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Le stampe antiche

Il cultore dell’incisione d’epoca può soddisfare il suo particolare e ricercato interesse grazie alle diverse e splendide stampe antiche del XVIII e XIX secolo della Collezione Marciano Arte.

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Titolo: Baia
Tecnica: Olio su tavola
Anno: 1930
Misure: 50 x 59 cm
N-M: Napoli, 1900 - 1963
Classificazione: Paesaggi, Classici, Figurativi, Oli.
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Al porto di Casciaro Guido
Olio su tavola di Casciaro Guido

Note Critico - Biografiche

 

GUIDO CASCIARO

L'opera è firmata "Guido Casciaro", intitolata "Baia" e
datata (con indicazione dell'anno fascista in romano) "19 - 2 - 1930 a. VIII" in basso a sinistra.

A tergo si legge un cartiglio recente (in sostituzione dell'originale deteriorato) che vi indica l'esposizione alla Prima Quadriennale di Roma del 1931.
Questa notizia è confermata sulla monografia "Guido Casciaro" curata da Rosario Caputo di Vincent Edizioni nel 2006 che cita testualmente: "[...] E' ovvio che il vero vantaggio di distinguersi alle Biennali di Venezia e quello di appartenere al Sindacato degli Artisti, consisteva prevalentemente nell'opportunità di poter esporre o essere invitati alle Quadriennali romane [...]. Come detto, Casciaro partecipò alle prime quattro edizioni: alla I Quadriennale del '31, presentò un olio intitolato Baia [...]"

 

Guido Casciaro, nato a Napoli nel luglio del 1900 dal geniale pastellista Giuseppe, fin dall’infanzia rivelò la sua precoce inclinazione all’arte; e se nelle opere giovanili è ancora visibile l’influenza degli insegnamenti paterni, a partire dalla metà degli anni venti egli se ne discostò, cercando un linguaggio autonomo.
Guido infatti, pur mantenendo vivi i legami con la tradizione pittorica partenopea di cui sono prova i dipinti di grande formato che si pongono nelle solida linea pittorica del Seicento con ricchi impasti e luci penetranti e pur risentendo l’influenza della scuola di Portici e negli anni della maturità di pittori come Antonio Mancini e Michele Cammarano, seppe approfondire gli esiti della pittura post-impressionista e in particolare quella di Paul Cezanne e Claude Monet .
Ben presto egli iniziò ad esporre in tutta Italia, partecipando a numerose edizioni delle Biennali veneziane (dal 1934 al 1948) e alle Quadriennali romane (dal 1931 al 1943) nonché a numerose mostre organizzate con il Gruppo Flegreo che egli stesso fondò nel 1927 insieme ad altri artisti (Leon Giuseppe Buono, Giovanni Brancaccio, Vincenzo Ciardo, Francesco Galante, Vincenzo Irolli, Biagio Mercadante, Luca Postiglione, Gennaro Villani, Eugenio Viti ed altri ancora; tra i soci onorari Vincenzo Gemito, Antonio Mancini, Achille D’Orsi e Lionello Balestrieri) e il cui testo di lancio redatto dallo stesso Guido sottolineava tra le finalità del gruppo quella di “ …fiancheggiare tutto ciò che di buono voglia farsi in favore dell’arte napoletana”.
Durante gli anni Trenta prese parte alle importanti mostre d’arte italiana all’estero (Praga, Varsavia 1934 - Cracovia, Sofia, Bucarest e Bruxelles 1935 - Varsavia, Helsinki, Knaus, Riga, Tallin e San Paolo del Brasile 1937 - Tokio e Rio de Janeiro). Espose anche a tutte le Sindacali della Campania, facendo in alcune parte della giuria nonché alle tre Intersindacali di Firenze, Napoli e Milano. Dal 1945 continuò la sua attività espositiva in ambito nazionale e fu anima operativa e generosa del Gruppo del Vomero .
“Scelse soggetti antidecorativi per eccellenza: scene urbane, fabbricati e strade in costruzione, cantieri, baracche, indagando gli aspetti meno oleografici della città e raggiungendo con pennellate rapide e vibranti esiti espressionistici. Paesaggi moderni per soggetto e materia pittorica, documenti preziosi di una città che rapidamente mutava in ordine alle nuove esigenze di espansione. Dal 1932 cominciò anche a dedicarsi alla figura, interpretata in chiave monumentale e novecentista. … degne di nota le sontuose nature morte dai colori densi e brillanti non immemori della lezione della tradizione napoletana del ‘600. Mariantonietta Picone Petrusa. (fonte: vincentgalleria.it)

 

Allievo del padre Giuseppe, esordisce nel 1920 all’Esposizione d’Arte Giovanile di Napoli e alla I Biennale di Roma, svolgendo da allora un’intensa attività espositiva in Italia e all’estero, partecipando a sei edizioni delle Biennali veneziane tra il 1934 e il 1948, a tutte le mostre del Sindacato fascista, nonché alle Quadriennali romane. Inizia la sua attività come paesista, indagando gli aspetti meno oleografici della città, con pennellate rapide e vibranti che gli permettono di raggiungere esiti espressionistici e antigraziosi, non immemori, poi, della lezione di un De Pisis o di un Crisconio. Oltre ai paesaggi, moderni per taglio e tavolozza, sono da ricordare anche le suntuose nature morte, dai colori densi e brillanti. (Novecento Italiano 1998/1999 De Agostini)

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