, Torre del Greco, per carpirle il segreto che la lega al mare; è diventato egli stesso parte integrante di quella realtà, diviene il ”poeta del colore e calore” di Torre del Greco. Nelle sue opere esteriorizza il proprio mondo interiore. I colori della sua tavolozza sono i colori della sua città d’adozione. E’ finalmente divenuto parte integrante della città, al punto che Silvano Villani nel parlare del maestro afferma ”...e chi lo muove da li (Torre del Greco), attenta alla sua vita. Ha più di settant’anni, ed è tutt’uno col paesaggio, con la gente, con l’anima di Torre.” E così De Corsi continuerà sino alla morte. Con la sua tavolozza e i pennelli insieme ai pescatori.
Anche se la tavolozza, dopo la guerra, ha perso parte della sua vivacità. I dipinti divengono più meditati, più riflessivi. Sembra quasi che vi sia nella scelta dei colori la consapevolezza del crepuscolo che inesorabile si avvicina. E tuttavia non è possibile smettere di dipingere. E’ diventata la sola ragione di vita, insieme al mare.
Si dice che le persone non muoiano, ma rimangano incantate. Se è vero, De Corsi deve aver rivolto il suo ultimo sguardo al mare.
Nicolas De Corsi è figlio del Console italiano e della russa Emma Suppicich. Rimasto orfano di padre la madre sposa il nobile Gutierrez, Console spagnolo in Russia anche il patrigno muore, costringendo la madre a trasferirsi e a portarlo con se, giovanissimo, in Spagna. La signora Emma si recarsi in Italia ed il giovanissimo Nicolas viene affidato alle cure del Direttore del Carcere di Madrid.
La quotidianità gli permette di conoscere personaggi tanto particolari quanto spesso poco raccomandabili e la bocciatura all'esame per baccelliere lo porta ad unirsi ad una carovana di zingari.
De Corsi lascia Madrid ed il capo carovana stesso lo rifornisce di matite, carta e pastelli, facendogli assaporare il piacere di dedicarsi solo alla natura e al suo studio.
Il cantante, prestigiatore della carovana, con il quale ha stretto forte amicizia si unisce a lui ed insieme iniziano ad andare in giro per la Spagna e realizza ritratti, sempre ambientati in castelli da sogno, cattedrali maestose e tramonti mozzafiato per mantenersi.
La polizia lo trova a Toledo, viene accompagnato a Milano dalla madre, con la quale inizia un nuovo viaggio in Italia alla ricerca dell'eredità paterna: Genova, Milano, Firenze, Roma, Venezia, soggiorni più o meno lunghi, poi l'arrivo al sud.
Risiede per un pò a Roma dove incontra e stringe amicizia con Carlo Siviero, ha la fortuna di conoscere Antonio Mancini, e ciò è sufficiente per colmare le sue lacune culturali, e per capire i fondamenti della vera arte pittorica e della sincerità di espressione, senza perdere la spontaneità dell'autodidatta.
Napoli è per De Corsi la rivelazione, mette da parte la figura, la sua pittura ovunque si riempie del “mare”, della natura che lo circonda, di quelle case così uniche e particolari che sanno di “mare” e delle sfavillanti feste notturne piene di mille colori che esplodono, escono dalla tela, per invitarci a fare festa ma con il “mare” sullo sfondo.
Tra le prime persone con cui crea un rapporto particolare c'è Eduardo Dalbono, il maestro lo prende in simpatia lo incoraggia e lo consiglia indirizzandolo verso la pittura di paesaggio.
Attilio Pratella, Vincenzo Migliaro, Casciaro, Vincezo Caprile, Vincenzo Irolli, Pietro Scoppetta e altri sono all'arrivo di De Corsi nella loro maturità artistica, ma i giovani gli irrequieti i suoi coetanei sono l'amico Carlo Siviero, Gaetano Richizzi, Eugenio Viti, Gennaro Villani, Felice Casorati e un Luca Postiglione che opera sulla scia del fratello Salvatore Postiglione.
La lista delle Esposizioni alle quali ha partecipato è lunga, e la sua presenza è sempre stata coronata da successi, presenta le sue opere a Milano, Torino, Parigi, Venezia, Bruxelles, Barcellona e, naturalmente, Napoli.
Nel 1909 un gruppo di giovani artisti, da vita ad un comitato indipendente dalle altre istituzioni artistiche e organizza la I Esposizione giovanile d'arte di Napoli presso la Sala Nobile al Rione Amedeo. Sono inizialmente ventitré, e salgono in realtà a ventisette con la presenza di Giuseppe Aprea, Francesco Galante, Saverio Gatto e lo stesso De Corsi che fanno parte della commissione d'accettazione delle opere.
Lo ritroviamo anche nel 1911 a Roma alla I mostra degli Indipendenti a Palazzo Teodoli, organizzata con l'idea, in parte fallita, di farla diventare una sorta di “Salon des Refusès”, in contrapposizione alla Esposizione Internazionale di Valle Giulia.
L'incontro e l'amicizia nata con Minozzi, presidente della Società Promotrice Salvator Rosa, lo fa incontrare con Vincenzo Gemito, e a casa dello scultore conosce un altro estroso esponente della pittura dell'epoca: Gaetano Esposito.
L'acqua e ciò che la circonda sono elementi che affascinano De Corsi, e uno come lui avrebbe mai potuto non innamorarsi di Venezia ? Quasi sicuramente ha visto per la prima volta la laguna con la madre da ragazzo, perciò in occasione della Biennale del 1910 ha forse modo di capire con occhi più maturi il fascino di quei luoghi.
Certo è, che vi è sicuramente tornato varie volte e la Serenissima, così come il mare di Chioggia,o le isole sparse nella laguna sono rappresentate in tutte le loro sfumature,un mare di lucciole nel sole, i canali con gli squarci di luce nel buio della sera, quelle case che come quelle della costiera hanno in se tutto il profumo della loro acqua e della loro gente. Per rappresentare Venezia, spesso usa la tecnica dell'acquerello che meglio rende tutta la liquidità che la contraddistingue, e così dimostra ancora una volta le qualità della sua arte con l'immediatezza e la freschezza dei toni trasparenti.
Il Conte Giuseppe Matarazzo di Licosa si può definire il mecenate di De Corsi, ma per lui è l'amico e l'uomo che lo ha accolto con affetto e stima nella sua casa: da quel momento i suoi dipinti più belli finiscono nella collezione Matarazzo, la più ricca della città, dove sono raccolte le opere di Francesco Galante, Eugenio Viti, le sculture di Carlo De Veroli oltre ai dipinti di Antonio Mancini, Vincenzo Migliaro, Pietro Scoppetta, Vincenzo Irolli.
Nel 1934 si trasferisce a vivere in una casetta di pescatori a pochi metri dall' acqua a Torre del Greco. Non se ne andrà più fino alla fine, passando il tempo in compagnia del suo giovane allievo Esposito Vito “Il tripolino” un sedicenne che con la sua esuberanza lo riporta forse indietro nel tempo.
Con il passare degli anni i suoi dipinti divengono più meditati e la sua tavolozza meno vivace, quasi ad accompagnarlo verso il crepuscolo.
Muore nel 1956 ma le sue opere restano a testimoniare un legame indissolubile con Napoli , la costiera e Torre in particolare.
